Israele: focus sulla ripresa

a cura di Mark William Lowe

Secondo l’Ufficio centrale di statistica israeliano, l’economia del paese è stata una delle meno danneggiate durante la prima fase della pandemia di Covid-19. Sulla base degli ultimi dati dell’istituto, il prodotto interno lordo di Israele è cresciuto del 39,7% (proiezione teorica annualizzata) nel terzo trimestre del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. A livello internazionale, solo l’Irlanda e la Norvegia hanno registrato risultati migliori nello stesso periodo di osservazione. Sebbene la notizia sia incoraggiante, il contesto generale non è così confortante: secondo i calcoli dell’Ufficio di presidenza, l’economia si è contratta del 2,9% nei primi tre trimestri del 2020 rispetto al corrispondente periodo del 2019. Tuttavia, data l’unicità del 2020 e la conseguente flessione globale del Pil, un calo di solo il 2,9% può essere considerato un risultato più che accettabile, soprattutto rispetto ai dati di altre economie sviluppate. Per quanto riguarda la crescita nel 2021, il Ministero delle finanze israeliano prevede che il Pil aumenterà del 4,6% e che la piena ripresa inizierà nel 2022.

Le statistiche sui vaccini 

Consapevole delle implicazioni sia sanitarie sia economiche dell’attuale pandemia, Israele è uno dei paesi di piccole dimensioni che hanno assunto un ruolo leader nella vaccinazione delle loro popolazioni. Il fatto che Tel Aviv stia superando, da questo punto di vista, molte delle economie più ricche, è un dato di fatto che non sfugge agli operatori che stanno monitorando da vicino la situazione. Le nazioni come Israele e gli Emirati Arabi Uniti, che  livello globale sono in prima linea nell’introduzione del vaccino, dovrebbero essere le più veloci a riprendersi dalla crisi, con un conseguente impatto diretto sul mercato azionario, su quello obbligazionario e anche valutario. Secondo uno stratega della banca d’investimento americana JP Morgan Chase & Co., la percentuale della popolazione di un paese che è stata inoculata potrebbe benissimo essere «la statistica più importante da monitorare nel prossimo anno». Alla fine di gennaio Israele era riuscita a vaccinare circa il 30% della sua popolazione, mentre gli Emirati Arabi Uniti avevano raggiunto circa il 20%. Se lo sforzo continuerà a essere così sostenuto, entrambe le nazioni potrebbero raggiungere la soglia per l’immunità di gregge entro la metà del 2021. Data l’importanza dei recenti accordi tra Tel Aviv e Abu Dhabi, prima si otterranno risultati positivi, più velocemente le aziende dei due paesi potranno beneficiare delle opportunità create dalla formalizzazione delle relazioni diplomatiche e commerciali.

Relazioni normalizzate

Gli ultimi mesi hanno visto Israele normalizzare le relazioni con alcune nazioni arabe. Questa svolta sta conoscendo un’accelerazione e assumendo importanza. A gennaio il Consiglio dei ministri degli Emirati Arabi Uniti ha approvato l’istituzione di un’ambasciata a Tel Aviv e il governo israeliano ha approvato l’avvio dei rapporti con il Regno del Marocco. L’importanza di questi accordi per l’economia israeliana non deve essere sottovalutata: il potenziale per l’esportazione di prodotti e soluzioni tecnologiche e la possibilità di creare joint venture rappresentano preziose opportunità che avranno un impatto diretto sul futuro sviluppo economico della nazione. Ci sono già diversi esempi in campi diversi come la sicurezza informatica e l’agricoltura. Un importante contratto è stato recentemente siglato tra Vertical Field, società che ha creato un sistema di vertical farming, ed Emirates Smart Solutions & Technologies, società che sviluppa progetti agricoli innovativi nella regione del Golfo. La prima fase dell’accordo è incentrata sullo sviluppo di aziende agricole verticali che consentono di realizzare colture nelle città. La tecnologia di Vertical Field, consente la produzione rapida di coltivazazioni di alta qualità portate avanti senza l’uso di fertilizzanti chimici o pesticidi e utilizza il 90% in meno di acqua rispetto ai metodi agricoli convenzionali. 

Israele e gli Emirati Arabi Uniti hanno molto in comune: ad esempio, gli imprenditori di entrambi i paesi hanno un approccio “global first” al business a causa delle dimensioni ridotte dei loro mercati nazionali. Entrambi  possiedono una notevole esperienza in settori chiave come la logistica, i trasporti e la tecnologia che, in una prima fase, creeranno sinergie nel settore privato prima di svilupparsi in collaborazione col settore pubblico. I due ecosistemi sono una scelta naturale: mentre gli Emirati hanno risorse naturali e un capitale finanziario maggiore di quello umano, Israele ha un capitale umano che supera il capitale finanziario locale. Come ha affermato Warren Buffet, ceo di Berkshire Hathaway, riguardo alla decisione di investire in Israele oltre un decennio fa: «Israele ha dimostrato di avere una quantità sproporzionata di cervello ed energia».

Silicon Valley nel NEGEV

È noto che il fondatore di Israele, David Ben Gurion, affermò che il futuro di Israele era nel Negev. Se consideriamo che oggi la città di Beer-Sheva, nel deserto del Negev, non è solo la capitale informatica di Israele, ma uno dei più importanti luoghi di sicurezza informatica al mondo, la sua previsione è stata più che dimostrata. Per mettere in prospettiva l’importanza di Beer-Sheva, basti pensare che, nei prossimi dieci anni, si prevede la creazione di 20-30 mila posti di lavoro informatici e connessi al cyber nella città del deserto. La pianificazione e l’assistenza governativa legate alla disponibilità di talenti intellettuali hanno portato Beer-Sheva a diventare la città in più rapida crescita in Israele e uno dei distretti tecnici più dinamici del mondo. Altrove in Israele il settore della sicurezza informatica è altrettanto dinamico con startup e aziende consolidate, che si focalizzano su soluzioni per un’ampia gamma di esigenze. Molte delle società di sicurezza informatica di Israele sono altamente specializzate e si concentrano su settori o industrie specifiche. Cylus, con sede a Tel Aviv, è un esempio di impresa che ha sviluppato soluzioni per un mercato chiave: la società è stata fondata con l’obiettivo di fornire alle compagnie ferroviarie la capacità di evitare incidenti e interruzioni del servizio causati da attacchi informatici. L’azienda è anche l’esempio di una delle chiavi del successo di Israele nel settore della sicurezza informatica: Cylus è guidata da ex ufficiali dell’unità tecnologica d’élite delle forze di difesa israeliane e da dirigenti dell’industria ferroviaria. Questo approccio al business è apertamente incoraggiato dal governo che promuove attivamente la convergenza dell’esperienza sulla sicurezza nazionale con il know-how dell’industria e le capacità imprenditoriali. Questo modello ha dimostrato di funzionare e imprese come Cylus sono cresciute e hanno ampliato le loro attività in diversi paesi, inclusa l’Italia.

Ai e start-up 

L’intelligenza artificiale (Ai), probabilmente la tecnologia più dirompente in tutti i settori, domina l’industria tecnologica israeliana. Oltre al ruolo dell’Israel innovation authority, un ente governativo che stimola la ricerca e lo sviluppo industriale, ci sono tre motivi principali e ugualmente importanti che spiegano il perché di ciò. Il primo è che nel paese c’è abbondanza di talento ed esperienza: le università locali stanno producendo laureati altamente qualificati, molti dei quali hanno lavorato nell’intelligenza artificiale per giganti come Google. La seconda ragione è che l’Ai è riconosciuta come una pietra angolare della quarta rivoluzione industriale e quindi è più probabile che le aziende del settore interessino gli investitori. La terza è che sono disponibili finanziamenti significativi, sia dal settore del venture capital locale, sia da quello internazionale. Questi tre fattori hanno reso il comparto dell’intelligenza artificiale di particolare importanza per la crescita dell’industria It israeliana.

Buoni rapporti con l’Italia

Nonostante le difficoltà del momento attuale, la situazione in Israele e l’ottimo rapporto con l’Italia offrono una serie di opportunità alle aziende nostrane interessate ad approfondire i rapporti commerciali con le controparti israeliane. I settori tecnologici rappresentano un’area di particolare interesse e la Israeli Trade Mission di Milano ha promosso attivamente e con successo possibilità di collaborazione e joint venture. La ricerca della sicurezza alimentare rende l’agricoltura innovativa un altro settore chiave, grazie alla normalizzazione dei rapporti con Emirati Arabi Uniti e Bahrein, generando una serie di opportunità che potrebbero essere ulteriormente sviluppate attraverso la convergenza di know-how e tecnologie israeliane e italiane.

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