La crescita negli Stati Uniti ripercorre le orme del 2014? Non proprio

Le previsioni sui tassi di interesse negli Stati Uniti restano un fattore cruciale. Team di Research & Investment Strategy di AXA Investment Managers

Apparentemente in contrasto coi segnali di ripresa nell’Eurozona, l’economia negli Stati Uniti mostra segnali di rallentamento. La crescita del PIL nel 4° trimestre è stata confermata al 2,2% (rettificato su base stagionale), ma i principali dati sull’economia sono scesi. Ci aspettiamo un calo del PIL nel 1° trimestre, anticipando una crescita intorno all’1,5%, con rischi che persistono visto che buona parte dei dati sul 1° trimestre non sono stati ancora pubblicati. I dati meno positivi dipendono probabilmente da fattori temporanei. Tra questi, l’inverno rigido soprattutto nel Nord Est, la crisi dei porti della costa del Pacifico che ha influito sulle forniture al dettaglio e sul settore manifatturiero, oltre ai tagli degli investimenti fissi nel settore dell’energia a seguito del calo del prezzo del petrolio. Alcuni di questi fattori potrebbero persistere nel secondo trimestre per poi scomparire lentamente Il dollaro forte probabilmente avrà un impatto più persistente. Anche se è sceso rispetto ai livelli massimi toccati dopo l’incontro del FOMC a Marzo, è ancora più alto dell’8% circa in termini ponderati per gli scambi commerciali. Si tratta di un aumento superiore al previsto che probabilmente graverà sull’attività economica nei prossimi anni. Tuttavia, il calo del prezzo del petrolio (che ad oggi ha fatto incrementare il risparmio in assenza di spesa) e i bassi rendimenti delle obbligazioni a 10 anni (meno 80 punti base circa rispetto all’anno precedente) dovrebbero stimolare l’attività nei prossimi trimestri. Stiamo rivedendo al ribasso le stime del PIL al 2,9% (3,2%) nel 2015 e al 2,8% (3,1%) per il 2016, in previsione di un rallentamento nel 1° trimestre e de perdurare del dollaro forte.

Il surprise gap ci invia segnali positivi, infatti è in ripresa nonostante il calo dell’indice ISM a quota 51,5 (rispetto al 52,9 precedente). Le previsioni sui tassi di interesse negli Stati Uniti restano un fattore cruciale. Dall’incontro del FOMC di Marzo è emerso che le decisioni del Comitato dipenderanno interamente dai dati economici, con un possibile aumento dei tassi a partire da Giugno. Tuttavia, i partecipanti hanno rivisto al ribasso le proiezioni economiche, in parte in risposta al rafforzamento del dollaro. La Federal Reserve deve sentirsi “ragionevolmente fiduciosa” che l’inflazione salirà nei prossimi anni prima di intraprendere una stretta monetaria. Crediamo che sarà difficile giungere a questo grado di fiducia entro il mese di Giugno, nonostante “”diversi”” partecipanti all’incontro di Marzo ritengano probabile questa scadenza. Noi crediamo che una crescita più rapida dei salari convincerà il Comitato ad alzare i tassi entro il mese di Settembre. Considerata la divergenza tra le aspettative della Fed e quelle del mercato, è possibile che il mercato reagisca bruscamente all’avvio della stretta. Crediamo quindi che il Comitato procederà con cautela. L’eccessiva contrazione delle condizioni finanziarie potrebbe rallentare il ciclo di rialzo dei tassi. La crescita del PIL nel Regno Unito nel 2014 è stata rivista al rialzo al 2,8% (dal 2,6%), più in linea con le nostre aspettative dello scorso anno. Le previsioni nell’immediato sembrano meno brillanti, con un aumento trimestrale del PIL dello 0,5%. In seguito, il ritmo della crescita potrebbe accelerare, trainato dalla robusta espansione del reddito reale delle famiglie, sostenuto dall’azzeramento dell’inflazione a Febbraio sull’onda del calo del prezzo del petrolio. Prevediamo una crescita del 2,6% nel 2015 e del 2,7% nel 2016. Queste previsioni dipenderanno dai risultati delle elezioni del 7 Maggio. Le previsioni sono molto incerte, con un’ampia gamma di sviluppi possibili sul fronte della politica economica, che potrebbero influenzare molto le proiezioni.

Il comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra per il momento è unanime nella decisione di proseguire con la politica attuale. A fronte della bassa inflazione, uno dei membri ha ipotizzato un possibile allentamento monetario. A nostro giudizio, il prossimo intervento sarà un rialzo dei tassi che però sarà rinviato al 2016 a causa dei timori collegati alla bassissima inflazione.