La nuova vita del Nasdaq

A cura di Rocki Gialanella

L’indice accumula una rivalutazione del 351% dai minimi post bolla. Rispetto al passato, il peso del settore tecnologico sulle Borse Usa appare ragionevole e i multipli sono in linea con quelli di mercato

10 marzo 2000. L’euforia e gli eccessi della bolla tecnologica spingevano il Nasdaq fino a quota 5.048 punti. Un livello che rappresentò un vero suicidio per molti investitori, società e gestori. Il salto nel vuoto effettuato nei due anni successivi bruciò il 78% del valore accumulato. La discesa agli inferi continuò fino ai 1.114 punti registrati il 9 ottobre del 2002.

Da allora, i sopravvissuti hanno dovuto intraprendere una lunga traversata del deserto, interrotta da una crisi finanziaria che ha messo in discussione l’esistenza stessa del capitalismo, che li ha riportati sui livelli sperimentati 15 anni addietro. Lo scorso 23 aprile l’indice è balzato nuovamente sopra i 5.000 punti. L’ardua scalata si è tradotta in un rialzo di circa il 350%, quasi il doppio della performance messe a segno dallo Standard and Poor’s 500 e dal Dow Jones, rispettivamente con il 169% e il 143%.

Attualmente, stando ai dati raccolti dal Bloomberg Billionaire Index, i fondatori di alcune delle società tecnologiche più importanti degli Stati Uniti accumulano una ricchezza di 386.900 mln di usd (il Pil dell’Austria, tanto per farsi un’idea).

Ai tempi in cui il Nasdaq viaggiava sui massimi, soltanto Microsoft e Oracle erano ai piani alti della lista messa a punto dalla rivista Forbes. In quel periodo, le principali società per livello di capitalizzazione rispondevano ai nomi di Cisco, intel, Oracle e Sun Microsystems. Di queste società, soltanto Microsoft fa ancora parte del gruppo dei primi, subito dietro i nuovi colossi Google e Apple. In quarta posizione c’è la società più cara del momento: face book. Al decimo posto della classifica dei ‘paperoni’ troviamo jeff Bezos, fondatore di Amazon, società il cui titolo si è rivalutato più del 24.000% da quando ha cominciato ad essere negoziato (1997). Amazon è senza ombra di dubbio una delle vincitrici della sfida nel lungo termine.

Visti I nuovi massimi raggiunti dall’indice Nasdaq, sono in molti a chiedersi se ci troviamo dinanzi ad un’altra bolla o se le attuali quotazioni sono sostenibili. Il ratio P/e attuale è di circa 19,5, solo il 5% più elevato rispetto al mercato Usa nel suo complesso. Nel 2000 tale ratio era 72, più del doppio della valutazione del mercato. L’anno dello scoppio della bolla fu segnato da un’inarrestabile accelerazione del ratio con un aumento superiore al 50%.

Un altro fattore che lascia ben sperare è il minor peso delle azioni tecnologiche sul complesso del mercato azionario Usa: nel 2000 il peso era di quasi il 30%”; attualmente si posiziona a ridosso del 20%. Il settore tecnologico ha riacquistato un ruolo di primo piano all’interno dello S&P 500, ma è comunque meno predominante rispetto a quanto visto nel 2000.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.