La Spagna continuera’ a mantenersi su livelli elevati di crescita?

A cura di Stefania Basso

Aumentano i dubbi. Nuovi posti di lavoro scarsamente qualificati, scesi i salari, esportazioni deboli. ll commento di Fabio Balboni, European Economist, HSBC

La Spagna ha realizzato ottimi risultati dalla crisi finanziaria. Le previsioni ufficiali di crescita del pil sono state alzate al 2,9% quest’anno e il prossimo e al 3% nel 2017 e 2018. La produzione industriale ha registrato +2,9% rispetto a un anno fa e la creazione di nuovi posti di lavoro ha toccato livelli record. Molti economisti locali ritengono che la crescita annua supererà le stime del Governo.

Ma la Spagna riuscirà a rimanere su questi elevati livelli di crescita quando svanirà lo stimolo generato dall’abbassamento dei prezzi dell’energia e da altri fattori temporanei? Il Ministro dell’economia ritiene che la ripresa sarà trainata dall’aumento degli investimenti, comprese le costruzioni residenziali, grazie alle esportazioni nette e ai consumi pubblici. Ci sono tuttavia numerosi rischi al ribasso per questo scenario.

I nuovi posti di lavoro sono perlopiù nel settore dei servizi, scarsamente qualificati e part-time.
I salari sono scesi dello 0,2% nell’ultimo trimestre del 2014 e il Governo prevede che le pressioni dei salari rimarranno contenute. Gli economisti del Governo ritengono che la crescita bassa dei salari manterrà l’inflazione spagnola sotto la media dell’eurozona ma se dovesse aumentare la competittività potrebbe risentirne ulteriormente.

Le esportazioni sono state fiacche quest’anno. Alcuni mercati sono deboli, ma i competitor dell’Eurozona, come l’Italia ad esempio, sono stati molto più positivi in termini di crescita delle esportazioni. La solida ripresa della domanda interna potrebbe far tornare sul mercato domestico quelle aziende che durante la recessione avevano deciso puntare sulle esportazioni ma la banca centrale ritiene che le aziende che hanno investito in infrastrutture per le esportazioni difficilmente torneranno sui loro passi. Le leggi sul lavoro e le regolamentazioni che riducono gli incentivi alla crescita per le aziende ostacolano le esportazioni.

Il disavanzo fiscale scenderà rapidamente stando alle stime del Governo – dal 5,8% del pil nel 2014 al 2,8% nel 2016 e 0,3% nel 2018. La Commissione Europea, tuttavia, stima che scenderà solo al 3,5% nel 2016, mancando l’obiettivo del 3% dell’UE.

Le proiezioni del gettito fiscale del Governo appiono relativmente prudenti, in ripresa di circa lo 0,3% del pil da qui al 2018, un dato inferiore alle riprese precedenti ma sono previsti tagli all’imposta sul reddito e sulle società, che incidono per lo 0,9% del pil, nel 2015 e 2016.

Quasi tutto il peso della correzione del disavanzo è sulla spesa. La spesa pubblica scenderà dal 43,6% del pil nel 2014 al 38,4% nel 2018, rappresentndo anche un elemento guida positivo della crescita del pil. L’autorità fiscale indipendente ha affermato che sarà arduo raggiungere gli obiettivi per la sicurezza sociale e le regioni.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.