La Française AM: “Restiamo costruttivi sui titoli periferici”

François Collet, deputy head of Fixed Income di La Française AM, interviene all’inchiesta di Fondi&Sicav sui bond periferici dell’Eurozona 

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Quali opportunità si nascondono dietro il recente rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato dei paesi periferici dell’Eurozona? Credete che il movimento abbia già anticipato eventuali mosse della Bce o che ci sia spazio per ulteriori rialzi dei rendimenti?

Il recente allargamento degli spread tra titoli sovrani core e periferici offre agli investitori un’opportunità d’investimento. Infatti la nostra visione macro del debito dei cosiddetti paesi della periferia rimane costruttiva. Il suo peso sul Pil tende a calare grazie alla ripresa in corso in tutto il Continente, nonché nei grandi blocchi economici mondiali come Usa e Asia. Sono pure aiutati dalla sia pur moderata ripresa dell’inflazione e dall’importante porzione di debito oggi detenuta dalla Bce che ne sterilizza di fatto l’impatto di mercato.
Veniamo ora ai dati di mercato e diamo un’occhiata ai tassi forward a 5 anni: si anticipa un 1,1% per la Germania, un 2% per la Francia e un 3,5% per l’Italia. Ora sappiamo che l’obiettivo di normalizzazione della Bce è portare il Repo rate al 2% e noi, come tanti altri, ci attendiamo questo risultato non prima di fine 2020 inizio 2021. Morale, i tassi tedeschi sono troppo bassi, quelli francesi poco meglio, quelli italiani sono gli unici tra questi ad offrire un cuscino di protezione rispetto al tasso target della Bce. Restiamo pertanto negativi sui titoli sovrani dell’Europa core, ma costruttivi sui periferici.

Non vogliamo certo ignorare i veri motivi che spingono il mercato a fare un distinguo oggi così netto tra core e periferia: la politica; vogliamo solo ridimensionarne il peso. Le scadenze elettorali certe del 2017 sono quella francese in aprile-maggio e quella tedesca in autunno. I mercati, o alcuni operatori, pongono un’enfasi eccessiva sui rischi che queste comportano. Se guardiamo alle consultazioni d’oltralpe ci limitiamo a leggere i sondaggi che restano favorevoli alla stabilità. Per definizione il “cigno nero” non si può escludere, ma allo stesso tempo non può dettare la strategia d’investimento. Se poi riflettiamo sull’andamento possibile delle elezioni tedesche non vediamo rischi particolari visto che, sia una conferma di Merkel sia un’affermazione di Schulz sarebbero di segno pro-europeista e a conferma dello status-quo.

Quali duration e quali titoli di Stato presentano, a vostro parere, il miglior rapporto rischio/rendimento per un investitore alla ricerca di income?

Viviamo in un mondo di rendimenti molto bassi per tutte le asset class obbligazionarie. Il consiglio che diamo a tutti gli investitori è prenderne atto dandosi obbiettivi d’investimento meno ambiziosi, di essere cioè, meno esigenti che in passato.
Ciò ci offre due alternative: la prima è esigere meno prudenza e stabilità, prendendo più rischi per ottenere rendimenti. In questo caso il comparto dei subordinati è il più interessante laddove anche gli high yield hanno raggiunto livelli difficilmente superabili. La seconda opzione è di esigere remunerazioni meno elevate, ma generate da titoli molto meno volatili e meno rischiosi e in questo caso la nostra scelta va sui titoli di Stato “periferici” indicizzati all’inflazione.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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