La metamorfosi dei Titani Usa

La metamorfosi dei Titani Usa. I titoli dell’information technology hanno gradualmente scalzato quelli della old economy dal podio delle società a maggiore capitalizzazione

Se solo quindici anni fa avessimo focalizzato la nostra attenzione sulle imprese più grandi degli Stati Uniti, ci saremmo trovati dinanzi a un quadro d’insieme distante da quello che offre la realtà economica del paese in questo periodo. Alla fine del 2016, i big player facenti parte dell’indice Standard and Poor’s 500 erano in larga parte imprese legate alla tecnologia, che hanno gradualmente scalzato dai primi posti i tradizionali colossi dei settori, industria, energia e finanza.

Dall’inizio del 2001 la new economy ha guadagnato gradualmente terreno fino a marginalizzare le grandi società della old economy. Nel 2001, il primo posto della classifica delle società quotate a Wall Street per livello di capitalizzazione era occupato da General Electric, con un valore complessivo di Borsa pari a 406. mld di dollari. La seconda società presente sul podio era Microsoft, seguita da Exxon Mobil. Subito dopo trovavamo Citigroup e Wal-Mart.

Fatto salvo il gruppo di Bill Gates, tutte le altre hanno perso posizioni e sono arretrate di molto nella speciale graduatoria. Le perdite in termini di capitalizzazione vanno dal -40% registrato da General Electric al -24% di Citi e al -11% di Wal Mart.

Alla fine del 2016, la più grande società statunitense in termini di capitalizzazione di mercato era Apple. Il fabbricante di iPhones presenta un livello di capitalizzazione superiore ai 600.000 milioni di usd e capeggia anche la classifica planetaria. Dal 2001 ai nostri giorni la rivalutazione del titolo Apple è stata superiore al 12.000%.

Nonostante questa rivalutazione, l’azione Apple non è stata quella che ha accumulato la migliore performance nel periodo preso in considerazione. La società che primeggia in termini di performance nei quindici anni è Monster, azienda specializzata nella produzione di bevande energetiche.

Tornando al gruppo delle società Usa dotate dei più elevati livelli di capitalizzazione troviamo Alphabet, Amazon, Facebook e Microsoft. L’unica società che è riuscita a mantenere la sua permanenza nel gruppo è dunque Microsoft che, nel frattempo, ha sperimentato una rivalutazione della quotazione del 110%. Da notare che nel 2001 non erano ancora quotate in Borsa l’antica Google (ora Alphabet) e Amazon.

Nei quindici anni che vanno dal 2001 al 2016 ben 93 componenti dell’attuale indice Standard and Poor’s 500 non erano ancora quotati in Borsa nel 2001. I cambiamenti dell’indice dimostrano quanto sia dinamica l’economia Usa e quanto i mercati azionari tendano a riflettere e assorbire tali cambiamenti.

Tra il 2006 e il 2015 i cambiamenti intervenuti nella composizione dell’indice mostrano un continuo alleggerimento dei titoli del comparto finanziario. La crisi dei mutui subprime ha comportato una perdita dell’11% nella capitalizzazione di questo settore e, nonostante il recupero degli ultimi anni, i titoli bancari e finanziari presentano una capitalizzazione inferiore del 6% a quella del 2008. Molto significativa è stata anche la riduzione del peso del settore energy. La sensibile caduta delle quotazioni del petrolio ha avuto un ruolo guida nel trend discendente. La marginalizzazione di questo settore ha radici lontane: negli anni ’80 il suo peso ascendeva fino al 25% dell’indice Standard and Poor’s 500 ).

Al contrario, il settore tecnologico e dell’information technology ha visto crescere il suo peso dal 15% al 20%, in particolare grazie all’pporto di Apple (che pesa per il 3,5% della capitalizzazione totale dell’indice).

Nonostante ciò, un numero crescente di esperti avverte che la spinta del settore tecnologico potrebbe aver raggiunto il suo apice e che i continui cambiamenti a cui è sottoposta l’economia Usa potrebbero riportare in auge i titoli value.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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