Il ritorno dell’esuberanza irrazionale?

Il ritorno dell’esuberanza irrazionale? Il prossimo deragliamento dei mercati potrebbe derivare dalla falsa –ed eccessiva- sicurezza creata in un mondo incerto

Tra gli esperti c’è chi comincia a lanciare qualche richiamo alla prudenza. Una delle punte di diamante del gruppo degli ‘scettici’ è il premio Nobel Robert Shiller. Il professore Shiller è noto al grande pubblico degli investitori per aver pubblicato, a marzo del 2000, un libro intitolato ‘Irrational Exuberance’, proprio a ridosso del picco raggiunto dalla bolla dei titoli tecnologici e dell’indice Nasdaq. Nel 2005, Shiller ha pubblicato una nuova edizione del testo che ha fatto da prologo allo scoppio della bolla speculativa nel settore immobiliare. Nel 2015, il premio Nobel ha pubblicato la terza edizione del suo studio e tutti i media sono tentati dal collegare questa nuova versione del testo alla presenza di qualche bolla speculativa ormai prossima allo scoppio.

Nonostante ciò, Shiller ha recentemente sottolineato che nessuno sa con precisione cosa accadrà nel breve termine (così come nessuno poteva sapere che il mercato azionario avrebbe subito l’ultima sensibile accelerazione al rialzo dopo l’arrivo di Trump alla presidenza Usa). Shiller non consiglia di abbandonare le azioni ma di ridurne il peso all’interno dei portafogli. Questo consiglio ha scatenato le interpretazioni più varie sulle parole pronunciate da Shiller.

Il P/e calcolato da Shiller –che ‘normalizza’ gli utili conseguiti dalle società negli ultimi dieci anni in funzione dell’inflazione- è vicino a quota 29, registrando un valore simile a quello visto durante la bolla del Nasdaq e della crisi del 1929. Il valore dell’indice è relativo e la coincidenza con quello registrato nel 2000 è solo causale. Il ratio potrebbe essere anche pari a 15 con un livello degli utili ai massimi del decennio preso in considerazione (con una potenziale correzione significativa dietro l’angolo).

Sul mercato obbligazionario, il segmento degli investment grade corporate bond nasconde qualche rischio poco evidente. A differenza di quanto accaduto ai titoli di stato, i corporate bond emessi da aziende dotate di rating investment grade hanno offerto una buona stabilità delle quotazioni e poche perdite in conto capitale, tuttavia, l’eventuale deterioramento dei bilanci societari dovuti al raggiungimento del picco dell’indebitamento, potrebbe portare sorprese poco gradite. Attualmente l’indebitamento delle società è sui massimi storici e i rendimenti sui minimi di sempre. Questa situazione rende il segmento dei corporate bond molto vulnerabile a una sensibile accelerazione dell’inflazione.

Un’altra situazione da monitorare con attenzione è quella del segmento high yield. Anche per questo segmento obbligazionario, i livelli di indebitamento delle aziende hanno toccato i massimi di sempre e i rendimenti sono ai minimi storici. Per la prima volta nella storia, il rendimento medio offerto dalle obbligazioni ad alto rendimento europee è inferiore al dividend yield dei titoli facenti parte dell’indice Eurostoxx 50. Prima della vittoria del candidato repubblicano alle ultime elezioni presidenziali Usa, era forte la sensazione che il ciclo del credito stava per esaurirsi. Ora le cose sembrano cambiate. La maggior parte degli operatori punta a un ulteriore proroga della scadenza del ciclo in essere.

In tutti i casi, anche se nessuno è in grado di predire con esattezza quando arriverà la prossima correzione dei mercati, sarà bene non dimenticare che la maggior parte della durata del ciclo che stiamo vivendo è oramai alle nostre spalle. Quale sarà il fattore in grado di scatenare la prossima crisi? Alcuni propendono per il ritorno dei dubbi sulla sostenibilità del debito sovrano a causa del forte supporto ricevuto negli ultimi anni dalle scelte delle banche centrali.

Altri focalizzano l’attenzione sui rischi derivanti dal rapporto tra elevato indebitamento e rendimenti ai minimi storici che permea il segmento dei corporate bond. A questo punto è probabile che se l’appeal per i titoli governativi emergenti continuerà ad essere forte, nei prossimi mesi anche questo segmento entrerà a fare parte del club dei potenziali fattori di rischio. Altri ancora sostengono che il vero rischio si nasconde nelle azioni a causa della sostenibilità dei conti –estremamente positivi- delle società che hanno trainato al rialzo le quotazioni degli indici.

In siffatta situazione, il rischio più pericoloso è che l’influenza esercitata dai policymakers sull’andamento delle quotazioni –azionarie e obbligazionarie- sia stato talmente intenso da nascondere l’arrivo di un nuovo tipo di crisi che potrebbe coinvolgere sia le azioni sia le obbligazioni (non sarebbe la prima volta nella storia dei mercati, ma non è certo qualcosa di abituale). In altre parole, l’azione combinata del quantitative easing, del whatever it takes, del search for yield e della Trumpnomics, avrebbe spinto i prezzi delle azioni troppo in alto e i rendimenti delle obbligazioni troppo in basso.

Sembra che le azioni dei policymakers e le promesse dei nuovi populismi abbiano abituato gli operatori a vivere in un’epoca di incertezza costante ma, allo stesso tempo, caratterizzata dalla convinzione che esista una sorta di rete, un ‘one more thing’. Tutto ciò rende i rischi ancora più subdoli perché il prossimo deragliamento potrebbe derivare non da un provvedimento sbagliato ma dalla falsa –ed eccessiva- sicurezza creata in un mondo incerto. In attesa di scoprirlo sarà bene non sottovalutare l’avviso lanciato da Shiller sull’arrivo di una nuova fase di esuberanza irrazionale.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.