Impatto Brexit su ripresa in Europa

“I dati empirici suggeriscono che i settori ciclici, come l’automotive e il cemento, mostrano segnali di un’inversione”, ha commentato Ken Hsia, portfolio manager dell’European Equity Fund di Investec Asset Management

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Quali rischi e opportunità ha creato la Brexit per le azioni europee?
È chiaro che l’incertezza prevalente farà rallentare la crescita economica, tuttavia, il nostro metodo 4Factor™ ha evidenziato alcuni nuovi sviluppi. Riteniamo che i progetti con lunghi periodi di recupero dell’investimento saranno accantonati in attesa di maggiori certezze. Crediamo, però, che i progetti con periodi di recupero dell’investimento più brevi non dovrebbero essere influenzati, e in particolare i progetti
che incrementano la produttività.

Nell’Investec European Equity Fund, abbiamo ridotto l’esposizione alle società colpite dall’indebolimento dei consumi nazionali ma siamo soddisfatti delle nostre quote in società esportatrici, che dovrebbero avvantaggiarsi della sterlina più debole. Continuiamo a individuare interessanti idee d’investimento e opportunità con diversi livelli di rischio. Ad esempio, l’utility italiana Enel ha visto il prezzo critico delle materie prime e l’incertezza in America Latina trasformarsi in opportunità, portando a una forte crescita dei dividenti e a una maggiore solidità del bilancio.

Anche Shire, la società farmaceutica, i cui titoli ci sembrano essere stati ingiustamente svenduti a causa delle preoccupazioni per l’acquisizione di Baxalta. In aggiunta, abbiamo incrementato il settore energetico sulla base delle indicazioni positive del 4Factor™, quali l’aumento del prezzo del petrolio, una migliore dinamica di domanda e offerta, e il superamento delle aspettative relative al taglio dei costi aziendali.

Stiamo valutando se aumentare gli investimenti nel settore minerario dove, dopo diversi anni di eccesso dell’offerta, le dinamiche domanda/offerta stanno mostrando segnali di un migliore equilibrio. È da notare che le società europee nei settori energetico (Total, BP, Royal Dutch Shell) e minerario (BHP Billiton, Rio Tinto) sono di rilevanza mondiale.

A parte la Brexit, dove è possibile riscontrare segnali di ripresa in Europa?
Per rispondere a questa domanda, dobbiamo esaminare più da vicino lo stato attuale della ripresa economica in Europa. Nello specifico, ci soffermeremo su due settori ciclici (sensibili all’andamento dell’economia) che sono stati gli indicatori principali dei nostri sviluppi di settore, nello specifico automotive e cemento, per riflettere sulle attuali tendenze della domanda e sui motivi dell’estrema lentezza della ripresa.

1. Il settore automotive
Le vendite del settore automobilistico sono spesso considerate un importante indicatore dell’attività economica. Le automobili sono considerate il primo o il secondo più grande acquisto fatto dalle famiglie e sono, quindi, di natura discrezionale. Generalmente, maggiore la fiducia dei consumatori, maggiormente questi sono disposti a sostituire il vecchio col nuovo e a sostenere spese elevate. Sono presenti,
ovviamente, problemi strutturali che creano ostacoli alla crescita del settore, come la tendenza emergente verso il car sharing.
Dopo aver toccato il punto più basso nel 2013, le vendite di autovetture in Europa occidentale sono risalite dell’8% nel primo trimestre del 2016 (anno su anno) superando generalmente le aspettative. Le vendite sono, però, ancora inferiori del 10% rispetto al picco precedente nel 2007. Osservando le vendite di autovetture per singolo paese, notiamo che nel primo trimestre (anno su anno) l’Italia sale del 21%, la Spagna del 7%, la Francia dell’8%, la Germania del 5% e il Regno Unito del 5%

Nonostante osserviamo una forte domanda di autovetture, questo non significa necessariamente che le società esposte a questo tema siano automaticamente delle idee d’investimento interessanti, soltanto grazie alle dinamiche positive della domanda. Ad esempio, se analizziamo il modello di business di diverse case automobilistiche europee, ci accorgiamo che la maggior parte del capitale investito (l’importo totale del capitale necessario per far funzionare un’azienda) proviene dalla divisione dedicata ai servizi finanziari.
Detto diversamente, i produttori di automobili europei sono essenzialmente delle banche affiancate da una piccola impresa di assemblaggio.
Nell’Investec European Equity Fund, deteniamo Michelin, il produttore di pneumatici, e NXP Semiconductors, che fornisce componenti elettronici ai produttori di autovetture.

2. Il settore del cemento
Notiamo anche segnali di ripresa nel settore del cemento e al momento deteniamo HeidelbergCement. In alcuni mercati europei, la flessione dal picco massimo al minimo nei consumi di cemento è stata addirittura dell’80%. Pur comprendendo quanto un tale calo sia stato devastante per molte società del settore, riteniamo che ci sia anche un notevole margine di ripresa.

I dati empirici suggeriscono che la domanda si sta lentamente riprendendo, e analizzando più in profondità, iniziamo a comprendere perché in passato la crescita procedeva con una lentezza frustrante. Abbiamo identificato due fattori che hanno contribuito a questa situazione; primo, gli assetti proprietari del mercato immobiliare, e secondo, l’esigenza di modificare la legislazione per conferire maggiori diritti ai proprietari. Il secondo fattore è particolarmente rilevante nell’Europa meridionale, poiché i proprietari d’immobili commerciali non hanno avuto a disposizione le risorse necessarie per modernizzare l’attuale patrimonio immobiliare. In molti, passeggiando per le principali città europee, restano incantati davanti all’architettura tradizionale. Quando, però, si valuta l’efficienza energetica degli uffici, i livelli dell’Europa meridionale sono la metà di quelli dell’Europa settentrionale. Ci sono, quindi, vantaggi a modernizzare, specialmente nei mesi
estivi, quando l’uso dell’aria condizionata è diffuso.

Inoltre, in Europa la legislazione in ambito immobiliare ha tipicamente favorito i locatari rispetto ai proprietari. Ci sembra che questo sia un ulteriore disincentivo affinché i proprietari investano nell’ammodernamento dei loro immobili. Il cambiamento è, però, in atto, poiché anche le autorità iniziano a riconoscere l’esigenza di tenere elevati i livelli d’investimento nel settore immobiliare. A sua volta il settore immobiliare, venendo migliorato per le esigenze di modernità, tende a beneficiare di maggiori livelli di occupazione e di locazione.

Quali sono i rischi dell’investimento in azioni europee?
Anche se a breve termine prevale l’influenza delle notizie riportate dai media, normalmente i mercati azionari includono una prospettiva a più lungo termine. Si continua a vedere la ripresa degli utili societari in Europa, anche se con un ritmo che può essere frustrante. È anche possibile notare che sempre più società adottano strategie di auto-aiuto per migliorare gli utili; il che, in caso di successo, potrebbe portare a un incremento del ritorno per gli azionisti. I bilanci societari non erano così solidi da prima della crisi finanziaria mondiale. A questo proposito, il valore potenziale creato attraverso il releveraging – ad esempio: attività di M&A e buyback azionario – deve ancora essere realizzato per l’Europa, mentre non è così per gli Stati Uniti.

Segnaliamo che l’incertezza creerà inefficienza nei mercati, com’è già successo nel 2008-2009 e nel 2011. Tuttavia, a differenza del 2011, quando i rendimenti delle obbligazioni sovrane nei paesi periferici europei hanno raggiunto il 6-8%, i rendimenti obbligazionari rimangono a livelli intorno all’1,5%. La differenza questa volta è che la Banca centrale europea acquista obbligazioni nei mercati da quando ha lanciato il suo programma di alleggerimento quantitativo a marzo 2015. A nostro parere, le azioni europee sono ancora relativamente interessanti come asset class – l’indice Msci Europe offre un dividend yield pari a circa il 4% paragonato ai rendimenti dei titoli di stato europei a 10 anni che vanno da negativo all’1,6%. I dividendi stanno aumentando grazie al miglioramento dei flussi di cassa e al rafforzamento dei bilanci, che non hanno registrato il releveraging che avviene spesso alla fine dei cicli dei mercati azionari. Collocando le cose nella
giusta prospettiva, l’andamento storico dell’indice Eurostoxx 50 Index (che comprende 50 titoli ‘blue chip’ di 12 paesi dell’area euro) suggerisce che il mercato si sta muovendo in linea con i trend di lungo termine.

Conclusioni
La decisione del Regno Unito di uscire dall’Ue ha provocato ulteriore incertezza di breve termine. È probabile che questa sia un’opportunità di dialogo per rinnovare la politica e i rapporti all’interno dell’Europa, allineandosi maggiormente con il pensiero corrente sul ruolo e sulla funzione dell’Ue. L’evoluzione di questo dibattito dovrebbe destare attenzione anche al di fuori dei confini europei, in quanto alcuni dei temi hanno risonanza mondiale. Con il forte sostegno conferito dai rendimenti delle obbligazioni governative, riteniamo che i titoli azionari rimangano relativamente interessanti, specialmente quando i bilanci societari sono solidi come non erano da molti anni. Naturalmente, il ritmo della ripresa degli utili societari è di nuovo messo in questione. Tuttavia, continuiamo a trovare buone opportunità d’investimento bottom-up all’interno della regione, grazie al nostro metodo 4Factor. E così si completa il circolo virtuoso.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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