Investire in bond emergenti: una scelta opportuna

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sui bond emergenti. Interviene Luca Sibani, responsabile Investimenti Discrezionali e Total Return di Epsilon SGR

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I Bond emergenti in valuta locale vengono considerati una buona opzione per diversificare la componente obbligazionaria del portafoglio. Qual è il livello dei flussi cedolari attualmente offerti dal segmento e cosa aspettarsi in termini di oscillazioni delle quotazioni in uno scenario di tassi al rialzo?

Investire in bond emergenti in valuta locale significa in senso stretto esporsi all’andamento dei corsi obbligazionari e delle valute di denominazione degli stessi. Questo doppio fattore di esposizione rende l’asset class un valido elemento di diversificazione di un portafoglio obbligazionario ma solo se lo si analizza nel lungo periodo, almeno un ciclo economico. Per periodi più brevi ci si espone anche a fattori esogeni all’asset class quali, le condizioni finanziarie dei mercati, compresa la liquidità degli stessi, o i momenti di risk off, che si scaricano principalmente sulle valute locali e che non sono controllabili dalle autorità domestiche. Durante queste fasi i flussi cedolari riscossi potrebbero non essere sufficienti a compensare le fluttuazioni dei corsi obbligazionari e delle valute.
La maggior parte delle economie emergenti ha mostrato un significativo miglioramento dei fondamentali macroeconomici. Alcuni elementi di fragilità presenti fino a qualche anno fa, quali la dipendenza dai prezzi delle materie prime, la leva finanziaria e gli sbilanci delle partite correnti sono stati ridotti. Nello stesso periodo le valute domestiche si sono deprezzate verso valori di maggior equilibrio. E’ da attribuirsi anche alla stabilità dei tassi di cambio la convergenza dei tassi di inflazione di molti Paesi emergenti verso quella osservata nei Paesi sviluppati.
Tra le principali banche centrali solo la Federal Reserve ha indicato un processo di restrizione della politica monetaria che in buona parte è contemplata dagli investitori. La Bce, la Banca del Giappone e la Banca d’Inghilterra sono ancora in una fase espansiva. La decisione di queste ultime di seguire la banca centrale americana potrebbe provocare una maggiore volatilità dei corsi obbligazionari e delle valute emergenti, senza inficiare i fondamentali macroeconomici che restano solidi.

Ritenete che in questa fase di mercato la potenziale spinta alla performance di medio-lungo termine dell’asset class derivante dalla rivalutazione delle divise locali possa rappresentare un’opportunità per l’investitore europeo?

Nel medio-lungo periodo l’andamento di una valuta rispetto a un’altra è funzione dei differenziali di crescita economica. In questo momento circa i due terzi della crescita del Pil globale proviene dalle economie emergenti per cui è ragionevole aspettarsi un apprezzamento reale delle divise emergenti anche nei confronti dell’euro.
In un contesto di tassi reali nulli se non negativi nell’area euro, che prevedibilmente si protrarrà nel tempo, la possibilità di investire in obbligazioni emergenti che, al contrario, offrono rendimenti reali interessanti, diventa una scelta opportuna.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.