Inflazione nominale ai minimi a gennaio

A cura di Stefania Basso

Le aspettative sui prezzi indicano una leggera ripresa nel mese di febbraio. Il commento di Credit Suisse

L’inflazione in Europa è scesa in modo sostenuto nel 2014. Il calo dei prezzi dei generi alimentari ha trascinato al ribasso l’inflazione nella prima metà dell’anno, mentre nella seconda metà l’inflazione nominale ha seguito la direzione al ribasso dei prezzi del petrolio.

Dopo due anni di inflazione inferiore al target la BCE ha lanciato il programma di QE a gennaio 2015. L’acquisto di attivi proseguirà sino a che l’andamento dell’inflazione non raggiungerà il target del 2% nel medio termine. La scadenza del programma di QE dipenderà dalla futura tendenza dell’inflazione. I prezzi del petrolio hanno iniziato a stabilizzarsi. Se la tendenza proseguirà, l’inflazione nominale dell’area euro potrebbe aver toccato il punto più basso a gennaio 2015. Anche l’aumento superiore alle attese della stima flash dell’inflazione di Germania, Spagna e Italia a febbraio ha inoltre confermato la tendenza. L’inflazione nominale potrebbe salire ma rimanere sotto lo zero per la prima metà dell’anno. Per quanto riguarda lo scenario di base, con i prezzi del petrolio pari a 60 dollari al barile l’inflazione nominale dell’eurozona potrebbe toccare in media lo 0,1% anno su anno nel 2015 e l’1,2% anno su anno nel 2016.

Oltre al calo dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, ciò che temono gli analisti di Credit Suisse è la debolezza dell’inflazione sottostante, che ha toccato il minimo storico a gennaio 2015. I beni di consumo non durevoli sono stati la fonte principale dell’indebolimento, insieme ai servizi ricreativi, i servizi di trasporto e i servizi diversi.

L’indebolimento dell’inflazione sottostante potrebbe continuare nel 2015 per l’influenza degli effetti ritardati dell’aumento del divario tra prodotto effettivo e potenziale nel 2014. L’indebolimento transitorio di alcuni componenti, come i servizi di trasporto, potrebbe venir meno se i prezzi del petrolio non scenderanno ulteriormente. Nel 2016, gli effetti ritardati del QE, la possibile svolta ciclica degli indicatori dell’area euro e il deprezzamento dell’euro potrebbero esercitare una pressione al rialzo sull’inflazione sottostante. Credit Suisse stima un’inflazione sottostante pari a +0,7% nel 2015 e +1,1% nel 2016.

L’aspetto positivo è che le aspettative sui prezzi indicano una lieve ripresa a febbraio. Questo significa che l’inflazione potrebbe aver toccato il punto minimo a gennaio. Secondo Credit Suisse nell’area euro non c’è deflazione dato che il calo dei prezzi non è sufficientemente ampio, le aspettative sull’inflazione stanno mostrando i segnali di ripresa e l’obiettivo della BCE è quello di continuare il QE sino a che la tendenza dell’inflazione non raggiungerà il target.

Le dinamiche dell’indebolimento dell’inflazione sottostante nel 2015 potrebbero far salire l’inflazione nominale all’1,2%-1,3% entro settembre 2016. Il QE potrebbe proseguire oltre settembre 2016, se le aspettative sull’inflazione non saranno sufficientemente alte entro allora.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.