Italia, essenziali le riforme per contenere i rischi del debito

Crediamo che la crescita rimarrà solida nel corso dell’anno prossimo. Ma il debito pubblico del Belpaese resta un grave rischio per l’economia. Investment outlook di Credit Suisse

La ripresa economica dell’Italia è risultata molto più rapida del previsto. Grazie a un programma di vaccinazione efficace, gran parte delle restrizioni sono state ormai revocate. In particolare, la precoce riapertura ha consentito lo svolgimento della stagione turistica estiva in Italia. Inoltre, grazie a un efficace intervento di politica fiscale, si è registrata una buona ripresa della domanda. Entro il T3 del 2021 il PIL italiano è risultato inferiore solo dell’1,4% rispetto al livello pre-pandemia; pertanto, la ripresa economica dovrebbe concludersi entro inizio 2022.

Prevediamo che la crescita rimanga solida nel corso dell’anno prossimo e che la crescita annua sarà di poco superiore al 4%. L’aumento dei prezzi dell’energia rappresenta un rischio di ribasso per la crescita. Ma il governo italiano ha adottato misure per compensare le famiglie e attenuarne gli effetti.

Tuttavia, considerata la portata del supporto che il bilancio del governo italiano ha fornito all’economia dall’inizio della pandemia, il debito pubblico dell’Italia resta un grave rischio per l’economia. Per il prossimo anno il governo prevede un deficit pari a quasi il 5% del PIL, per cui il debito pubblico italiano si attesterebbe al 150% del PIL del Paese.

I rendimenti delle obbligazioni indicano che per il momento il debito non rappresenta un problema. I rendimenti dei titoli di Stato italiani a 10 anni sono inferiori all’1%, pertanto i pagamenti degli interessi sul debito dell’Italia restano bassi. Ciò è stato favorito dal sostegno della politica monetaria della Banca centrale europea, che dovrebbe continuare anche nel 2022. Il tasso di riferimento dovrebbe rimanere a -0,5% e, sebbene sia previsto che il programma di emergenza di acquisto di titoli della Banca centrale europea termini a marzo, riteniamo che il prossimo anno la BCE non rallenterà il ritmo degli acquisti di obbligazioni convenzionali.

Mario Draghi

Di conseguenza, nel 2022 i rischi connessi al debito italiano dovrebbero rimanere contenuti. Il prossimo anno, tuttavia, l’Italia avrà l’opportunità di mitigare tali rischi sul lungo periodo. A seguito dei finanziamenti del Dispositivo per la ripresa e la resilienza dell’UE, il primo ministro Mario Draghi sta introducendo numerose riforme, allo scopo di migliorare un sistema fiscale complesso e inefficiente e affrontare le carenze del mercato del lavoro, l’inadeguata formazione del capitale umano e l’inefficienza della pubblica amministrazione.

Sono già stati compiuti notevoli progressi e, se il primo ministro Draghi riuscirà a proseguire sul cammino delle riforme anche l’anno prossimo, oltre a migliorare le prospettive di crescita a lungo termine e di sostenibilità del debito dell’Italia, consoliderà ulteriormente i rapporti con gli altri Stati membri dell’UE, favorendo il progresso dell’integrazione europea nel prossimo anno.

Prevediamo che le azioni italiane genereranno rendimenti interessanti nel 2022 dal momento che i dati fondamentali continuano a migliorare. L’Italia dovrebbe beneficiare dell’erogazione dei fondi per la ripresa dell’UE e della riapertura delle economie per il turismo generale.

Prevediamo un’ulteriore riduzione futura dello spread (BTP-Bund) se si riuscirà ad arrivare a una maggiore integrazione fiscale nell’UE. Aumentano le possibilità di rendimenti più alti il prossimo anno, specialmente se trainati da un’inflazione di breakeven maggiore. Tuttavia, il rialzo sarà limitato dalle prospettive relative alla politica della BCE. Prevediamo che, con il miglioramento delle prospettive economiche, i rendimenti aumenteranno in modo graduale rispetto ai livelli attuali nel corso del tempo. E manteniamo la nostra opinione in merito alla duration breve per l’euro. La natura ciclica dell’euro dovrebbe supportare la nostra previsione di uno scenario di reflazione globale.

Infine, riteniamo che l’approccio fiscale unitario dell’Unione europea durante la crisi sia un fattore di sostegno a lungo termine per l’euro. Tuttavia, il vantaggio del tasso statunitense terrà a freno il cambio EUR/USD e prevediamo un andamento laterale in questa coppia di valute.

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