Inflazione, è tornata?

Inflazione, è tornata? Con il team di Janus Capital facciamo il punto della situazione sull’inflazione negli Usa, in Europa e a livello globale

A che punto è l’inflazione negli Usa?
Un fattore fondamentale per l’inflazione è il ritorno alla crescita delle retribuzioni nell’economia statunitense. L’incremento anno su anno registrato a ottobre del 2,8% nella retribuzione media oraria è stato il più elevato dal 2009. Se questa tendenza persisterà, le retribuzioni contribuiranno all’andamento dell’inflazione nel 2017 e forse anche nell’anno successivo. Anche la prospettiva di stimoli fiscali negli USA è di supporto alle stime sull’inflazione. Le retribuzioni – una componente sostanziale dell’inflazione nelle economie basate sui servizi – hanno registrato un incremento medio anno su anno del 2,5% nel 2016. Tale pressione al rialzo, congiuntamente alle aspettative sulle misure di stimolo all’economia sorte dopo le elezioni, ha causato l’innalzamente delle stime sull’inflazione sul mercato dei TIPS statunitensi. Il quadro inflazionistico degli Usa appare ormai chiaramente, e altrettanto si può dire del Regno Unito.

Qual è lo scenario nell’Eurozona?
In Europa, la faccenda è un po’ più complessa. Ogni spinta inflazionistica proveniente dagli Stati Uniti e dalla Cina può facilmente essere soffocata dalle turbolenze, tra cui gli effetti negativi della Brexit e le incertezze politiche generali che affliggono la regione. Nonostante la Banca Centrale Europea abbia recentemente esteso il programma di quantitative easing, i tagli programmati o l’annuncio di un arresto al programma di acquisto di attivi per la fine del 2017 potrebbero costituire da freno alle pressioni inflazionistiche. La periferia meridionale d’Europa ,con i suoi elevati tassi di disoccupazione, rappresenta una sfida ulteriore alle pressioni rialziste sui prezzi, anche in economie con prospettive di crescita migliorate, come la Spagna. Inoltre, se le politiche commerciali statunitensi volgeranno all’istituzione di dazi e al protezionismo, le possibilità che l’inflazione venga esportata saranno significativamente ridotte. Tenendo a mente questi rischi, il team prevede che l’inflazione globale in Europa si collocherà entro le stime della BCE tra l’1% e l’1,5%, con i dati principali ostinatamente bassi, e rischia di volgere al ribasso. Un elemento catalizzatore di un ritorno all’inflazione, sarebbe l’alleggerimento dei vincoli fiscali nella regione e un corrispondente incremento nella spesa pubblica.

Quali temi potrebbero condizionare l’andamento dei prezzi al consumo su scala globale?
Un impulso all’inflazione globale è costituito dalla Cina. Basse retribuzioni ed eccesso di produzione hanno contribuito a rendere Pechino una fonte di pressioni deflazionistiche e uno dei motivi principali per cui la componente dei prezzi delle merci all’interno dell’inflazione è rimasta compressa. Tuttavia, se il paese lavora per stabilizzare la sua economia industriale, evolvendosi verso un modello economico fondato sui consumi, le forze deflazionistiche provenienti dalla Cina possono essere ridotte. Dopo 54 mesi di pressioni ribassiste sui prezzi, l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) cinese è tornato in terreno positivo in settembre, e ha registrato un incremento dell’1,2% in ottobre. Un incremento nei costi di produzione potrebbe non tradursi in un innalzamento dei prezzi al consumo, ma il rialzo del PPI potrebbe essere un segnale che la Cina cesserà di esportare deflazione nel mondo.

Quali le conseguenze per gli investitori?
Gli investitori dovrebbero rammentare l’effetto della pressione inflazionistica sull’economia statunitense. Le forse inflazionistiche statunitensi potrebbero spingere al rialzo le pressioni sui prezzi all’estero. L’esposizione ai beni reali, ivi incluse le materie prime e i titoli del Tesoro indicizzati all’inflazione, dovrebbe dimostrarsi redditizia in un contesto inflazionistico. Restare cauti e correggere l’esposizione alla duration e il posizionamento sulla curva dei rendimenti appena le politiche statunitensi saranno chiare.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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