La Trumpnomics non impatterà sui mercati emergenti

Chi vince e chi perde. “Siamo positivi su Argentina, Indonesia e Brasile. Messico e Turchia le possibili note dolenti”, affermano gli esperti di NNIP

Il 2016, anche se caratterizzato da un’elevata volatilità, è stato un anno di ottimi risultati per il debito dei mercati emergenti (Emd). Le obbligazioni in valuta forte e in valuta locale e il debito corporate hanno, infatti, mostrato rendimenti anche superiori al 10%. A nostro avviso i mercati emergenti, pur in presenza di alcuni elementi di incertezza nel breve periodo, continueranno a realizzare performance positive, anche in un contesto come quello attuale caratterizzato dall’aumento dei rendimenti obbligazionari Usa e dal rafforzamento del dollaro. Le prospettive di crescita economica dei paesi emergenti, infatti, stanno migliorando e i loro saldi con l’estero hanno già compiuto notevoli progressi.

I tassi di interesse reali sono elevati, l’inflazione segue un trend discendente e le divise sono sottovalutate. Inoltre, la crescita di questi mercati è favorita dall’aumento dei prezzi delle materie prime. “I tassi di interesse sono ancora ai minimi storici in Europa e in Giappone mentre registrano un leggero rialzo negli Stati Uniti. Questo ci fa affermare che il contesto globale dei tassi di interesse si conferma favorevole per l’Emd”, spiega Simona Merzagora, managing director di NN Investment Partners, realtà globale con un’esperienza di 170 anni nell’asset management e 7,1 miliardi di dollari (dato fine gennaio 2017) in gestione sul debito emergente. “In molti dei mercati sviluppati – precisa – i rendimenti obbligazionari sono ancora negativi e per questo riteniamo che in tale scenario questa asset class offra un’alternativa di investimento interessante”.

“Nel breve periodo l’incertezza legata alle politiche statunitensi rimane relativamente elevata, ma la Trumpnomics – ne è convinto Marcelo Assalin, head of Emerging Market Debt Strategies di NN Investment Partners – non rappresenterà una forza destabilizzante per i mercati emergenti. Dopo l’esito delle elezioni, i rendimenti obbligazionari Usa hanno subito una forte impennata, fattore che normalmente crea condizioni avverse per il reddito fisso in generale e per l’Emd in particolare. Finora, tuttavia, il debito dei mercati emergenti ha dimostrato un’estrema resilienza, grazie al miglioramento dei fondamentali di tali mercati nel corso degli ultimi anni. I paesi emergenti oggi sono più forti rispetto alla situazione in cui versavano all’epoca del taper tantrum del 2013”, sottolinea l’esperto di NN IP.

Tra i fattori favorevoli agli emergenti, vi è l’importante riduzione del fabbisogno di rifinanziamento con l’estero, favorita dalla netta diminuzione dei disavanzi delle partite correnti nella maggior parte dei paesi Em, oggi meno vulnerabili agli shock esterni e in grado di ammortizzare gli effetti dell’aumento dei tassi di interesse globali e di un potenziale rafforzamento del dollaro.

Tra i fattori di rischio per l’Emd c’è l’eventualità di un Donald Trump particolarmente aggressivo che potrebbe entrare in rotta di collisione con i repubblicani al Congresso sulle questioni fiscali e commerciali. Inoltre, il presidente statunitense potrebbe introdurre dazi sui beni dei paesi emergenti o addirittura intraprendere una guerra commerciale con la Cina e ciò impatterebbe negativamente sulle esportazioni di quest’area. “Tuttavia il nostro scenario di base – afferma Assalin – prevede un Trump focalizzato su un’agenda incentrata sulla crescita, fattore che porterà benefici all’universo emergente”.

America Latina
L’area è fra quelle che più ha beneficiato della ripresa dei prezzi delle commodity, realizzando nel 2016 una delle migliori performance a livello regionale (+14%) dell’universo di investimento di NN IP.

Chi vince:
· Argentina: Con il nuovo Governo del presidente Macri il paese ha registrato importanti progressi sul fronte delle riforme, attraendo capitali privati e ora può essere incluso nell’indice Em Local Bonds. Le prospettive per l’Argentina rimangono positive, con una situazione economica in miglioramento, un export in ripresa e una valuta che garantisce un alto carry e che sicuramente offre più stabilità dopo la recente svalutazione.
· Brasile: Va annoverato tra i paesi più promettenti, in quanto è diventato il mercato obbligazionario più redditizio dell’universo in valuta locale grazie al forte cambiamento politico in atto, con il real cui spetta la palma di valuta best performer, seguito a ruota dal rublo russo.

Chi perde:
· Messico: Potrebbe essere penalizzato dall’impatto della retorica elettorale di Trump. Il peso messicano è stato usato come strumento di copertura contro tutti i rischi per i mercati emergenti legati all’elezione del candidato repubblicano.

Asia
E’ un’area che offre selezionate opportunità, legate principalmente alle riforme strutturali.

Chi vince:
· Indonesia: Il presidente Jokowi ha efficacemente consolidato il proprio potere politico, guadagnando popolarità con la sua agenda di riforme orientata alle imprese, in patria e all’estero.

Chi perde:
· Cina: Prevale la cautela. Questo non per preoccupazioni legate alla crescita, che dovrebbe attestarsi attorno al 6,5%, trainata dagli stimoli fiscali e monetari, quanto piuttosto per i progressi delle riforme. Se il paese si concentrerà troppo sulla crescita a breve termine e troppo poco sul miglioramento del quadro istituzionale e sull’aumento dei livelli di produttività, aumenteranno le probabilità di un hard landing in futuro. In un’ottica di medio-lungo termine esiste la possibilità che i rischi relativi alla Cina aumentino.
· Turchia: questo paese ha un ingente bisogno di finanziamenti esterni e questa sua dipendenza lo rende vulnerabile all’innalzamento dei tassi e dei rendimenti dei treasury.

Dando uno sguardo alle performance, Assalin si attende un altro anno positivo per l’Emd: “Prevediamo che a fine 2017 i rendimenti decennali Usa arriveranno intorno alla soglia del 3%. Questo non significa che gli spread Emd debbano ampliarsi. Storicamente, quando i tassi d’interesse statunitensi aumentano in seguito a un miglioramento delle prospettive di crescita, quasi sempre gli spread Emd subiscono una contrazione. Quindi, sia in ambito sovrano, sia per i titoli corporate e nel segmento hard currency, prevediamo una contrazione degli spread che pensiamo possano scendere verso i 280 punti base. Il rendimento totale delle obbligazioni emergenti in valuta forte potrebbe quindi attestarsi intorno al 5-6%”.

“Sul fronte delle obbligazioni in valuta locale, le nostre previsioni sono piuttosto simili”, conclude Assalin. “Per l’indice GBI-EM ci aspettiamo un rendimento compreso tra il 4% e il 6%, attribuibile in gran parte al carry dell’asset class che ha un rendimento vicino al 7%. Per i mercati di frontiera, invece, i rendimenti totali potrebbero essere di circa il 7-8%”.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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