La Grande Depressione greca

A cura di Rocki Gialanella

In cinque anni di salvataggi sono stati persi il 20% dei posti di lavoro. Un breve excursus della situazione dell’economia ellenica

La situazione in cui versa la Grecia che affronterà il referendum del prossimo 5 luglio è quella di un paese che non riesce a trovare la via d’uscita da una crisi che minaccia di trasformarsi in qualcosa di indefinito. Da quando ha firmato il primo accordo di salvataggio (maggio 2010), tutti gli indicatori economici si posizionano in territorio negativo e l’inversione di tendenza non si intravede all’orizzonte.

Questi sono i dati principali con cui Atene deve fare i conti:
nonostante nel 2014 il Pil sia cresciuto in tre dei quattro trimestri dell’anno, le aspettative non sono ottimiste. Negli ultimi 23 trimestri (più di cinque anni), il paese è riuscito ad ottenere risultati positivi solo in nove mesi. Stando alle stime dei principali organismi internazionali, il Pil ellenico ha registrato una contrazione compresa tra il 25% e il 30% da quando è stato firmato il primo salvataggio. Si tratta di un livello di distruzione della ricchezza superiore anche a quello accusato dagli Stati Uniti durante la Grande Depressione degli anni trenta.

Questa contrazione, quasi permanente, ha colpito duramente il mercato del lavoro. Nell’ultimo anno si è stabilizzata la perdita di occupati, ma un greco su cinque ha perso il lavoro nel periodo preso in considerazione. Attualmente in Grecia ci sarebbero 3,5 mln di occupati, 900.000 in meno rispetto al 2010.

Parallelamente, il tasso di disoccupazione è passato dall’11,6% al 25,6% della popolazione attiva ed ha toccato punte del 27% nel 2013. In questo periodo, il numero degli occupati (3,5 mln) e quello degli inattivi (3,3 mln) sono pericolosamente sullo stesso livello.

In siffatto contesto, non è strano che i salari abbiano accumulato cinque anni di cali. L’anno peggiore è stato il 2013, quando i salari sono scesi in media del 7%. La Commissione Europea si aspetta per il 2015 un aumento dello 0,1% che porrebbe fine a questa lunga serie di revisioni al ribasso.

Un altro indicatore che non vede da molto tempo una variazione positiva è quello dei prezzi al consumo. Secondo l’istituto di statistica greco, la deflazione è in corso da 27 mesi L’ultima volta che è stato registrato un indice dei prezzi positivo è stata nel febbraio del 2013. Dall’inizio del 2015, la variazione dei prezzi è stata del -2%.

Infine, il debito pubblico non smette di crescere e a fine 2014 sfiorava il 180% del Pil. Le aspettative per il 2015 lo vedono stabile su questi livelli.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.