Il tempo della Grecia sta per scadere

Willem Verhagen, Senior Economist di NN Investment Partners (ex ING IM) sulla situazione della Grecia

La crisi greca sta arrivando a una sorta di punto di rottura ed è ormai quasi senza liquidità. Quindi, se non si raggiungerà un accordo per quanto riguarda i rimanenti ¤7 miliardi dell’attuale programma di rimborso, è molto probabile che la Grecia non riuscirà a onorare i pagamenti al FMI.

Il momento in cui il saldo di cassa greco si avvicinerà allo zero è imminente. Il governo greco non ha più a disposizione misure ortodosse per riempire le casse statali. Il default sembra inevitabile se non si raggiungerà un accordo con l’FMI prima della fine di giugno.

Il “gruppo di Bruxelles” (in precedenza Troika) ha presentato un ultimatum alla Grecia. Se la Grecia continuerà a rifiutare l’accordo, la Bce non avrà altra scelta se non di sospendere il finanziamento degli istituti di credito ellenici. Questo farebbe scattare un controllo dei capitali e ci porterebbe più vicini alla “Grexit”.

Tuttavia, se si raggiungerà un accordo tecnico (staff level agreement) la Bce dovrebbe essere disposta a coprire il periodo fino al rilascio dei fondi per mezzo di un ampliamento della concessione di liquidità di emergenza (ELA), regole meno rigide per il collaterale o attraverso un incremento del margine per i finanziamenti con titoli di stato.

Draghi richiede un “accordo forte” (a indicare un impegno chiaro da parte della Grecia) prima di concedere un sostegno finanziario illimitato che possa assorbire i titoli di stato greci.

In caso di default della Grecia, il rischio di contagio delle altre economie periferiche non rappresenta una preoccupazione reale, secondo quanto dicono i governi dei paesi core. Un certo aumento della volatilità è ancora possibile se il dramma greco peggiorerà ulteriormente (tuttavia, è improbabile che si raggiungano i livelli visti nel 2010-2012).

NN Investment Partners, nell’intento di proteggere i propri portafogli dai rischi legati alla Grecia, mantiene un leggero sovrappeso sui bond sovrani periferici dell’Eurozona.