A colloquio con Frank Di Crocco, head of banks & wealth managers di Invesco
Dal punto di vista dei mercati finanziari, che cosa pensa che abbiano insegnato due anni di pandemia?
«Il 2021 è stato un buon anno per gli investitori azionari. Dopo il recupero post-pandemico della seconda metà del 2020, gli indici azionari hanno fatto registrare performance molto forti. La maggior parte degli osservatori erano scettici, dopo il forte recupero del 2020, per la percezione di valutazioni elevate. Da qui abbiamo ricavato la prima lezione: gli utili aziendali contano. Le valutazioni sono molto importanti, soprattutto nel lungo termine, ma l’andamento degli utili è un elemento fondamentale da considerare. Per molti anni le stime sono partite alte a inizio anno, per poi essere oggetto di una riduzione graduale e ciò potrebbe avere creato una consuetudine che rischia di fare perdere opportunità agli investitori. Guardando ai mercati obbligazionari, invece, abbiamo assistito a rialzi dei rendimenti diffusi con effetti negativi sui corsi dei titoli. Le preoccupazioni per l’inflazione hanno portato le banche centrali a cambiare le valutazioni dello scenario e ad attuare politiche monetarie meno accomodanti. Prendere esposizione al rischio duration poteva quindi apparire come una mossa non efficace per un investitore; tuttavia chi ha scelto di allungare la duration, selezionando titoli con scadenze distanti nel tempo, ha tratto beneficio dal fatto che sulla parte a lunga scadenza della curva dei rendimenti si è assistito a una diminuzione dei rendimenti con un ciclo più maturo. Una decisione di investimento del genere, che molti potevano considerare controintuitiva, in realtà si è rivelata molto razionale alla luce di un’analisi storica dei premi per il rischio da parte degli investitori. C’è quindi un’altra lezione che abbiamo imparato: anche dalle crisi e dall’incertezza possono nascere opportunità. La stessa storia dimostra che le pandemie del passato hanno trasformato il mondo in ciò che conosciamo. Oggi molte persone studiano le conseguenze dalla pandemia, convinte che il passato possa offrirci un’idea del futuro. Ogni crisi lascia un retaggio innovativo. E credo che lo stiano imparando anche i mercati».
Se dovesse mettere in risalto alcuni trend che sono emersi in questi due anni, quali evidenzierebbe?
«Ne cito tre su tutti: digitalizzazione, urbanizzazione e healthcare. Sono trend strutturali emersi rapidamente e in grado di trasformare il nostro modo di vivere, le priorità dei governi o come le aziende operano, hanno successo e scalano il proprio business. Oggi molte imprese valutano questi megatrend per capire meglio quale scelte strategiche compiere per il futuro. E anche gli investitori ne prendono nota. Sul fronte dei consumi, ad esempio, gli effetti della digitalizzazione sono tangibili. Molte delle società, in cui anche noi di Invesco investiamo, dipendono da una decisione diretta dei consumatori: come spendere il proprio tempo e il proprio denaro. E grazie alla tecnologia e alla maggiore connettività, la gente sceglie di spendere più tempo e denaro online. Le Big tech sono vincenti per definizione in quest’area, ma tantissime imprese beneficiano del passaggio al digitale. Altro fenomeno emerso, soprattutto a oriente, è la correlazione tra l’urbanizzazione, l’invecchiamento della popolazione e i sistemi sanitari. Secondo le stime delle Nazioni Unite, la popolazione urbana di India e Cina aumenterà di 671 milioni da qui al 2050, il che rappresenta più di un quarto dell’aumento globale della popolazione urbana. Con il Covid-19, in tutto il mondo i riflettori sono stati puntati sui sistemi sanitari e la Repubblica Popolare ha attirato un’attenzione particolare per la sua gestione del virus e il ruolo di primo piano nella fornitura di dispositivi medici al resto del pianeta. Nulla come una pandemia può indurre la gente a rivalutare l’importanza della salute, ma il Covid-19 ha semplicemente accelerato un trend esistente. D’altra parte, con l’invecchiamento della popolazione e la maggiore incidenza di malattie legate allo stile di vita, il ricorso all’assistenza sanitaria in Cina è in costante aumento. Entro il 2030, la popolazione urbana cinese raggiungerà un miliardo di persone di cui più di 500 milioni entreranno a fare parte della classe media. Il Paese avrà 100 milioni di over 65 anni: parliamo di numeri più grandi della popolazione totale della Germania. Secondo le stime della Banca Mondiale, il mercato sanitario cinese raggiungerà un valore di 198 miliardi di yuan nel 2026, decuplicando rispetto al 2016. Nel Paese ci sono 5 mila produttori farmaceutici e la creazione della China National Medical Products Administration, l’ente governativo che si occupa di regolare i prodotti farmaceutici, aiuterà ad accelerare il sistema di revisione dei farmaci e a promuovere il miglioramento della qualità e dell’innovazione in questo ambito. Insomma, la Cina ha saputo trasformare la sfida del Covid-19 in una opportunità di sviluppo puntando tutto sulla crescita del settore della sanità».
Quali pensa siano i settori che, prospetticamente, possono avere maggiore forza e sono per voi strategicamente importanti?
«Riteniamo molto interessanti i compounder connessi allo stile di vita digitale, come l’e-commerce, i media online e i videogiochi, poiché a oggi tutti sembrano avere valutazioni molto interessanti e appetibili. Questi segmenti hanno subito un rallentamento nel 2021, in quanto nel 2020 hanno registrato guadagni azionari insolitamente elevati, mentre ora stanno ritornando a un regime di crescita composta. Essendo più convenienti e personalizzati e offrendo migliori possibilità di selezione e informazione, continuano a essere alternative più efficaci rispetto ai mezzi tradizionali e sono destinati a riscuotere ulteriore successo. Inoltre, il 2022 segnerà un nodo cruciale: sarà l’anno in cui i consumatori porteranno avanti il percorso di fusione delle loro vite digitali e reali. Continueranno, anche post-Covid, a ricercare esperienze prive di sostituti digitali validi, come i viaggi e l’intrattenimento, e, al contempo, cercheranno sempre di più servizi di pubblica utilità digitali, come il ride sharing, le agenzie di viaggi online e le app di dating, per agevolare il processo. In un mix ibrido, tra fisico e digitale, tutto a vantaggio del consumatore/utente. Guardando oltre l’anno in corso, invece, un fenomeno trasversale, di fusione tra reale e virtuale, che vale la pena citare è il metaverso: potrebbe rappresentare il punto d’incontro tra social media, cloud computing, machine learning, intelligenza artificiale e nuova socialità. Si tratta di un mercato in crescita e di un fenomeno che ha visto nella pandemia il momento perfetto affinché l’idea cominciasse a maturare nella mente delle più grandi aziende del mondo, tech e non. So che può sembrare difficile, ma in realtà il metodo migliore per identificare il “cavallo vincente” e ottenere un vantaggio competitivo è semplice: osservare come il mondo sta cambiando strutturalmente e mettersi dalla parte giusta di quel cambiamento. Comprendere la distinzione tra ciclico e strutturale è fondamentale, perché il cambiamento ciclico separa il mondo in growth e value, ma il cambiamento strutturale separa il mondo in vincitori e vinti, e i perdenti semplicemente escono dal mercato. I megatrend sono spesso descritti come “valanghe al rallentatore”, ossia cambiamenti che si attuano gradualmente, toccando comunque ogni aspetto della nostra vita. Ferma restando l’incapacità di predire il futuro, il monitoraggio di questi cambiamenti su ampia scala in tutto il mondo può aiutarci a capire in quale direzione potrebbe soffiare il vento».

