La condivisione dei rischi nel QE, un enigma per i mercati

A cura di Rocki Gialanella

Il nuovo programma di acquisto titoli da parte della Bce ha un costo. La questione su chi e come dovra’ accollarsi la fattura in caso di problemi non e’ del tutto chiara. L’analisi del Wall Street Journal

Gran parte del rischio derivante dal quantitative easing non sarà condiviso, ma resterà nei bilanci delle banche centrali dei singoli paesi dell’eurozona. Secondo il quotidiano Usa, in questa fase tale impostazione non ha molta rilevanza, ma in futuro potrebbe non essere così.

Il compromesso raggiunto dalla Bce sulla condivisione dei rischi seguirebbe questo schema: il rischio degli acquisti di bond emessi da istituzioni europee, che ascenderà al 12% degli acquisti annunciati giovedì scorso, sarà completamente condiviso. La Bce manterrà anche un altro 8% del totale acquisti su base condivisa. Il rischio relativo al restante 80% delle operazioni resterà in seno alle banche centrali dei paesi membri.

Sembra che questa modalità di accordo si sia resa necessaria per far passare la linea degli acquisti di titoli su scadenze più lunghe rispetto a quelle inizialmente previste (le operazioni riguarderanno emissioni con scadenze comprese tra 2 e 30 anni) e senza una data di scadenza predefinita (Draghi ha indicato settembre 2016 come probabile fine del QE, ma solo nel caso in cui l’iniezione di liquidità riuscirà a riportare il tasso d’inflazione dell’eurozona a ridosso del 2%).

Nel breve termine, secondo il Wall Street Journal, il pacchetto di misure dovrebbe aver ridotto le probabilità che si materializzino perdite elevate sui bond pubblici dell’eurozona a causa del livello di merito creditizio di alcuni paesi. La svalutazione dell’euro, accompagnata da una ripresa dell’economia europea che sembra cominciare a dare i suoi frutti, dovrebbe contribuire a rafforzare le aspettative di crescita. Appare evidente che l’espansione quantitativa sta facendo lievitare l’appetito per il rischio.

Quando le banche centrali cominceranno a comprare titoli di stato degli investitori (in particolare dalle banche) a marzo, non faranno altro che negoziare strumenti che inglobano un diritto a reclamare il denaro dei contribuenti di un paese. In ultima analisi, sostiene il WSJ, questo equivale a reclamare denaro all’eurozona. L’idea che non ci sia una condivisione dei rischi sembra una cortina di fumo. Ecco perché il presidente Mario Draghi ha esplicitato tutta la sua sorpresa per le domande che i giornalisti presenti alla press conference gli rivolgevano in tema di condivisione dei rischi.

Tuttavia, nel lungo termine, questo potrebbe avere un peso. Se una banca nazionale soffrisse perdite e dovesse aver bisogno di una ricapitalizzazione, e il rischio non fosse condiviso dall’intera eurozona, i possessori di bond potrebbero fare i conti con perdite ingenti a causa della necessità di salvare la banca centrale. Pertanto, sopporterebbero implicitamente il costo della ricapitalizzazione.

Il problema si è già posto in precedenti incursioni della Bce nel mercato dei titoli di stato. Gli investitori privati hanno temuto di trasformarsi in creditori subordinati. Tuttavia, questi timori avevano guadagnato terreno in una fase in cui i rendimenti dei Piigs erano ancora elevati. Attualmente, la situazione sembra essere sotto controllo.

La conclusione del WSJ è che il rischio principale per l’eurozona è di natura politica. Solo una crisi politica potrebbe innescare una nuova crisi del debito pubblico a causa della particolare struttura dell’unione monetaria, che non prevede trasferimenti fiscali da un’area all’altra della regione. Draghi ha pertanto ragione nel sostenere che i rischi per l’area possono arrivare soltanto da fatti politici imprevedibili, anche se l’eurozona ha saputo dare risposte sorprendenti nei momenti peggiori.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.