La possibile alba dei corporate americani

Forse è ancora presto per dirlo, date le numerose incognite, però oggi, per la prima volta in questo 2022, gli investitori in credito corporate statunitense potrebbero trovarsi di fronte a un panorama non esclusivamente fatto di macerie generate dall’avversione al rischio e paura di un’inflazione senza fine. In particolare, la prima economia del mondo si trova in uno scenario largamente migliore rispetto all’Europa.

Innanzitutto, un aspetto interessante che si può ricavare dall’analisi del complesso dei tassi statunitense è dato dal fatto che è evidente che la Fed si sta trovando a inseguire gli investitori. Essi, infatti, appaiono molto pessimisti sulle prospettive dell’inflazione di breve periodo e stanno praticamente dettando loro la linea alla Banca centrale.

Le quotazioni delle parti a breve della curva stanno diventando ormai un surrogato della forward guidance che Powell e soci attualmente non forniscono più, Daniel Dolan, gestore del fondo Imgp Us Core Plus e socio amministratore di Dolan McEniry Capital Management, sottolinea: «Una statistica in particolare riflette quanto sia stata estrema la reazione del mercato obbligazionario.

Lo spread storico tra il tasso dei Fed funds e il Treasury a due anni è a una media di 34 punti base dal 1976. E c’è chi ritiene che la curva dei rendimenti sia molto più avanti della Fed: se si ipotizza che i future sui Fed Funds siano a 348 punti base a dicembre, è chiaro che la curva si aspetta la direzione di marcia dei tassi».

Scenario da tregenda

Per certi versi, dunque, i mercati già hanno scontato gran parte dello scenario da tregenda che è andato materializzandosi negli ultimi mesi.

A favore dei corporate statunitensi potrebbe giocare anche il fatto che, comunque, se allarghiamo l’orizzonte temporale un minimo oltre l’immediato, si può cominciare a ragionare su un’America post-picco inflativo: gli Stati Uniti si sono mossi prima e dispongono di grandi quantità di energia, dovendo però al contempo fare fronte a maggiori pressioni sul fronte salariale. Tutto sommato, però, si tratta di un quadro più gestibile rispetto a quello che è toccato in sorte alla Bce.

È possibile che l’America riesca a domare il carovita, senza dovere distruggere troppo la domanda.

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Boris Secciani
Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.