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Invesco: «Tanta forza per l’healthcare in Cina»

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Invesco: «Tanta forza per l’healthcare in Cina»

a cura di Pinuccia Parini

Chris Liu, gestore, Invesco China Health Care Equity Fund

La Cina detiene circa l’11% del mercato farmaceutico globale. Come pensa che possa cambiare questa quota nei prossimi anni?
«La spesa sanitaria in Cina in percentuale sul Pil è ancora molto inferiore a quella dei paesi sviluppati. Il Pil pro capite della Cina ha superato i 10 mila dollari nel 2019 e si prevede un rapido aumento della spesa sanitaria nei prossimi 10 anni. Ciò grazie al fatto che l’incremento del livello di reddito accresce la disponibilità della classe media cinese per i prodotti e i servizi sanitari. Secondo Frost & Sullivan, si stima che il mercato farmaceutico cinese aumenterà fino a 3,5 trilioni di renminbi entro il 2030 e rappresenterà il 20,6% dei prodotti farmaceutici globali. Questo fenomeno sarà guidato dal crescente invecchiamento della popolazione e, di riflesso, aumenterà anche la consapevolezza sui temi legati alla salute e alle politiche per incoraggiare l’innovazione in questo ambito».

Qual  è l’impegno del governo nel sostenere questa industria e quali sono le aspettative in termini di investimenti?
«L’istituzione della China national medical products administration (equivalente alla Fda statunitense) aiuta ad accelerare il sistema di revisione dei farmaci e a promuovere il miglioramento della qualità e dell’innovazione in questo ambito. Ci saranno molti nuovi medicinali approvati e vedremo un’estensione della quota di mercato da parte dei produttori nazionali nei farmaci innovativi in Cina. Le autorità di regolamentazione hanno ridotto significativamente i prezzi dei generici, spingendo così i produttori a concentrarsi maggiormente sulla ricerca e sviluppo di medicamenti innovativi, poiché il contributo ai profitti dei primi sarà sempre più ridotto in futuro. Creare nuovi prodotti farmaceutici, però, necessita di enormi quantità di fondi a lungo termine e il mercato azionario è una delle fonti principali. L’autorità di borsa China securities regulatory commission (Csrc) ha accelerato l’approvazione delle offerte pubbliche di azioni (Ipo) per aziende tecnologiche e innovative. Il regolatore ha accorciato il periodo di approvazione in  quattro aree: biochimica, cloud computing, intelligenza artificiale e produzione avanzata. Inoltre, lo Star market, lanciato a Shanghai nel 2019, ha rappresentato un’altra forte iniziativa per sostenere il finanziamento della ricerca e sviluppo per le aziende healthcare».

Più del 90% dei farmaci cinesi è costituito da generici. Come si traduce ciò sulla redditività delle imprese?
«Come già detto, le autorità di regolamentazione hanno ridotto i prezzi dei farmaci generici, spingendo le industrie a concentrarsi maggiormente sulla ricerca e sviluppo di prodotti innovativi. Con l’accelerazione del processo di approvazione dei nuovi medicinali, vedremo diminuire gradualmente la percentuale di generici in Cina. Le aziende che si stanno concentrando sui questi farmaci e non hanno abbastanza risorse da dedicare a ricerca e sviluppo dovranno affrontare enormi pressioni sui margini e i ricavi in calo. Tuttavia, per le società che impiegano importanti risorse per l’attività di R&D, l’impatto delle riduzioni di prezzo sarà molto inferiore rispetto alla futura generazione di profitti, che arriveranno sempre di più dai medicinali di nuova generazione».

Nel Paese ci sono 5 mila produttori farmaceutici e il governo sta spingendo per un consolidamento all’interno del settore. Qual è l’impatto sui titoli quotati in borsa?
«Il consolidamento è avvenuto molto rapidamente dopo che il regolatore ha avviato la riforma dei prezzi dei farmaci: la produzione di ogni medicina inclusa nell’Nrdl (National reimbursement drug list) sarà demandata a poche selezionate società che, di conseguenza, otterranno la maggioranza della quota di mercato di un dato medicamento. Ma non dimentichiamoci che il farmaco sarà venduto a prezzi di gran lunga inferiori al passato. In futuro, solo le imprese che hanno il costo di produzione più basso e con una buona qualità di prodotto possono essere compensate con volumi di vendita e quote di mercato molto elevati. Gli altri dovranno affrontare un’enorme pressione al ribasso del prezzo delle azioni».

Ritiene che il mercato cinese sia attraente per le multinazionali? Intravede per queste ultime dei rischi?
«Il mercato sanitario cinese è enorme, con grandi potenziali che le multinazionali non potevano trascurare. In questo momento dominano ancora le aree dei farmaci innovativi e dei dispositivi medicali di fascia alta. Il rischio che intravedo per loro è la concorrenza degli attori nazionali, soprattutto nel campo dei dispositivi medici di fascia medio-bassa, dei vaccini e dei farmaci Pdi». 

Che cosa si può dire della aziende biotech cinesi?
«Le imprese legate alla biotecnologia in Cina sono attualmente ancora nella fase di sviluppo e cercano di accaparrarsi quote di mercato interno sottraendole alle multinazionali sostituendo le importazioni. Il Paese ha forti vantaggi in termini di costi ed economie di scala nelle sperimentazioni cliniche e le aziende biotecnologiche stanno investendo enormi capitali nell’attività di ricerca e sviluppo per nuovi medicinali. Ci aspettiamo, quindi, di vedere sempre più nuovi farmaci biotecnologici sviluppati da società cinesi. Il 2020-2021 sono gli anni nei quali le aziende biotech cinesi hanno iniziato la loro espansione all’estero e abbiamo iniziato a vedere alcuni dei loro farmaci approvati dalla Fda». 

Qual è la vostra esposizione al settore e quali sono i comparti che ritiene più interessanti?
«Guardiamo con attenzione i dispositivi medici, che beneficiano di minori rischi politici sui loro prezzi. Vediamo anche una forte sostituzione delle importazioni in molte aree, perché le aziende nazionali sono più convenienti e competitive in termini di qualità, grazie al fattore innovazione. Intravediamo del potenziale anche nei produttori con interessanti pipeline di farmaci innovativi e in aziende biotecnologiche a media capitalizzazione con grandi risorse da dedicare a ricerca e sviluppo. Ci piacciono le Contract research organization (Cro)/Contract development and manufacturing organization (Cdmo), perché riteniamo che in questo modo si possa beneficiare di un’esposizione indiretta e più stabile alla ricerca e sviluppo di farmaci innovativi. Ci sono grandi esigenze di outsourcing da parte delle aziende farmaceutiche globali e le imprese locali devono aggiornare i prodotti attraverso una forte ricerca e sviluppo, il che offre un’opportunità storica all’industria Cro/Cdmo. Ci piace anche il sottosettore dei servizi medici, su cui non pesa la regolamentazione e che si sta riprendendo bene dalla pandemia.  All’interno di questo comparto, abbiamo una preferenza per le società che vantano grande liquidità che, investita, potrebbe andare nella direzione di guadagnare più quote di mercato durante la pandemia di Covid-19».

Quali sono le valutazioni del settore? Come si raffrontano al mercato e quali sono le sue aspettative?
«Il segmento healthcare, nel listino delle A shares, ha sempre goduto di un premio di valutazione molto elevato rispetto al mercato nel suo complesso, poiché il settore ha una crescita di circa il 15% del Cagr, che è molto più elevata di quella del Pil che è del 6%. Riteniamo che il premio di valutazione permarrà, poiché siamo molto positivi per le prospettive di lungo termine per la cura della salute cinese e l’elevato tasso di crescita potrebbe continuare per i prossimi 5-10 anni. L’andamento degli utili delle società è molto più elevato rispetto alle multinazionali globali, che hanno ricavi a una cifra e percentuali di aumento dei profitti bassi. Nel 2020 abbiamo visto molti leader di mercato in diversi sottosettori evidenziare tassi di crescita che oscillano dal 40% al 70%: ecco perché riteniamo che il premio nelle valutazioni, rispetto alle multinazionali globali, sia giustificato».

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