Il punto sulla guerra delle divise negli EM

A cura di Rocki Gialanella

L’adozione di politiche monetarie aggressive ha permesso a India e Turchia di frenare la svalutazione delle valute e normalizzare le rispettive economie

Un anno dopo la crisi delle divise emergenti, gli attacchi valutari sono tornati di moda nello scacchiere globale. Alcuni paesi tendono ad accelerare l’offensiva e altri ad abbandonare le proprie posizioni (Franco svizzero e Corona danese). I paesi all’attacco sono quelli che cercano di adottare provvedimenti di politica monetaria espansiva consoni a combattere la deflazione e spingere le esportazioni. Le preoccupazioni dei banchieri centrali in pieno ventunesimo secolo poco o nulla hanno a che vedere con la storia economica. Il nuovo scenario globale, fomentato dagli stessi banchieri, obbliga le istituzioni a tener conto delle oscillazioni valutarie e a tracciare una strategia che punti al controllo delle rispettive divise nel breve e medio termine. Per questi motivi, l’attuale politica monetaria potrebbe essere definita come un mix di provvedimenti monetari orientati al controllo dei tassi di cambio. A margine della guerra delle divise, quel che resta chiaro è che alcuni paesi ne sono usciti bene e altri male.

A gennaio 2014 era partita la crisi delle divise emergenti che portò ad una svalutazione di circa il 15% del peso argentino e ad interventi urgenti da parte delle banche centrali di India, Turchia e Sudafrica per cercare di frenare la svalutazione delle proprie divise con un incremento dei tassi d’interesse. Nel caso di questi tre paesi emergenti, la manovra delle banche centrali ha avuto successo. Molti EM non avevano alternative perché la maggior parte delle loro imprese erano sovraesposte al finanziamento in Usd e avevano bisogno di frenare la caduta delle divise nazionali. Un aiuto supplementare ai paesi in difficoltà è arrivato dalla caduta del prezzo del petrolio.

Nel caso dell’India e della Turchia, la discesa delle quotazioni petrolifere, unita al processo deflazionistico in corso, ha consentito alle autorità monetarie di tornare ad allentare i tassi d’interesse per alimentare la crescita economica. Per esempio, la banca centrale indiana ha potuto tagliare il costo del denaro nella sua prima riunione dell’anno, portandolo al 6,75% con un taglio dello 0,25%. Questa situazione si pone in deciso contrasto con l’emergenza che l’entità ha dovuto gestire nel 2013 e agli inizi del 2014 per frenare la caduta della rupia. La situazione vissuta dall’india fu tanto grave da convincere le autorità ad adottare controlli alle importazioni di oro (è il paese con la più alta domanda di oro fisico, con pesanti ripercussioni sulla bilancia commerciale e sulla valuta domestica). Il paese ha condotto una lotta per indebolire la divisa in maniera ordinata ed evitare gli squilibri classici derivanti da una svalutazione veloce (impennata del costo delle importazioni e deterioramento del Pil). Un anno dopo, gli economisti hanno dato il loro visto buono alle strategie delle autorità monetarie e indicano l’India come il quarto paese con la più alta crescita nel 2015 (dopo Cina, Filippine e Kenia), con un progresso del Pil del 5,5%.

Più aggressiva è stata la strategia della banca centrale turca. In difficoltà a causa del tracollo della sua divisa, l’entità ha convocato una riunione d’emergenza il 28 febbraio 2014, durante la quale ha annunciato il rialzo dei tassi dal 4,5% al 10%. L’aggressività del provvedimento ha permesso di stabilizzare il cambio della lira turca (che attualmente guadagna quasi il 15% versus euro). Ankara ha così potuto tagliare il costo del denaro, portandolo al 7,5% lo scorso 24 febbraio.

Nel gruppo degli EM, un altro paese considerato vincitore della guerra delle divise è il Messico, che ha tratto enorme vantaggio dalla ripresa dell’economia statunitense. Il paese centroamericano è riuscito a migliorare la sua produttività grazie al rialzo dell’Usd.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.