India, un vecchio rapporto con la Russia diventato difficile

a cura di Pinuccia Parini

Lo scorso 5 marzo, in occasione della votazione sulla risoluzione di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, votata all’assemblea dell’Onu, l’India è rimasta neutrale, insieme a un gruppo di 35 altri paesi che hanno assunto la stessa posizione, Cina inclusa.

Il 31marzo, il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov, ha iniziato una visita di due giorni a Nuova Delhi, durante la quale ha incontrato il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, e il primo ministro Narendra Modi. In attesa che l’incontro avesse luogo, secondo fonti accreditate, sembra che alcuni funzionari della Banca centrale russa abbiano aperto un confronto con i colleghi indiani per discutere la possibilità di sistemi di pagamento per il commercio con Mosca, in particolare per il petrolio. L’India, è bene ricordarlo, ha un accordo con la Russia molto forte sui rifornimenti militari, che riguarda circa il 60% degli armamenti per la difesa del Paese

La visita di Lavrov trova presumibilmente ragione nella volontà di Mosca di rafforzare i rapporti tra i due paesi, garantendo la continuità delle relazioni, così come si sono sinora evolute. È possibile che, durante l’incontro, siano stati forniti anche aggiornamenti sulla guerra in Ucraina e sui negoziati in corso, viste le richieste anche da parte dell’India affinché sia posta fine allo scontro militare e venga riportato il confronto su un terreno diplomatico per iniziare a discutere di pace. Tutto ciò non ha però portato Delhi a criticare, sotto alcun punto di vista, l’invasione dell’Ucraina. Intanto nel parlamento indiano si discute di un sistema di pagamento alternativo allo Swift e il paese ha intensificato gli acquisti di petrolio russo. La visita di Lavrov è praticamente coincisa con quella di Liz Truss, ministro degli esteri del Regno Unito, che ha esortato Delhi a collaborare con le altre democrazie per contrastare l’invasione russa dell’Ucraina, riducendo la sua dipendenza da Mosca, e ha auspicato una più stretta collaborazione in materia di difesa, commercio, energia e sicurezza alimentare. Durante il suo confronto con Jaishankar, non sono mancati momenti di gelo diplomatico, in particolare sull’acquisto di petrolio russo, giustificato dal ministro dall’opportunità offerta loro dalla Russia di acquisto della materia prima a prezzi decisamente vantaggiosi per il Paese. 

Nessuno schieramento

L’India, che è storicamente caratterizzata da una strategia di non allineamento, si trova ora in una posizione molto delicata, perché ha bisogno dell’equipaggiamento militare russo per difendere i propri confini e come deterrente nei confronti della Cina, ma dall’altra parte deve continuare a mantenere buoni rapporti con il mondo occidentale, Stati Uniti in testa. È dalla dichiarazione di indipendenza, nel 1947, che l’India ha cercato di mantenere rapporti stabili e cordiali con la maggior parte dei paesi del mondo.  Alla metà degli anni ’50 fu tra i promotori e membro fondatore del Movimento dei paesi non allineati, insieme a Pakistan, Birmania, Ceylon, Repubblica Popolare Cinese e Indonesia. Il principio che guidava l’iniziativa era la volontà di creare una via indipendente che andasse oltre il bipolarismo che la guerra fredda aveva creato. I principi che guidarono il movimento erano pace, indipendenza, equa collaborazione internazionale, tolleranza, uguaglianza, sviluppo economico e sociale, lotta alla povertà. Si trattava di un “neutralismo attivo” che si declinava, da un punto di vista politico, in termini di fine del colonialismo, di smilitarizzazione e di autodeterminazione. La posizione di Delhi, nei confronti delle offensive militari di Mosca, è sempre stata caratterizzata dalla prudenza, influenzata anche dal periodo storico in cui determinati fatti sono avvenuti. Innanzitutto, l’ex Unione Sovietica ebbe un ruolo decisamente significativo nel sostenere l’industria indiana pesante dopo il 1947: dal settore dell’acciaio alla realizzazione di centrali elettriche per arrivare alle infrastrutture. Dalla metà degli anni ‘50, Nuova Delhi ha mantenuto stretti legami con l’ex Unione Sovietica, preservando la sua neutralità al momento dell’invasione dell’Ungheria nel 1956, della Cecoslovacchi nel 1968, dell’Afghanistan nel 1980, della Crimea nel 2014 e ora dell’Ucraina. Lo stesso aveva fatto l’ex Unione Sovietica quando, di fatto, aveva sostenuto l’India nella liberazione di Goa nel 1961, o quando era rimasta neutrale durante il conflitto sino-indiano del 1962 e aveva svolto un ruolo determinante nella vittoria dell’India sul Bangladesh nel 1971. Il sostegno dell’Urss, e poi della Russia, all’India sulla questione del Kashmir è sempre stato poi continuo negli anni, sino alla divisione della regione nel 2019. 

Un difficile equilibrio

Ma una grande verità è che l’India continua a fare molto affidamento sull’equipaggiamento militare russo. Il rapporto di entrambe le nazioni è stato elevato a una cooperazione strategica speciale e privilegiata. Da allora la Russia è stata la fonte di quasi due terzi di tutte le importazioni di armi indiane. Il problema, a tendere, è che se la più grande preoccupazione strategica dell’India per il secolo a venire è la crescente potenza della Cina, può veramente aspettarsi che la Russia sia un alleato affidabile? Il quesito è più che mai attuale, anche alla luce delle tensioni geopolitiche in atto. Negli ultimi 10 anni, l’India si è avvicinata strategicamente agli Usa e Delhi sembra avere creduto di poterlo fare, continuando a mantenere i suoi forti legami con Mosca. La vera questione è, vista l’evoluzione del conflitto, se questa è una condizione che potrà continuare nel futuro. Non va poi dimenticato che l’India fa anche parte del Quadrilateral Security Dialogue insieme a Stati Uniti, Australia e Giappone, alleanza strategica la cui finalità, di fatto, è contrastare l’egemonia cinese nella regione Indo-Pacifico, e la sua mancata condanna dell’aggressione delle truppe russe ha sollevato qualche perplessità agli altri partner. 

I rapporti commerciali

Da un punto di vista  commerciale, gli Usa, seguiti da Emirati Arabi Uniti (Uae) e Cina, sono la prima destinazione delle esportazioni indiane, mentre per le importazioni l’ordine è invertito con la Cina al primo posto, seguita da Uae e Usa. Il peso della Russia, è solo l’1,5% totale dell’export, che è intorno a 8,5 miliardi di dollari. Lo scorso dicembre, a conclusione di un incontro bilaterale tra Nuova Delhi e Mosca, era stata firmata una serie di accordi commerciali e di acquisto di armi, suggellata dal proposito di rafforzare i legami tra i due paesi con un patto di cooperazione militare fino al 2031 e l’impegno a incrementare il commercio annuale a 30 miliardi di dollari entro il 2025. 

La politica estera di Modi

Quando Modi divenne primo ministro, nel 2014, il suo ambizioso piano di sviluppo richiedeva che esistessero due condizioni esterne: l’assenza di conflitti nelle immediate vicinanze e l’incoraggiamento di investimenti stranieri nella realizzazione delle infrastrutture. Ciò che è mutato in termini di politica estera è stato un avvicinamento all’Arabia e agli Emirati Arabi Uniti, motivato da ragioni di carattere geopolitico ed economico. 

L’India rimane uno dei principali clienti  del Golfo Persico per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico e, grazie alla sua crescita a livello internazionale, il suo ruolo potrebbe diventare di rilievo per gli interessi strategici della regione. Un’altra evoluzione importante è stata il miglioramento della relazione con il Giappone, probabilmente facilitata dal rapporto tra Modi e l’allora premier Shinzo Abe, con l’obiettivo comune di diventare partner indispensabili per un “Indo-Pacifico libero e aperto” e bilanciare insieme il peso della Cina nella regione. Modi ha poi introdotto alcune nuove politiche, quali una rivisitazione del Look East Policy e la Security and Growth for All in the Region, che rappresenta la visione geopolitica dell’India per la cooperazione marittima nella regione dell’Oceano indiano. In questo contesto, tuttavia, Washington è rimasto il partner strategico più importante per New Delhi.

Nel frattempo, il Bjp ha riportato una vittoria schiacciante alle recenti elezioni che hanno riguardato cinque stati, tra cui l’Uttar Pradesh, il più popoloso dell’India.  Il confronto è stato considerato una specie di test per Modi e il suo gruppo in vista delle consultazioni generali  del maggio 2024. Il successo del partito di governo sottolinea l’aumento della popolarità del primo ministro, che sembra rimanere inalterata, se paragonata a quella al tempo della sua prima nomina. Intanto le ricadute del conflitto in Ucraina si fanno sentire anche sul tessuto economico indiano. 

La crescita economica

A metà marzo Moody’s ha ridimensionato la previsione di crescita economica del paese di 40 punti base al 9,1% nel 2022, che era stata rivista al rialzo il mese precedente. L’agenzia di rating ha dichiarato che l’India è particolarmente vulnerabile agli alti prezzi del petrolio, dato che è un grande importatore di greggio. Poiché il Paese è un produttore in eccedenza di cereali, le esportazioni agricole beneficeranno a breve termine degli alti prezzi. Gli elevati costi di carburante e fertilizzanti peseranno, però, sulle finanze pubbliche in futuro, limitando potenzialmente la spesa in conto capitale pianificata (https://www.business-standard.com/article/economy-policy/moody-s-lowers-india-growth-estimate-for-cy22-to-9-1-on-ukraine-conflict-122031700323_1.html) e (https://www.imf.org/en/News/Articles/2022/03/18/tr031722-transcript-of-imf-press-briefing).

Lo stesso Fmi, nella persona di Gerry Rice, direttore del dipartimento delle comunicazioni, ha dichiarato, durante un incontro stampa del 18 marzo, che le ricadute economiche globali della guerra in Ucraina avranno un impatto negativo sull’India, visto che il forte aumento dei prezzi mondiali del petrolio rappresenta un importante shock commerciale con implicazioni macroeconomiche. Ciò porterà a un aumento dell’inflazione e del deficit delle partite correnti, che potrebbe però essere parzialmente compensato da movimenti favorevoli dei prezzi delle materie prime che l’India esporta, ad esempio il grano. Il Paese potrebbe essere colpito anche da un rallentamento delle esportazioni per la diminuzione della domanda dagli Stati Uniti, dall’Ue e dalla Cina, sempre a causa delle tensioni geopolitiche in corso, mentre le interruzioni della catena di approvvigionamento potrebbero avere un impatto negativo sui volumi e sui prezzi delle importazioni dell’India.

leggi il numero 144