In Usa e UK la crescita continua mentre l’Europa resta fragile

Stimata una crescita pari a +1,7% per la zona euro nel 2015. John Greenwood, capo economista di Invesco

“Mentre i tassi d’interesse delle banche centrali vicini allo zero e il quantitative easing (QE) della Bce sono stati efficaci nel generare un effetto benefico attraverso una crescita dei valori azionari, immobiliari e obbligazionari, la scarsa crescita monetaria e creditizia e la debolezza delle principali economie hanno reso più difficile l’equilibrio di bilancio e il ritorno a una crescita della spesa da parte di famiglie e istituzioni: è per questo che il mondo ha bisogno di una crescita più rapida della massa monetaria e del credito”. È quanto sostiene John Greenwood, capo economista di Invesco, nel suo outlook relativo al terzo trimestre 2015.

Finora, soltanto negli Stati Uniti c’è stato un ritorno alla normalità nei mercati monetari e del credito e anche qui la ripresa, iniziata ormai dai cinque anni, solo ora inizia ad assumere le caratteristiche tipiche di una ripresa normale. Invece la zona euro e il Giappone restano aree fragili e le principali economie emergenti, Cina, India, Brasile e Russia, stanno rallentando o sono prossime alla recessione.

Dato che l’economia statunitense sta tornando a un tasso di crescita più usuale e che le indagini congiunturali hanno confermato il progresso dell’economia britannica, per entrambe le aree Greenwood stima una crescita del Pil al 2,3% nel 2015, mentre la zona euro, nello stesso periodo, registrerà una crescita dell’1,7% nel suo complesso.

“Anche se è arrivato troppo tardi per evitare la deflazione, non c’è dubbio che il Quantitative easing potrà convertire una ripresa anemica della zona euro in una più vigorosa, purché si concentri sull’acquisto di obbligazioni a lungo termine non bancarie e la dimensione e la durata dell’intervento siano sufficientemente ampi””, spiega Greenwood. Che sottolinea anche come l’ennesima crisi greca dimostri i difetti fondamentali della progettazione dell’Unione monetaria, che la rendono vulnerabile alle crisi ricorrenti: “”È giunto il momento per i leader della zona euro di prendere una decisione: accettare il default greco e la Grexit o creare una unione politica finanziariamente forte, in grado di sottoscrivere il debito di qualsiasi entità al suo interno (federale, statale, bancaria o altro)””.