Il rublo, la moneta best performer del 2015

A cura di Rocki Gialanella

Neanche le volatili divise africane riescono a battere i saliscendi del rublo. Dopo i tonfi degli ultimi mesi, la divisa russa è riuscita a recuperare sull’euro e sul dollaro

Il cambio di direzione è stato innescato da un deciso ritorno degli investitori stranieri nel paese, animati da una situazione geopolitica più calma. Anche se le sanzioni economiche continuano ad essere applicate, l’accordo di Minsk è servito per porre le basi necessarie a chiudere il conflitto in Ucraina e riavvicinare le posizioni del blocco occidentale con quelle di Mosca.

Il miglioramento della congiuntura politica è stato accompagnato dalla fine della caduta delle quotazioni del petrolio, che ha rappresentato la più grande sfida affrontata dall’economia del paese negli ultimi anni. Tuttavia, la fine della caduta del prezzo non si traduce automaticamente in una ripresa. Il barile di brent continua a a permanere su livelli troppo lontani dai 100 usd di cui la Russia avrebbe bisogno per far quadrare i propri conti.

In questo contesto, gli investitori internazionali hanno ricominciato a ritenere interessanti gli investimenti in Russia. La remunerazione sui depositi al risparmio offerta dal paese è la più alta al mondo, con tassi ufficiali al 14% e con il rendimento annuo del titolo di stato decennale all’11,5%. Se si somma il rendimento del debito russo alla rivalutazione della divisa locale si ottiene una performance più elevata rispetto a quella di ogni altro asset finanziario. Anche l’investitore che abbia optato per la Borsa di Mosca ha realizzato ottimi guadagni da inizio anno: l’indice Rts denominato in Usd è cresciuto di circa il 26% nel corso di questa prima parte dell’anno.

Il rischio di nuove decisioni politiche da parte di Putin e quello di un nuovo tracollo del rublo rappresentano il prezzo da pagare per una performance che, dall’inizio dell’anno, ha superato il 30%. Dinanzi a rendimenti così elevati, gli investitori tendono a dimenticare rapidamente i cambi di rotta di Putin, la volatilità del petrolio e del rublo, l’avvicinamento tra Atene e Mosca, il rapido calo delle riserve di divisa estera della banca di Russia, le sanzioni occidentali etc.

La leadership di Elvira Nabiullina, governatore della Banca centrale russa da giugno 2013, ha costituito un fattore fondamentale per la risalita del rublo. Nel dicembre del 2014, quando la divisa perse il 20% in appena quattro giorni, Nabiullina decise di non intervenire direttamente sulla divisa, lasciandola fluttuare. Per cercare di frenare la fuga degli investitori, la Banca centrale russa decise di alzare il tasso ufficiale dal 10,5% al 17%.

Il polso fermo del governatore è stato premiante: la divisa ha prima fermato la sua caduta e poi recuperato il 50% dai minimi toccati rispetto all’euro. Nabiullina è stata una grande sostenitrice della difesa della libera fluttuazione della moneta e il tempo le sta dando ragione. Tuttavia, nonostante il recupero del rublo, la Russia si trova ad affrontare il 2015 con una profonda recessione che potrebbe comportare un taglio del Pil del 3% (secondo le stime del FMI).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.