La zavorra dell’eurozona

La zavorra dell’eurozona. Gli esperti ricorrono alla definizione ‘zombie’ per indicare società che riescono a sopravvivere soltanto grazie al rifinanziamento del proprio debito

La Bis (banca internazionale dei regolamenti), l’organismo che coordina l’attività della maggior parte delle banche centrali di tutto il mondo, ha una definizione specifica di queste società: si tratta di aziende con oltre dieci anni di vita, che quotano in Borsa e i cui costi finanziari superano da sempre i risultati dell’attività economica svolta. In altri termini, si tratta di imprese il cui debito annulla i benefici che riescono a ottenere dal business. Zombie che distruggono capitale e non creano valore.

La Bis non è l’unica istituzione ad aver approcciato il problema. All’interno del report intitolato ‘Breaking the shackles: zombie firms, weak banks and depressed restructuring in Europe’, due economisti dell’OECD sottolineano che un certo numero di imprese che sarebbero scomparse in condizioni di politica monetaria meno accomodanti, stanno influenzando negativamente la produttività e la crescita economica in Europa.

Gli esperti hanno calcolato che circa il 10% delle imprese di Francia, Germania, Italia e Spagna rientra nella definizione di società zombie messa a punto dalla Bis. Nel 2007, la percentuale era del 5,5%. La situazione è più complessa in Italia e Spagna. Stando ai dati raccolti ed elaborati dall’OECD, l’incidenza percentuale di società zombie si sarebbe triplicata dal 2007 a oggi. Il problema viene amplificato dal peso occupazionale che rivestirebbero queste imprese: in Italia il 10% degli occupati lavora in queste imprese.

Anche la Bundesbank ha recentemente pubblicato uno studio che evidenzia gli effetti collaterali delle misure adottate dalla Bce a partire dal 2012. Secondo la Bundesbank, le iniezioni di liquidità hanno aiutato a stabilizzare il settore bancario e a supportare il credito, ma buona parte dei prestiti è stata concessa a società già indebitate e non ha prodotto effetti positivi sulla creazione di occupazione e sugli investimenti.

Gli esperti che hanno studiato il problema attribuiscono la causa principale alla politica monetaria della Bce (tassi zero e iniezioni di liquidità per uscire dal pantano della crisi). Si tratta dell’effetto collaterale del denaro a basso costo voluto dalle banche centrali, che hanno pensato bene di allungare l’agonia di queste imprese piuttosto che dover fare i conti con le pesanti ripercussioni economiche e sociali derivanti dal loro default.
In seguito allo scoppio della crisi finanziaria nel 2008, l’eurozona fu interessata da una fase di scarsità del credito. La Bce decise di aumentare la liquidità del sistema offrendo denaro a basso costo. Gran parte di questo denaro è stato captato dalle società per rifinanziarsi a condizioni più vantaggio se ed evitare default societari in una fase in cui le banche necessitavano urgentemente di migliorare i ratio di solvibilità.

Per ora è stato evitato il default di queste società, ma la Bce è consapevole del fatto che la presenza delle società default ha un impatto negativo sull’inflazione (che la Bce cerca di portare affannosamente al 2% del target inflation) perché spinge in basso i prezzi dei settori in cui operano, creano barriere all’ingresso ai competitor più sani e lasciano nell’incertezza più profonda i loro fornitori.

Se l’eurozona continuerà a crescere e si lascerà definitivamente alle spalle la crisi, le imprese zombie si trasformeranno in una bomba a orologeria per la ripresa del Continente. Nell’ipotesi in cui la crescita sia talmente sostenuta da provocare un’accelerazione del processo di normalizzazione del costo del denaro, la festa delle compagnie zombie avrebbe fine.

Il dibattito sulle aziende zombie pone seri dubbi sia sulla solvibilità del sistema bancario europeo nel medio termine sia sull’aumento delle probabilità che siano proprio le banche a doversi occupare del controllo e del rilancio di alcuni settori in agonia.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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