La minaccia maggiore per l’economia globale non è l’inflazione ma la politica

Negli ultimi tempi si comincia a parlare di lievi segnali di risveglio per l’inflazione. Come sarà lo scenario per i prossimi mesi? Chen Zhao, co-director of Global Macro Research di Brandywine Global (Legg Mason Group), risponde all’inchiesta di Fondi&Sicav

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-L’inflazione nei paesi industrializzati sembra un gigante addormentato, tuttavia, da più parti si comincia a ipotizzare una fine del ciclo deflazionista vissuto dall’inizio della crisi post Lehman? Qual è la vostra opinione?

È troppo presto per sostenere che il ciclo deflazionistico è terminato. La deflazione è ancora presente in Giappone. Il deflatore del Pil della Cina rimane intorno allo zero e l’inflazione basata sull’indice dei prezzi al consumo resta intorno all’1.3%. Il tasso d’inflazione dei paesi Ocse è fermo allo 0.8%, mentre i prezzi dell’export globale diminuiscono a un tasso annuale del -10%. Senza dubbio, rispetto alle altre economie sviluppate, gli Usa sono un passo avanti nella lotta alla deflazione, ma la loro crescita nominale resta al 2% e il Pce core è al di sotto degli obiettivi fissati dalla Federal Reserve. Inoltre, il mercato del lavoro americano sta leggermente rallentando e la crescita degli utili aziendali rimane molto debole. Per questi motivi, mi sembra eccessivo affermare che ci siamo lasciati alle spalle il ciclo deflazionistico.

Nemmeno i mercati finanziari credono che tale trend deflazionistico sia finito. Lo swap sull’inflazione è precipitato qualche mese fa, senza particolari movimenti nel periodo successivo. La curva dei rendimenti dei Treasury americani è rimasta piatta per vari mesi, riflettendo l’aspettativa che la crescita nominale continuerà a mantenersi a livelli bassi in futuro. Nonostante il recente sell-off del mercato obbligazionario globale, i rendimenti dei Treasury a dieci anni continuano a essere inferiori al 2%.

Penso che la migliore definizione per l’economia globale sia “flatflation”, uno stato di inflazione stabile, ma molto bassa, a livello globale.

-Nell’ipotesi di un ritorno della corsa dei prezzi, quale ritenete siano le asset class da preferire per difendersi dai morsi dell’inflazione e puntare a ottenere rendimenti reali positivi?

Non credo che l’inflazione possa salire in modo significativo nel breve periodo, ma, se ciò dovesse verificarsi, le ripercussioni potrebbero incidere negativamente sia sui mercati obbligazionari sia azionari, con una possibile sovraperformance delle azioni rispetto ai bond. Questo perché i guadagni aziendali sono registrati in termini nominali e, generalmente, le loro performance sono migliori quando l’inflazione cresce. I mercati obbligazionari a rendimento negativo sarebbero, invece, “bruciati alla partenza” se l’inflazione dovesse raggiungere livelli preoccupanti. Inoltre, le obbligazioni dei mercati emergenti sovraperformerebbero quelle dei paesi del G7, in quanto i primi hanno rendimenti reali molto più elevati e valutazioni migliori di quest’ultimi.

Tuttavia, la minaccia maggiore per l’economia globale e i mercati finanziari non è l’inflazione, ma la politica. Se Trump dovesse vincere le presidenziali di novembre, l’unione di protezionismo, la politica fiscale espansionistica e lo sforzo protratto della Fed di normalizzare la politica monetaria potrebbero portare a un forte apprezzamento del dollaro americano e a un massiccio sell-off di obbligazioni. Tale scenario si rivelerebbe pericoloso per l’economia globale, soprattutto per quella americana, con risultati difficili da prevedere.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.