La Cina ha gli strumenti per gestire i movimenti di mercato

Segnali promettenti per economia cinese. Governo ha ampi spazi di manovra. Anthony Chan, Senior Economist-Asia di AB

I mercati azionari cinesi stanno subendo una forte flessione ed è probabile che si muoveranno nel segno della volatilità ancora per un po’. Tuttavia, siamo convinti che i responsabili delle politiche economiche abbiano gli strumenti e la determinazione per sostenere l’economia cinese nel suo complesso.

L’ondata di vendite ha colpito soprattutto le azioni cinesi di classe A, azioni in valuta locale di società costituite nella Cina continentale e scambiate solo mei mercati azionari continentali. A metà della scorsa settimana, l’indice Shanghai Stock Exchange Composite è crollato di oltre di 30% rispetto al picco di 5.166 punti raggiunto il 12 giugno.

Il governo ha messo in atto una serie di contromisure per sostenere il mercato, alcune delle quali abbastanza pesanti. Per fare un esempio, le autorità hanno concesso a circa 1.300 aziende, che costituiscono il 45% del mercato, di sospendere la contrattazione delle proprie azioni, e ciò sta provocando una crisi di liquidità nel mercato per le azioni di tipo A.

Vedere le Cose in Prospettiva

Sono bastate la portata e la velocità di tale movimento di mercato a far precipitare gli investitori di tutto il mondo in una comprensibile angoscia. Tuttavia, in netto contrasto con l’agitazione che ha colpito gli azionari, il mercato dei titoli di stato cinesi ha registrato performance molto simili a quelle tipiche delle mature economie dei paesi sviluppati durante i periodi “risk-off”.

In altre parole, ha fatto da paraurti contro la volatilità del mercato azionario e si è dimostrato un porto sicuro per gli investitori. Nel secondo trimestre i prezzi dei bond governativi cinesi sono rimbalzati, con rendimenti sui titoli a due anni che sono scesi di 75 punti base, passando dal 3,25% al 2,50%.

Questa relativa stabilità delle obbligazioni riflette in parte il miglioramento dei fondamentali economici del gigante asiatico, ma dimostra anche come il governo sia riuscito a trovare un equilibrio tra il bisogno di disinvestire e avviare riforme finanziarie ed economiche e quello di sostenere l’economia al fine di mantenere la stabilità sociale.

Performance del mercato azionario e del mercato obbligazionario così discordanti servono anche a non farci dimenticare che, quando si valutano i rischi e le opportunità del mercato cinese, conviene sempre guardare al quadro d’insieme, cioè considerare le dinamiche delle politiche del governo, perché in Cina lo stato gioca ancora un ruolo diretto e rilevante nei mercati e nell’economia. Questo vale anche se il paese sta andando verso una direzione di apertura, avvicinandosi al modello economico occidentale.

Mercato Monetario, Valuta Stabile

La volatilità è rimasta sotto controllo anche in altre aree dei mercati finanziari: i rendimenti delle obbligazioni emesse dalle banche di stato cinesi, quali la China Development Bank, Agricultural Development Bank of China e la Export-Import Bank of China, si sono allineati a quelli dei titoli di stato, con un differenziale tra i due mercati rimasto relativamente stabile.

Il mercato monetario a breve termine non sembra mostrare segni evidenti di contrazione di liquidità. Il tasso di riacquisto a sette giorni onshore si attesta a circa il 2,50% dopo un rimbalzo pari al 4,00% nel primo trimestre, la prova che i tassi bassi fissati dalla Banca Popolare della Cina (PBOC) stanno funzionando.

Nel mercato valutario, sia offshore (CNH) che onshore (CNY), i tassi sono rimasti stabili. Nell’ultimo mese le performance del CNH e del CNY rispetto al dollaro USA sono state essenzialmente piatte, il che vuol dire che i responsabili delle politiche economiche vogliono mantenere la valuta ai livelli attuali.

Segnali Promettenti per l’Economia Cinese

La stampa economica rilancia notizie frammentarie, ma non si può non notare come le politiche di sostegno e l’allentamento monetario stiano avendo un impatto positivo. L’indice Purchasing Managers’ Index (PMI) per il settore manifatturiero ha iniziato a salire, mentre le vendite degli immobili residenziali, che rappresentano un importantissimo indicatore, mostrano segni di ripresa nella maggior parte delle grandi città cinesi. I profitti societari nel 2015, dopo una serie di revisioni al ribasso, ricominciano a crescere in risposta allo scenario macroeconomico.

Secondo noi, i responsabili delle politiche economiche hanno dimostrato la volontà e la determinazione a sostenere l’economia, che si sono tradotte, all’inizio di questo mese, nella riduzione dei tassi di interesse e del coefficiente di riserva delle banche.

Inoltre, l’ondata di vendite di titoli azionari non è stata scatenata da chissà quali importanti sviluppi, ma da una reazione del mercato alle misure di governo volte a ridurre l’eccessiva marginazione nel mercato azionario. Questa stessa leva del margine ha, a sua volta, aggravato la correzione provocando di conseguenza un’altissima volatilità di mercato.

Ballo alla Corte del Governo

Naturalmente, con un livello dei prestiti sui margini ancora molto alto la volatilità nel mercato delle azioni di classe A rischia di durare ancora per un po’, da qui la volontà del governo di intervenire per contenerli. L’epilogo dell’attuale fase di incertezza dipenderà, quindi, in larga parte dalle misure che il governo deciderà di applicare.

Da un certo punto vista, fin qui niente di nuovo. La previsione di uno scenario base di una Cina che attua il proprio programma di riforme e si realizza come potenza economica e finanziaria dipende dalla determinazione e capacità del governo di restare fedele ai propri obiettivi. È questo il grande test nel breve termine: se, e come, il governo risolverà la correzione del mercato azionario ed eviterà un’inversione della crescita economica.

Il Governo Ha Ampi Spazi di Manovra

È possibile che si verifichino forti movimenti in altri mercati all’interno o al di fuori della Cina, con ripercussioni sull’economia, ma siamo convinti che al governo non manchino le possibilità di manovra, escludendo però la strada del quantitative easing percorsa da Stati Uniti, Europa e Giappone.

La questione cruciale è cosa farà Pechino se scoppiasse una vera e propria crisi finanziaria e si profilasse un atterraggio duro per l’economia. Abbandonerà le riforme e metterà in atto manovre di deflazione fiscale e monetaria senza mezzi termini?

Se ciò dovesse accadere, crediamo che le massicce risorse di liquidità cinesi saranno sufficienti ad assolvere tale compito, con disappunto di coloro che auspicano l’attuazione delle riforme cinesi e l’avvio di un percorso di crescita sostenibile, ma con buona pace di quegli investitori che non riescono a vedere oltre alle fluttuazioni di mercato