A colloquio con Philipp Vorndran, Capital Market Strategist di Flossbach von Storch

 

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?

 

Philipp Vorndran

La questione della sottovalutazione non è nuova e riguarda sempre il mercato complessivo o gli indici più ampi che dovrebbero rifletterlo. Il problema è che stiamo confrontando le mele con le pere. Questo perché gli indici azionari europei, per la loro composizione, hanno poco in comune con l’S&P 500. In Europa non ci sono Amazon, Apple, Alphabet, Microsoft o Nvidia. Non ci sono aziende comparabili in Europa! Questi titoli possono anche non essere più a buon mercato, ma ciò rende le società industriali o le banche europee più interessanti nel lungo periodo?

Se poi guardiamo al di sotto del livello degli indici, prendendo ad esempio le azioni bancarie, troveremo differenze di valutazione nulle o minime. In questo senso, la discussione sulle azioni statunitensi costose e su quelle europee a buon mercato è fuorviante, a volte persino dannosa, perché gli investitori possono prendere decisioni di investimento che non corrispondono né alla loro percezione del rischio né ai loro obiettivi di investimento a lungo termine.

Non posso che raccomandare a tutti gli investitori: non guardate l’indice – almeno non in prima istanza – ma la società in questione, il suo modello di business e le sue prospettive future.

L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?

Fondamentalmente, la risposta è in linea con la precedente. Cari investitori, non pensate in termini di mercati o settori, ma di aziende di qualità. Trovarle è difficile, ma la ricerca ha molto più senso della ricerca di mercati favorevoli in generale. Tanto più che i dati macroeconomici dicono poco sulla valutazione del mercato azionario. Il DAX, ad esempio, corre da un record all’altro, mentre l’economia tedesca è in uno stato miserabile…

In definitiva, gli investitori a lungo termine dovrebbero puntare a costruire un portafoglio il più possibile diversificato. A questo proposito, consigliamo di cercare buone aziende in tutto il mondo. Questo vale in particolare per gli investitori che si trovano nella zona euro.

In fondo, ampia diversificazione non significa solo ripartire il patrimonio tra diverse asset class e singoli investimenti, ma anche tra diverse aree valutarie. Il dollaro USA, ad esempio, o il franco svizzero. In altre parole, valute che possono essere più stabili dell’euro nel lungo periodo.