Invesco Italia: «Propensione al rischio ancora alta»

Franco Rossetti, senior relationship manager, Etf specialist di Invesco Italia, partecipa al Focus Etf.

Quali sono i trend che hanno mostrato maggiore forza all’interno dell’universo degli Etf?

«Guardando ai primi cinque mesi dell’anno, vediamo che esistono diversi trend che riflettono in parte un aumento della propensione al rischio. In termini di esposizione al beta, i maggiori flussi netti hanno riguardato l’azionario globale e quello emergente. Anche le strategie value hanno registrato una forte domanda. Inoltre, è stato ampiamente confermato l’interesse nei confronti di una delle tendenze più dominanti degli ultimi anni: gli Etf Esg, in particolare quelli pensati per sostituire le esposizioni core che offrono profili complessivi simili, ma con caratteristiche Esg migliorate».

Si registra un forte interesse  verso gli Etf Esg. Quale sarà, secondo voi, l’impatto del regolamento Sfdr?

«Data la crescente domanda di prodotti Esg, sia da parte di investitori esperti, sia di quelli completamente nuovi in quest’area, accogliamo con favore qualsiasi sforzo che aggiunga chiarezza e aiuti a prendere decisioni più informate. Un investitore Esg che desidera qualcosa di più della semplice performance ha bisogno di valutare i fattori non finanziari, ad esempio l’impatto ambientale. Stiamo già pubblicando l’intensità di carbonio e altre metriche Esg sui nostri Etf e il regolamento Sfdr renderà obbligatorio per tutte le aziende la pubblicazione dei dati, in modo conforme a quanto normato».

Pensate che vi sarà sempre più spazio per Etf incentrati su portafogli tematici di nicchia (ad esempio robotica, fintech, smart city, biotech)?

«Sì, quasi certamente. Gli Etf tematici rappresentano un’evoluzione di quelli settoriali, che gli investitori utilizzano da anni. Consentono di ottenere un’esposizione mirata a un sottoinsieme specifico del mercato senza il costo o il rischio aggiuntivo di puntare su singoli titoli.  A differenza degli exchange traded fund settoriali, i tematici, come energia solare, blockchain e fintech, si rivolgono a società coinvolte in una particolare tecnologia o un’altra attività, indipendentemente dalla classificazione settoriale del titolo. È necessario, però, comprendere il caso di investimento e considerare se il tema offre un vero potenziale a lungo termine. Ad esempio, che cosa sta guidando la domanda per la tecnologia sottostante? È sostenibile? Puoi catturarla efficacemente in un gruppo di società e quelle società stanno realizzando profitti? Queste domande di base potrebbero aiutare a separare le idee che hanno un senso finanziario da quelle che suonano meglio da un punto di vista del marketing».

Al di fuori dell’azionario, che rimane comunque l’asset class dominante per gli Etf, quali segmenti presentano il potenziale maggiore (obbligazionario, cripto, asset privati, attivi e altri)?

«Gli Etf obbligazionari sono cresciuti negli ultimi anni, sia in termini di numero di fondi, sia di asset in gestione. In effetti, molti di questi prodotti si sono rivelati inestimabili durante l’estrema volatilità dello scorso anno, quando era difficile accedere ad alcuni mercati obbligazionari sottostanti. Gli strumenti sul reddito fisso hanno rappresentato circa un quarto dei flussi netti del settore nell’ultimo anno e prevediamo che ci sarà una continua forte domanda di esposizioni core a basso costo e in aree più di nicchia come At1 e altre obbligazioni ibride. Potremmo anche riscontrare interesse per i prodotti che forniscono diversificazione del portafoglio e possibili coperture contro l’inflazione. L’elenco potrebbe includere molte materie prime, oro e criptovalute. Gli asset che hanno una bassa correlazione potrebbero essere particolarmente ricercati, se gli investitori si preoccupassero delle valutazioni azionarie o dell’economia».

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