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Invesco «Crediamo che la crescita sarà dell’8-8,5% nel 2021»

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Invesco «Crediamo che la crescita sarà dell’8-8,5% nel 2021»

Yifei Ding, senior portfolio manager di Invesco Fixed Income–Hong Kong interviene al Focus Cina.

Nel 2020, la Cina è stata l’unica grande economia che ha contribuito positivamente alla crescita globale. Pensate che ciò sia attribuibile solo alla capacità di combattere la pandemia?

«La capacità di combattere la pandemia è sicuramente la ragione più importante. Oltre a ciò, anche l’enfasi della Cina sull’innovazione tecnologica, l’economia digitale, la sua produzione e il potere negoziale delle esportazioni sono fattori importanti.

La disruption hi-tech è un punto chiave sottolineato negli anni più recenti e nell’ultimo quattordicesimo piano quinquennale. La Cina ha investito molto nelle infrastrutture digitali nel Paese e nella regione della Belt and Road. I giganti della tecnologia locale, come Alibaba, Tencent, Xiaomi e Huawei, hanno continuato a crescere fortemente durante il periodo della pandemia, perché i loro servizi sono stati al passo con i tempi e si sono rivelati fondamentali.

Anche le aziende tecnologiche cinesi che hanno una posizione di leadership nella rete 5G hanno beneficiato di un utilizzo crescente della rete digitale. Inoltre, la Cina si è trovata in una posizione migliore, grazie al potere di produzione e di esportazione, per beneficiare della ripresa globale dal virus, soprattutto considerando che il resto dell’offerta mondiale è ancora in ritardo sulla tabella di marcia».

Le autorità prevedono una crescita del Pil superiore al 6% nel 2021: come interpretate questi dati?

«Nel Congresso nazionale dei rappresentati del popolo (Npc), le autorità cinesi hanno fissato un obiettivo di crescita del Pil conservativo di “oltre il 6%” per il 2021, contro il 6,5% del 2019. Allo stesso tempo, la Cina ha annunciato un pacchetto fiscale che ha superato le attese del mercato.

In generale, riteniamo che l’obiettivo di sviluppo e il budget fiscale riflettano una congrua valutazione da parte della leadership cinese in merito alle sfide che l’economia deve affrontare, in particolare la ripresa debole dei consumi, le incertezze legate alla pandemia e la rivalità strategica con gli Stati Uniti con le relative tensioni. Tuttavia, non cambiano le nostre aspettative di ripresa della crescita nel 2021 a circa l’8-8,5% del Pil. E riteniamo che i motori dello sviluppo si sposteranno gradualmente verso i consumi privati e gli investimenti manifatturieri, lontano dagli investimenti guidati dal governo».

Pensate che la Cina si stia costantemente muovendo verso uno sviluppo più sostenibile?

«Sì, nell’ultimo Congresso nazionale dei rappresentanti del popolo la Cina ha ulteriormente sottolineato l’importanza dello sviluppo sostenibile e della decarbonizzazione. I responsabili politici hanno presentato come target di ridurre del 18% le emissioni di carbonio/Pil.

È probabile che l’obiettivo di Pechino di raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2060 avrà sempre più implicazioni in futuro.

Inoltre, quest’anno segna la svolta con l’introduzione dello scambio di quote di emissioni a livello nazionale, che potrebbe potenzialmente aumentare i costi di produzione e ridurre gli investimenti nel più grande hub di produzione del mondo. Al di fuori dello stato, la Cina ha anche continuato a fare pressioni per una migliore sostenibilità lungo la regione della Belt and Road, introducendo più progetti green e aiutando a gestire la sostenibilità del debito per i paesi che partecipano a questa colossale realizzazione».

Il valore del mercato obbligazionario cinese ha raggiunto 16 trilioni di dollari. Trovate interessanti le valutazioni?

«Il debito cinese in renminbi costituisce il secondo mercato obbligazionario al mondo. Si sta espandendo a un ritmo estremamente rapido e si sta maggiormente aprendo agli stranieri. Riteniamo che gli investitori globali dovrebbero considerare di puntare sulle obbligazioni cinesi in Rmb, data la ripresa del rendimento relativo, il forte slancio guidato dall’inclusione negli indici, il miglioramento della liquidità, dell’accesso e delle infrastrutture.

Le obbligazioni in Rmb fungono anche da buona diversificazione dal punto di vista dell’asset allocation, date le sue basse correlazioni con le altre principali classi di attività a livello globale.I bond cinesi in renminbi vengono scambiati a rendimenti relativamente più interessanti, dato l’ampio divario dei tassi di interesse tra i titoli di stato cinesi e i principali titoli di stato Dm.

È di supporto anche il dato tecnico, perché l’inclusione delle obbligazioni cinesi onshore nei principali indici a reddito fisso, come Bloomberg, Barclays, J.P. Morgan e Ftse Indices, dovrebbe portare flussi in entrata da investitori attivi e passivi verso questo mercato.

La presenza straniera nell’obbligazionario cinese rimane molto bassa: intorno al 3% contro il 18-60% nelle principali piazze.

Ci aspettiamo che sia un’asset class sempre più rilevante a livello globale. Considerando anche la ripresa economica più forte e le iniziative dei decisori politici in Cina, le obbligazioni locali in Rmb forniscono uno dei valori più interessanti in termini di rischio e potenziale di rendimento».

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