In uno scenario inflattivo bene le obbligazioni legate all’inflazione e l’oro

Negli ultimi tempi si comincia a parlare di lievi segnali di risveglio per l’inflazione. Come sarà lo scenario per i prossimi mesi? Il contributo di Loris Centola, responsabile della ricerca di Credit Suisse, all’inchiesta di Fondi&Sicav

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-L’inflazione nei paesi industrializzati sembra un gigante addormentato, tuttavia, da più parti si comincia a ipotizzare una fine del ciclo deflazionista vissuto dall’inizio della crisi post Lehman? Qual è la vostra opinione?

L’inflazione nella gran parte dei paesi sviluppati continuerà a rimanere bassa almeno per i prossimi 12 mesi. Tuttavia, dobbiamo fare una distinzione. Gli Stati Uniti hanno assorbito una buona parte delle scorte accumulate negli anni e mantengono una disoccupazione ai minimi degli ultimi otto anni. La crescita rimane debole ma più ben più sostenuta rispetto ad altri paesi industrializzati. Di conseguenza, presto vedremo una lieve pressione inflazionistica sui salari e stipendi che porterà i prezzi a crescere intorno all’1.3% per fine anno. Diversa è la situazione nella zona euro dove gli alti debiti (pubblici e privati), la disoccupazione e la situazione politica continueranno a comprimere l’inflazione a livelli non distanti da quelli attuali. A questo dobbiamo aggiungere l’effetto deflazionario dell’euro, che è andato apprezzandosi nell’ultimo anno. Il 2017 potrebbe riservarci sorprese nel caso di un marcato deprezzamento dell’euro, se la preoccupazione sul basso aumento dei prezzi farà agire Mario Draghi con più incisione.

-Nell’ipotesi di un ritorno della corsa dei prezzi, quale ritenete siano le asset class da preferire per difendersi dai morsi dell’inflazione e puntare a ottenere rendimenti reali positivi?

Tipicamente le obbligazioni legate all’inflazione e le materie prime (in particolare l’oro) tendono a essere favorite in uno scenario inflattivo. Le prime per definizione offrono un supporto automatico alla diminuzione del potere d’acquisto tramite l’aggiustamento della cedola a un indice standard dei prezzi. Le seconde sono mosse da fattori economici e monetari. In particolare, in uno scenario inflattivo determinato dalla crescita economica, la domanda di materie prime (soprattutto industriali) tende ad accelerare, come abbiamo visto di recente dopo la ripresa della Cina. Inoltre, l’oro tende a essere negativamente correlato ai tassi d’interesse reali (quelli nominali al netto dell’inflazione). Di conseguenza beneficerebbe di un aumento dell’inflazione, assumendo che le principali banche centrali terranno i tassi nominali bassi per almeno altri 12 mesi (ad esclusione della Federal Reserve). A pagare le conseguenze di un aumento (per il momento poco credibile) dell’inflazione sarebbero in primis le obbligazioni governative. La storia insegna che le azioni potrebbero beneficiarne o meno. Molto dipenderà dalla reazione delle banche centrali a un’energica spinta inflattiva.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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