Investire nei fondamenti della crescita

“Abbiamo un nuovo Top Theme relativo alle società che traggono vantaggio dalla crescita degli investimenti in infrastrutture vitali”, rivelano gli esperti di Credit Suisse

Durante la campagna per le elezioni presidenziali nel 2013, il presidente Barack Obama affermò in un discorso: «Qualcuno ha contribuito a creare questo straordinario sistema americano che abbiamo e che vi ha permesso di prosperare. Qualcuno ha investito in strade e ponti. Se avete un’attività – non l’avete costruita voi. Qualcun altro ha reso possibile tutto ciò». Il discorso divenne famoso poiché gli avversari politici del presidente Obama decontestualizzarono il passaggio «non l’avete costruita voi». Ciò che voleva davvero evidenziare è che le attività possono avere successo solo se dispongono delle infrastrutture adeguate. Ciononostante, negli ultimi decenni, gli investimenti infrastrutturali sono stati tagliati in gran parte del mondo occidentale. Successivamente all’ultima crisi finanziaria, le spese infrastrutturali sono state aumentate per creare posti di lavoro. Ma da allora abbiamo assistito nuovamente a una flessione delle spese infrastrutturali negli Stati Uniti e in gran parte dei paesi europei. Le 20 principali economie del mondo, raggruppate nel G20, dovranno fare i conti con un gap a livello di spese infrastrutturali di circa 20.000 miliardi nel corso dei prossimi 15 anni.

Le spese infrastrutturali sempre più al centro dell’attenzione

Nel mondo industrializzato, la politica monetaria corre il rischio di perdere il suo potere di stimolo economico poiché i tassi di riferimento sono pari a zero, o al di sotto dello zero, e i consistenti programmi di quantitative easing hanno avuto solo un impatto limitato sulla creazione di posti di lavoro. In questo quadro, gli accresciuti investimenti infrastrutturali appaiono un’interessante alternativa per stimolare un’ulteriore crescita e creare nuovi posti di lavoro. Inoltre, poiché i tassi d’interesse sono così bassi, è presente un numero crescente di investitori istituzionali disposti a investire in progetti infrastrutturali per generare ricavi stabili sul lungo termine nell’ambito dei rispettivi portafogli. Pertanto la maggiore domanda di investimenti infrastrutturali incontra un’accresciuta volontà politica di stimolare la crescita economica attraverso la costruzione di strade, ponti, infrastrutture per le telecomunicazioni e altri progetti. I governi di Giappone e Canada hanno già annunciato ulteriori spese infrastrutturali nei prossimi anni e, vista la consistente incertezza sulla crescita nel Regno Unito e in Europa dopo il risultato del referendum nel Regno Unito, sembra possibile che i paesi europei seguano la stessa strada.

Di conseguenza, abbiamo lanciato un nuovo Top Theme per investire in società che traggono vantaggio dagli investimenti infrastrutturali.
Abbiamo di proposito ridotto il nostro elenco di società, prendendo in considerazione solo quelle che risentono più direttamente dell’impatto della crescita degli investimenti. Ciò significa che, invece di massicci investimenti nelle utility che gestiscono le infrastrutture esistenti, preferiamo società che sono impegnate nella costruzione di strade, ponti e porti; che forniscono macchinari ed attrezzature per le infrastrutture; e che assicurano le materie prime per le infrastrutture nuove, come i produttori di acciaio.

Gli investimenti infrastrutturali non sono esenti da rischi

Pur esistendo delle opportunità, gli investitori devono tenere presente che gli investimenti infrastrutturali sono ciò che gli economisti chiamano investimenti «di lunga durata». Ciò significa che la durata di un progetto, e quindi i flussi di cassa, si protraggono per molto tempo. Di conseguenza, gli investimenti infrastrutturali sono sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse sul lungo termine. Un rialzo dei tassi d’interesse, con ogni probabilità, andrebbe a diminuire i ricavi e potrebbe determinare delle perdite. Analogamente, gli investitori devono essere consapevoli che ulteriori investimenti infrastrutturali sono il risultato di un processo politico che può durare a lungo, e in paesi come negli Usa, dove le elezioni sono imminenti, possono essere posticipati fin dopo le elezioni.

Il ciclo del settore immobiliare si sta avvicinando al termine

Il nostro secondo nuovo tema si focalizza sugli investimenti nel comparto immobiliare, un altro fattore che contribuisce alla crescita economica. A differenza del ciclo delle infrastrutture, il ciclo nel comparto immobiliare è più avanzato e stiamo sempre più entrando nelle ultime fasi dell’espansione. In un quadro di questo tipo, le società che presentano un leverage elevato corrono sempre più il rischio di registrare perdite se le spese di finanziamento crescono o la domanda per nuovi complessi immobiliari cala. Abbiamo pertanto chiuso il nostro precedente tema immobiliare che si focalizzava sulla ripresa delle società europee nel comparto immobiliare e abbiamo lanciato un nuovo tema che seleziona società difensive di tutto il mondo in tale comparto. Le società da noi selezionate hanno tutte un rapporto di leverage relativamente basso o hanno proceduto a un deleveraging dalla crisi finanziaria. Inoltre tendono a registrare rendimenti da dividendi maggiori. Infatti gli utili vengono versati per lo più agli investitori invece che essere investiti in nuovi complessi immobiliari. Inoltre, negli ultimi quattro anni, tutte le società che abbiamo selezionato presentavano un utile di gestione positivo sul capitale investito. In breve, queste società vengono gestite in modo prudente e sono altamente redditizie, così da essere ben posizionate per un potenziale rallentamento del ciclo nel settore immobiliare.

Tuttavia, come gli investimenti infrastrutturali, gli investimenti nel comparto immobiliare sono di «durata lunga» per loro stessa natura e possono risentire in un quadro caratterizzato da un rialzo dei tassi d’interesse. Il leverage più basso delle nostre società difensive nel comparto immobiliare le rende un po’ meno propense a registrare una sottoperformance in periodi caratterizzati da rialzi dei rendimenti; tuttavia gli investitori non possono nemmeno attendersi necessariamente di conseguire ricavi assoluti positivi in un quadro di questo tipo.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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