La Bce affronta divisa la prima riunione del 2017

La Bce affronta divisa la prima riunione del 2017. La divisione interna e le pressioni tedesche potrebbero caratterizzare il primo incontro del board dell’istituto

La riunione odierna del Consiglio di Governo della Bce potrebbe essere meno piatta di quanto indicano le attese. Anche se non sono previsti cambiamenti di rotta sul versante della politica monetaria –convenzionale non-, la divisione interna in seno all’entità e la pressione esercitata dalla Germania rischiano di renderla meno calma di quanto si tenda a pensare.

Nella riunione di dicembre 2016, la Bce ha prorogato di nove mesi gli acquisti di titoli, prolungando la scadenza da marzo a dicembre dell’anno in corso. Tuttavia, l’istituto ha comunicato di voler procedere a una riduzione del volume mensile degli acquisti, portandolo dagli attuali 80.000 mln a 60.000 mln di euro. I particolari di quella riunione hanno evidenziato la divisione interna al Consiglio di Governo e la presenza di gruppi contrari sia al prolungamento della scadenza sia all’entità del taglio apportato al volume di acquisti.

L’elemento che potrebbe acuire la distanza tra i gruppi interni al board è con ogni probabilità il nuovo dato sull’inflazione dell’eurozona e in particolare quello sulla variazione dei prezzi al consumo registrata in Germania. L’inflazione nell’eurozona ha raggiunto l’1,1% a dicembre (dal precedente 0,6%) ed ha riaperto il dibattito sull’opportunità di proseguire con le iniezioni di liquidità nel sistema attraverso l’acquisto di titoli.

Le critiche alla scelte della Bce arrivano in particolare dalla Germania, il paese meno in linea con la strategia di Draghi. Nei primi giorni dell’anno, quando l’ufficio di statistica tedesco ha diffuso i dati sull’inflazione annua in Germania (schizzata fino all’1,7%), esponenti della Bundesbank e del Governo di Berlino hanno subito chiesto una virata della politica monetaria della Bce per consentire ai tassi di adeguarsi al nuovo scenario inflazionistico e dare l’opportunità ai risparmiatori di recuperare la perdita reale dovuta all’incedere dei prezzi al consumo.

A dispetto delle proteste tedesche, è molto probabile che Draghi continui con l’atteggiamento ‘wait and see’ tenuto fino a questo momento, per avere ulteriori conferme che la strategia fin qui adottata porti realmente a un abbandono della lunga fase di inflazione prossima allo zero e consenta al dato di riportarsi in tempi non lunghi a ridosso del target fissato dall’istituto (2%).

Il ‘wait and see’ consentirebbe a Draghi anche di prendere tempo anche rispetto alla prossime mosse della Federal Reserve. Negli Usa, tutto sembra indicare che la crescita economica in atto spingerà la Yellen ad annunciare altri rialzi del costo del denaro nel 2017. La Yellen ha ipotizzato ieri che la Fed potrebbe intervenire poche volte all’anno fino alla fine del 2019 per completare il processo di normalizzazione dei tassi.

Nella riunione di oggi Draghi potrebbe riconoscere che l’inflazione è cresciuta più delle attese e che la crescita dell’eurozona è ora più equilibrata. Allo stesso tempo, le incertezze e la debolezza dell’inflazione sottostante (allo 0,9%), spingeranno con ongi probabilità il governatore a confermare la necessità di continuare con gli strumenti di politica monetaria ultra-espansiva.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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