Il ritorno della tigre Indiana

Dallo scorso anno sovrappesiamo l’India e continuiamo a trovare valore in questo listino. David Park, fund manager azionario emergente di Carmignac Gestion

La maggiore democrazia al mondo, con un’economia superiore a quella di Australia e Canada, sta tornando a interessare gli investitori. E a ragione. Per la prima volta negli ultimi 30 anni l’India ha un nuovo Governo con un mandato preciso finalizzato a realizzare delle importanti risorse. La crescita economica ha toccato il livello più basso e in virtù del ciclo economico naturale dell’India, sono previsti miglioramenti, indipendentemente dall’intervento del Governo. In questo momento l’inflazione in India si è abbassata e il disavanzo delle partite correnti si sta riducendo. Infine, non da ultimo, l’India trarrà beneficio dal recente abbassamento dei prezzi del petrolio e delle materie prime.

Il problema dell’India negli ultimi anni è che il Governo è stato incapace e spesso non propenso a realizzare progetti concreti. Le riforme economiche vitali sono rimaste in secondo piano oppure si sono arenate in discussioni legislative. Narendra Modi sembra aver superato l’impasse. Gode di un’elevata popolarità. In questo momento la politica in India è un one man show (non sempre è la cosa migliore) e le persone dell’entourage di Modi hanno precisato che è poco riformista ma un buon amministratore ed esecutore.

Detto ciò, comunque, le percezioni hanno un peso forte. La recente manovra del Governo è perlopiù una continuazione delle politiche fissate dal precedente Governo, quali ad esempio il piano per attrarre i tanto attesi investimento esteri nell’industria retail, la liberalizzazione del prezzo del carburante diesel, l’aumento del prezzo del gas, il consolidamento fiscale. Modi, e il partito al potere BJP si stanno prendendo tutti i meriti. Ma la differenza rispetto ai Governi precedenti è fondamentale: Modi ha la maggioranza alla Camera Bassa e questo semplifica il lavoro di approvazione delle leggi. La legge più importante che deve essere approvata dal Parlamento è quella sul diritto fondiario, ovvero il primo passo che il Governo deve compiere per rilanciare il programma di investimenti nel paese. Molti degli interventi di Modi e del partito BJP rimangono ancora dietro le quinte, ma il mercato è ansioso di ricevere notizie sul lancio di queste riforme. Questo favorirebbe il mantenimento dell’impegno che gli investitori hanno calcolato nei prezzi delle azioni indiane.

I fattori economici sono più positivi, il disavanzo di partite correnti è inferiore al 2% del pil grazie al miglioramento della bilancia commerciale, all’abbassamento delle importazioni e all’investimento estero. Sono elementi importanti dato che la rupia riuscirà ad essere più elastica rispetto agli shock esteri. L’abbassamento dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari sta impattando positivamente sull’inflazione, in questo momento inferiore al 5%. L’abbassamento dell’inflazione e una valuta più elastica forniranno alla Banca centrale indiana una maggiore flessibilità nel ridurre i tassi ulteriormente in futuro. Il disavanzo fiscale dovrebbe essere gestito più facilmente in futuro dato che il Governo ha preso l’ardua decisione di abbassare gli incentivi sul carburante.

Ma il gettito fiscale deve necessariamente salire. La crescita non ha ancora mostrato una traiettoria al rialzo e il ritmo e la sostenibilità di un eventuale rialzo dipenderà dalla modalità di intervento del Governo. Non c’è dubbio, comunque, che i fattori macro-economici indiani siano migliorati.

Cosa dovrebbero osservare attentamente gli investitori?

L’emendamento della legge sul diritto fondiario è vitale al fine di lanciare il ciclo di investimento. Non sarà semplice e sarà contrastato dall’opposizione. Ottenere l’approvazione dei 2/3 dei componenti alla Camera Alta sarà arduo. Ma senza la maggioranza, il programma delle infrastrutture, come ad esempio i nuovi corridoi merci, 100 nuove città, le ferrovie, nuove miniere di carbone, rimarranno in una situazione di stallo. Le altre dichiarazioni, come quelle sulle imposte di beni e servizi e le variazioni del limite di investimento estero nel settore assicurativo sono importanti, ma guidano maggiormente la fiducia.

Il carbone indiano, utilizzato all’80% all’interno dei confini nazionali, deve raddoppiare la produzione nei prossimi cinque anni a supporto della crescita. In caso contrario l’India si troverà a dover affrontare un maggior disavanzo energetico, condizione sfavorevole al raggiungimento della crescita del paese superiore al 7% del pil. Dallo scorso anno abbiamo sovrappesato l’India (il mercato ha realizzato già il 44% da inizio anno) e continuiamo a trovare valore in questo listino. Bharti Airtel, ICICI Bank e United Spirits hanno una buona esposizione alle tendenze di crescita.

Bharti Airtel realizza propri utili esposto dai consumatori indiani sui telefoni cellulari. Gli utenti di smartphones/dati sono meno del 20% rispetto al totale degli abbonati della telefonia mobile. Noi riteniamo che Bharti sarà leader del boom dei dati in India.

ICICI Bank è una private bank ben gestita in una nazione del mercato sotto penetrato dal credito e dalle banche. Le private bank continuano a togliere quote di mercato alle banche di proprietà dello Stato e continueranno a superare il potenziale di crescita dell’industria nel lungo termine.

United Spirits oggi è di proprietà di Diageo dopo anni di malagestione. Viene stimato un buon potenziale di sviluppo e di crescita grazie al fatto che l’azienda si ritaglia il 45% della quota di mercato del liquore indiano e alla redditività, pari a circa un decimo sulla base dell’EV di Diageo.