Il Portogallo esce dalla recessione

A cura di Rocki Gialanella

Lisbona ha chiuso il 2014 con il Pil in crescita dello 0,9% e prevede di fare un balzo in avanti dell’1,7% nel 2015. Ma i problemi restano, corruzione e disoccupazione su tutti

E’ trascorso un anno da quando il Portogallo si è liberato dalla ferrea supervisione della troika. In questi dodici mesi caratterizzati dall’assenza della pressione causata dal dover rendicontare trimestralmente le cose fatte ai tecnici dell’UE e del Fondo Monetario Internazionale, il paese si è lasciato alle spalle la recessione ed è tornato sul sentiero della crescita, seppure a un ritmo molto lento e con un tasso disoccupazione molto elevato.

Nonostante l’uscita dalla recessione, nell’ultimo anno non si è verificato alcun ammorbidimento delle politiche di austerità applicate dall’Esecutivo di Lisbona, che difende la necessità di rispettare gli obiettivi di deficit pubblico e giustifica in tal modo l’elevato carico fiscale.

Il Pil lusitano è cresciuto dello 0,9% nel 2014 e si prevede che la variazione positiva sarà dell’1,7% nel 2015. Nel triennio 2011-2013, le variazioni annue negative erano state rispettivamente dell’1,8%, 3,3% e 1,4%. La ripresa del Pil non permette di accantonare il problema della bassa crescita che, stando alle previsioni messe a punto dal Fondo Monetario Internazionale, non abbandonerà il paese almeno fino al 2020.

L’evoluzione della disoccupazione riflette alla perfezione le difficoltà del Portogallo: nel 2015 si stima che il tasso dei senza lavoro si attesterà al 13,4%, appena cinque decimi in meno rispetto al 2014 (restando su livelli superiori a quelli archiviati nel 2011).

L’ambito in cui il paese sta ottenendo i migliori risultati è quello dei titoli di stato. Il Governo di Lisbona, complice anche il quantitative easing lanciato dalla Bce, riesce a finanziarsi a costi molto bassi, in linea con quelli degli altri paesi dell’eurozona (Grecia esclusa).

Nonostante sia stato spesso citato come esempio virtuoso – insieme all’Irlanda- di paese capace di liberarsi dalla morsa del salvataggio finanziario senza la necessità di ricorrere ad aiuti addizionali, il Portogallo continua ad affrontare problemi strutturali (in primis il deficit strutturale e i bassi tassi di crescita). I progressi ottenuti sul versante macroeconomico e della gestione del debito pubblico non hanno, almeno per ora, innescato percorsi virtuosi per le fasce più deboli della popolazione.

Le differenze più marcate rispetto agli ultimi anni si notano soltanto nei contenuti del dibattito pubblico, che si sono spostati dai temi caldi dell’economia a quelli, bollenti, della corruzione. L’ex primo ministro socialista Josè Socrates (in carica proprio quando il paese ha chiesto il salvataggio e l’intervento della troika) è finito in carcere. Il Gruppo Espirito Santo è crollato in seguito a irregolarità contabili. Lo scandalo ‘Monte Branco’ si è rivelato il più importante caso di frode fiscale nella storia del paese. Tutti questi casi hanno colpito duramente l’opinione pubblica portoghese, tanto che la parola più utilizzata nei dibattiti pubblici è stata ‘corruzione’.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.