Investire oggi nella grande trasformazione

Rischio stagflazione e cambiamento di regime. I principali spunti emersi dall’outlook annuale sugli investimenti di Amundi

Continua ad avanzare la narrativa del “ritorno agli anni ‘70”.

La secular stagnation – stagnazione secolare – è un ricordo del passato, mentre l’idea di un ritorno ai “ruggenti anni ‘20” è solo una chimera. L’attenuarsi degli stimoli ciclici il prossimo anno porterà la crescita globale a scendere intorno al suo livello potenziale dopo il picco registrato nel 2021. L’inflazione, invece, sarà più persistente e volatile a causa dell’insufficienza degli approvvigionamenti e della scarsità di risorse a livello globale. Assisteremo ad un ritorno della desincronizzazione tra l’andamento della crescita e quello dell’inflazione, in uno scenario in cui la globalizzazione subirà un nuovo colpo d’arresto.

Le banche centrali metteranno in atto la strategia di restare “dietro la curva”, evitando di alzare i tassi seguendo l’andamento dei livelli di inflazione, ma adottando invece un approccio di “benevolo distacco” – benign neglect – per quanto concerne l’inflazione. Dopo un timido passo in direzione del tapering (riduzione degli acquisti), si prevedono delle politiche monetarie più, e non meno, accomodanti per far fronte ad un contesto di rallentamento della crescita e di un maggior fabbisogno fiscale necessario per finanziare una transizione ecologica ed inclusiva.

Il concetto di mercati emergenti come un unico blocco è definitivamente superato.

Si andrà verso una suddivisione in tre blocchi: 1) paesi con inflazione e banche centrali che si adoperano per controllarla; 2) paesi con banche centrali che restano inerti (senza controllo) e 3) Cina. Gli investitori dovrebbero privilegiare le aree 1 e 3, in cui le valute dovrebbero apprezzarsi rispetto al dollaro americano che, invece, soffrirà il peso di politiche iper-keynesiane.

 

Principali convinzioni di investimento di Amundi per il 2022

In termini di costruzione del portafoglio, il prossimo anno presenterà sfide maggiori rispetto al 2021. Gli elementi chiave da considerare nella costruzione del portafoglio saranno: rendimento, rischio di liquidità, esposizione alla crescita e al rischio di inflazione. In questo scenario, gli investitori dovranno:

 

Iniziare l’anno con un approccio cauto all’esposizione al rischio e ricalibrare tale esposizione nel corso dell’anno, facendo particolare attenzione alla resilienza del portafoglio ad un eventuale aumento dei rendimenti.

  • Gli investitori dovrebbero iniziare l’anno con una allocazione prudente/neutrale (considerando anche le valutazioni di mercato elevate) e cercare di sfruttare le opportunità di valore relativo presenti a livello regionale e settoriale. In una sequenza che vedrà prima un rallentamento della crescita seguita da ulteriori stimoli, gli investitori avranno probabilmente a disposizione uno spiraglio per aumentare nuovamente l’esposizione al rischio e sfruttare le opportunità offerte dall’estensione del ciclo.
  • Fare attenzione all’illusione dei rendimenti nominali, puntando invece ai rendimenti reali. Il portafoglio modello composto per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni sarà messo alla prova. La correlazione positiva tra mercato azionario e obbligazionario richiederà infatti un’asset allocation più dinamica. Strategie relative value e altre fonti di diversificazione che possono potenzialmente attenuare il rischio di inflazione, come gli asset reali, saranno di importanza fondamentale.

Utilizzare strategie flessibili nella ricerca di reddito reale, allargando lo spettro delle asset class in un contesto caratterizzato da un’inflazione strutturalmente più alta.

  • Gli investitori dovranno resistere alla tentazione di allungare la duration dopo la prima fase di aumento dei rendimenti nominali e cercare invece di trarre profitto dai movimenti di curva, da strategie in valute e dalle opportunità derivanti dalle diverse dinamiche tra aree geografiche. Queste, infatti, saranno molteplici in un mondo caratterizzato da politiche monetarie divergenti. Le strategie obbligazionarie flessibili avranno pertanto un ruolo chiave in questo contesto.
  • In cerca di rendimenti più elevati gli investitori dovrebbero esplorare aree al di là del tradizionale universo obbligazionario e prendere in considerazione i dividendi delle azioni, gli asset reali, le obbligazioni dei paesi emergenti privilegiando quelle a breve duration e più in generale le aree che offrono rendimenti più elevati con un rischio di duration relativamente basso, come il credito subordinato e il settore dei prestiti. Il credito caratterizzato da una duration maggiore e/o quei segmenti con spread troppo ridotti, saranno sotto pressione.
  • Probabilmente vedremo emergere alcuni problemi legati alla leva finanziaria. Ciò innescherà una prima tornata di selezione tra credito a maggior rischio e costoso, a rischio in un periodo di liquidità limitata e tassi di default al minimo, rispetto a un credito altrettanto costoso ma solido, da preferire.

 

Investire nell’azionario concentrandosi sulle aree con valutazioni meno elevate (value, mercati emergenti, Europa) e meno sensibili al rialzo dei tassi.

  • I tassi reali determineranno il destino del ciclo finanziario. Alla fine i tassi aumenteranno, mettendo sotto pressione le aree con costi elevati nell’ambito dei titoli growth. La selezione dovrebbe concentrarsi sugli utili e sul potere di trasferire i maggiori costi sui prezzi, su titoli di qualità e value. Ci aspettiamo un quadro caratterizzato da un’elevata dispersione dei rendimenti in ambito azionario, che favorirà un approccio selettivo al mercato.
  • Anche l’Europa dovrebbe essere favorita grazie al Next generation EU, con particolare riguardo alla transizione ecologica. Le valutazioni qui sono più contenute.
  • Le azioni dei mercati emergenti dovrebbero tornare al centro dell’attenzione degli investitori. Negli ultimi anni, l’esposizione azionaria è aumentata fino a raggiungere un picco nel ciclo, e ciò è avvenuto a favore delle azioni dei mercati sviluppati. Il prossimo aumento dovrebbe favorire i mercati emergenti, dove le allocazioni sono molto al di sotto dell’obiettivo strategico e le valutazioni sono relativamente interessanti.

 

Aggiungere l’esposizione tematica a fattori ESG che avranno un impatto materiale sul rapporto rischio/rendimento.

  • I temi ambientali, sociali e di governance (ESG) dovrebbero essere considerati complementari alle tradizionali metriche di rischio e rendimento del portafoglio, in particolare per quanto riguarda le tematiche che potrebbero avere un impatto significativo sui prezzi degli attivi. Le modifiche alle regolamentazioni e l’aumento della domanda da parte delle istituzioni e degli investitori faranno sicuramente emergere alcuni fattori come particolarmente rilevanti sotto questo aspetto.
  • La ‘net zero emissions initiative’ avrà un impatto significativo sul mercato a nostro parere. Il prossimo tema sarà probabilmente la lotta alla disuguaglianza, che è un obiettivo centrale dei governi nell’attuale fase di ripresa. Potrebbero emergere alcuni temi che uniscono aspetti ambientali e sociali, come la spinta verso una «just transition» per affrontare il cambiamento climatico in modo equo, che è un punto di particolare preoccupazione per i mercati emergenti.
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