India: un pericolo mortale dall’acqua

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India

L’India è quotata “D+” secondo il Kelony® risk-rating.

L’India viene chiamata “la seconda Cina” perché ha la possibilità di diventare nel 2050 la seconda potenza economica mondiale.

Questo potenziale potrebbe però essere annientato dal rischio di siccità: il Kelony® risk-rating, infatti, sull’India tiene conto anche del fatto che questo enorme Paese possa morire di sete. Il rischio è alimentato da almeno tre fattori interconnessi fra loro: un’urbanizzazione sfrenata, l’esportazione di beni “water intensive” e lo scioglimento delle proprie riserve idriche.

Il primo fattore è rappresentato da una disomogeneità della distribuzione delle risorse idriche, dovuta a un’urbanizzazione fuori controllo, che accentua il forte contrasto con zone rurali e concentra oltremodo il bisogno di acqua in zone a densissima popolazione.

L’India conta circa 1,4 miliardi di abitanti, ma distribuiti in maniera disuguale sul territorio. La crescita demografica è tale che, sebbene la popolazione urbana sia più che raddoppiata in 29 anni, passando da 223.096.279 nel 1990 a un totale di 471.031.528 nel 2019, il 60% delle persone continua a vivere in aree rurali.

Sono quindi 600 milioni i cittadini indiani ad avere difficoltà ad accedere a fonti idriche contribuendo al contrasto per il quale da un lato le città sono sovrappopolate e dall’altro le campagne sono sprovviste di infrastrutture idriche.

L’acqua viene così garantita in alcune zone come le torri di Mumbai, ma non nelle baraccopoli adiacenti, incrementando le tensioni tra i Dalit (gli “oppressi”) e la casta più elevata, che, tramite atti di prevaricazione, si assicura il controllo delle fonti idriche: la guerra per l’oro blu, de facto, è già iniziata.

continua leggi il numero 133 di Fondi&Sicav magazine

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