Il Qe e i suoi effetti collaterali

A cura di Rocki Gialanella

Nuoce gravemente all’efficiente distribuzione della ricchezza. Quest’indicazione dovrebbe accompagnare ogni tipo di Qe deciso dalle banche centrali. Anche Bernanke ‘the helicopter’ l’ha confermato, ma solo dopo averlo sostenuto a dosi massicce

Negli Usa si parla molto della differenza che corre tra Wall Street e il resto dei cittadini che abitano gli Usa (indicati con il termine main street). Sei anni dopo l’avvio della crisi finanziaria che ha determinato la peggiore recessione economica dalla Grande Depressione, la ripresa dell’economia continua a consolidarsi. In questo periodo, i dati macroeconomici che continuano ad arrivare dalla prima economia del pianeta indicano che il paese cresce.

Nel 2014, il ritmo dell’espansione statunitense ha raggiunto il 2,4%. Per il 2015 le aspettative puntano ad una variazione positiva che potrebbe oscillare tra il 2,5% e il 3%. Nel primo trimestre, l’economia ha subito una contrazione dello 0,7%, facendo registrare un risultato che secondo molti osservatori è dovuto quasi esclusivamente a fattori temporanei (tale ipotesi ha trovato conferma nell’ultima lettura trimestrale del Pil). Dall’inizio dell’anno, il mercato del lavoro statunitense ha generato un milione di posti di lavoro, 280.000 dei quali creati il mese scorso.

Detto questo, il gap con la situazione pre-crisi continua a mantenersi elevato (3,6 mln di occupati in meno) e secondo molti osservatori, la ripresa è stata accompagnata da un incremento della disuguaglianza tra gli statunitensi. Ricordiamo che la Federal Reserve ha dovuto ricorrere a misure straordinarie durante la crisi.

Fin da allora, la Fed ha acquistato una massa enorme di titoli di stato ed altri assets finanziari ed ha pilotato verso quota zero il tasso ufficiale di sconto. Lo stesso Ben Bernanke, ex governatore della banca centrale Usa e protagonista in prima persona del quantitative easing, ha ammesso che questa politica monetaria ha favorito l’acuirsi del gap tra cittadini facoltosi e meno abbienti. La politica monetaria è uno strumento che influisce sulla distribuzione dei redditi, anche se non è chiaro il suo effetto netto sull’incremento o la riduzione della disuguaglianza, scriveva recentemente Bernanke sul suo blog.

Gli asset nelle mani dei cittadini Usa hanno toccato la cifra record di 99.000 mld di Usd. Se si eliminano 14.200 mld di debito, la ricchezza netta ammonta a 84.900 mld di Usd. Tuttavia, i grandi beneficiari di questa ricchezza rappresentano solo il 10% della popolazione del paese.

Alcuni studi hanno confermato che nonostante l’obiettivo della Fed non sia stato quello di aumentare il gap tra classi sociali, uno degli effetti del quantitative easing sia stato proprio questo. Un’analisi pubblicata dalla Federal Reserve di Philadelphia ha evidenziato che l’acquisto do bond ed altri asset è stato il motore principale alla base dell’ascesa dei mercati azionari.

Stando ai risultati di un sondaggio realizzato dalla Fed nel 2013, il 10% della popolazione Usa detiene una media di 282.000 usd investiti in azioni mentre la classe media arriva ad appena 14.000 usd. Nel caso del segmento di popolazione con redditi più bassi, la media dell’esposizione ai listini azionari è di 6.000 usd. Da questi dati si evince come il rialzo messo a segno dalle Borse Usa negli ultimi anni sia stato sfruttato al meglio solo dai più ricchi.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.