La divergenza tra performance azionarie e crescita continuerà ancora?

Negli Usa sussistono le condizioni per assistere ad un perdurare di tale divergenza. Gavin Roberts, quantitative analyst Moneyfarm

L’equity Usa continua a battere nuovi record e non sembra dare molto peso alla crescita dell’inflazione e al rallentamento della crescita del Pil registrato nel terzo trimestre. Qual è la vostra view sul futuro a medio termine di Wall Street?

Gavin Roberts

La divergenza tra crescita economica e performance azionarie è un tema ricorrente negli ultimi sei anni. Dal 2015 ad oggi i listini azionari hanno largamente sovraperformato l’andamento dell’economia reale, e ogni qualvolta i listini azionari ripropongono nuovi massimi, gli osservatori si interrogano su tale divergenza. La risposta al quesito per noi è abbastanza ovvia: il mondo azionario pubblico statunitense non è rappresentativo dell’economia reale.

Anche nel terzo trimestre del 2021, a fronte di una crescita economica abbastanza deludente, la stagione degli utili negli Stati Uniti è stata molto positiva, offrendo una significativa sorpresa dell’utile netto dell’11% al rialzo. I margini record sono stati aiutati dall’elevata leva operativa che è attualmente pari a quasi il doppio della media storica.

Questo offre uno spunto rilevante alla nostra view sul medio termine. Il mercato azionario riflette le convinzioni sulla redditività attuale, ma soprattutto futura delle aziende. E per ora gli investitori, noi compresi, rimangono convinti che le grandi società quotate continueranno a beneficiare di una forte crescita dei profitti, a fronte anche di un 2022 che per ora prevediamo all’insegna di una forte crescita, tra domanda in continuo aumento e stimoli fiscali importanti.

Inoltre ricordiamo che le alternative per chi cerca rendimento nel medio lungo termine rimangono ancora poche. I tassi nominali sono saliti, ma rimangono storicamente molto bassi, e ogni aumento delle aspettative di inflazione prezzate nei bond viene compensato da un ribasso dei tassi reali, aiutando le valutazioni.

L’altro ingrediente fondamentale è la politica monetaria. Qui l’incertezza si fa, a nostro avviso, maggiore. L’inflazione non è per forza dannosa per l’azionario, dipende da come si inserisce nel contesto di crescita economica. Se, nonostante un’economia in crescita, l’andamento dei prezzi dovesse spingere la Federal Reserve ad anticipare il rialzo dei tassi, non è escluso che potremmo vedere qualche svalutazione sull’azionario. Per ora siamo su un equilibrio delicato di crescita positiva, inflazione positiva e posizione accomodante. Precario, sì, ma anche positivo per l’azionario.

Quali scelte di asset allocation state adottando per costruire i vostri portafogli focalizzati sull’azionario Usa in questa fase di mercato?

Per il momento manteniamo una maggioranza di azionario USA rispetto al resto del mondo, e di recente abbiamo optato per i titoli Growth, tendenzialmente più resilienti all’inflazione e a una crescita stagnante.

 

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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