J.P Morgan AM, ancora interessante il value

A colloquio con Maria Paola Toschi, Executive Director di J.P Morgan Asset Management.

Maria Paola Toschi, Executive Director di J.P Morgan Asset Management

Quali sono le vostre previsioni per il prossimo anno a livello macro? Quali driver sosterranno la ripresa?

«Il nostro scenario centrale prevede una continuazione della ripresa, che a oggi appare solida, nonostante la recrudescenza del Covid. Probabilmente in diverse economie sviluppate si assisterà nei prossimi mesi a un rallentamento nella crescita del Pil, soprattutto in quelle realtà che di recente hanno messo a segno aumenti particolarmente intensi. Al contempo, però, la normalizzazione dovrebbe allargarsi a livello geografico, con un’Europa che dovrebbe quindi trarne beneficio. Nonostante alcuni comparti (si pensi, ad esempio, a quello dei viaggi) siano ancora ben lungi da un quadro di pieno ritorno alla normalità pre-Covid, i consumi costituiranno uno dei pilastri dell’incremento del Pil. Nel secondo trimestre di quest’anno si sono già ripresi in maniera notevole, anche se il tasso di risparmio in eccesso delle famiglie da noi stimato rimane significativo in diverse economie chiave, come gli Stati Uniti e il Regno Unito (12% e 7% rispettivamente) alimentando attese di ulteriore aumento potenziale della domanda. Ugualmente, anche l’incremento degli investimenti fornisce un importante sostegno alla ripresa economica».

L’offerta sembra avere difficoltà a stare dietro alla domanda, con situazioni problematiche e veri colli di bottiglia in diverse filiere produttive. Temete ulteriori fiammate inflative? Che cosa c’è da aspettarsi da parte delle banche centrali?

«Non è irragionevole prevedere che il mismatching fra domanda e offerta continui a farsi sentire ancora nei prossimi mesi. Infatti, spinte al rialzo dei costi non si hanno solo a livello di materie prime, ma anche per diversi altri fattori di produzione per l’effetto scarsità. Tuttavi, mediamente le aziende sembrano in grado scaricare i maggiori costi sui prezzi praticati ai consumatori. Di conseguenza, a nostro avviso il Cpi statunitense rimarrà al di sopra del 3% per il prossimo anno.  Al contempo, pure l’Eurozona, il cui processo di ripresa è partito più tardi, andrà incontro a un periodo di aumenti dei prezzi. Le discussioni su quando le banche centrali, Fed in primis, cominceranno ad avviare un percorso di normalizzazione delle politiche monetarie, sono destinate a tenere banco nei prossimi mesi. Finora, però, da parte delle autorità monetarie ci sono stati segnali abbastanza chiari sul fatto di ritenere l’inflazione attuale un fenomeno transitorio. Pertanto, stimiamo che negli Stati Uniti non si vedrà una riduzione negli acquisti mensili di asset prima dell’inizio del 2022. Certo, il processo non è privo di rischi».

continua a leggere 

Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.
Advertisement