La zona Goldilocks

Secondo Pierre Olivier Beffy, chief economist di Exane BNP Paribas, la Fed non dovrebbe rialzare i tassi fino a dicembre anche se sono previsti tempi incerti e difficili

La scorsa settimana, sono andato in vacanza nel sud della Francia. Dopo gli orrori di Nizza, vorrei soltanto dire che siamo stati profondamente toccati da quanto successo e che il popolo francese ha apprezzato i messaggi di conforto provenienti da tutto il mondo.

Tornando ai mercati e all’economia, il rimbalzo dei mercati azionari globali della scorsa settimana indica che gli operatori di mercato credono che stiamo rientrando in una zona “Goldilocks” cioè uno scenario in cui i dati macro sono sufficienti per permettere una crescita discreta ma non abbastanza forti da giustificare una politica monetaria restrittiva. Questo potrebbe essere una conseguenza positiva e inattesa del referendum britannico. Anche se la Brexit inciderà negativamente sull’economia del Regno Unito, finora i dati suggeriscono che l’impatto sul resto del mondo dovrebbe essere marginale. Inoltre, l’incertezza associata alle conseguenze del voto ha spinto le banche centrali a mantenere le proprie politiche accomodanti.

Iniziamo guardando al caso degli Stati Uniti. Dopo aver rivisto i dati al netto delle componenti straordinarie e dell’effetto della stagionalità, il ritmo di crescita delle retribuzioni è coerente con un aumento del Pil di circa il 2,5%. Perfino le vendite retail hanno registrato un robusto rialzo dello 0,6% su base mensile a giugno, al di sopra delle attese, confermando il rimbalzo dell’economia statunitense dopo un debole primo trimestre. Sebbene in passato questi dati avrebbero fatto temere un aumento dei rendimenti obbligazionari, l’incertezza indotta dalla Brexit ha spinto i mercati a non attendersi un rialzo dei tassi prima del 2018.

Questa settimana, il Giappone ha aumentato il mix di politiche monetarie. Il partito LDP del primo ministro Abe ha vinto con un netto vantaggio le elezioni per il rinnovo della camera alta, lasciando intravedere un periodo di allentamento monetario e fiscale coordinato. E si stima addirittura che la BoJ e il ministro delle finanza possano introdurre l’Helicopter Money. Siamo piuttosto propensi a pensare che i policymarker giapponesi stiano valutando un incremento più “convenzionale” nella spesa pubblica e un ritmo più veloce del Qqe. Al di là delle possibili manovre, è chiaro che la politica giapponese sta per diventare più accomodante. Monitoreremo con attenzione il prossimo meeting della BoJ che avrà luogo il 29 luglio.

Per quanto riguarda l’Europa, invece, le pressioni sulle banche italiane si stanno allentando leggermente, in particolare dopo le voci che un piano di salvataggio per Montepaschi di Siena sta per essere completato. Secondo i giornali, il piano prevede la vendita degli NPL seguita da una ricapitalizzazione della banca. Le preoccupazioni del mercato sono diminuite anche nel Regno Unito in quanto si aspettano stimoli dalla banca centrale: la Bank of England, infatti, non ha apportato modifiche alla propria strategia la scorsa settimana ma ha lasciato intendere che un importante pacchetto di misure sarà annunciato ad agosto.

Questa settimana, abbiamo avuto il piacere di discutere con Danny Blanchflower, in passato membro del comitato della politica monetaria della Bank of England. Danny ha sottolineato che, come già avvenuto nel periodo 2008-09, i policymaker riconoscono una recessione solo quando questa è ormai già iniziata. Per tal motivo non ha escluso la possibilità che questa volta la BoE potrebbe, in via preventiva, provare a sorprendere i mercati con uno “shock and awe” e in seguito, quando arriverà il momento di riprendere gli acquisti di asset, lanciare un’iniziativa su asset alternativi e illiquidi (come i mutui garantiti da proprietà commerciali). Le minute dell’incontro della BoE della scorsa settimana suggeriscono che al momento i policymaker britannici stanno discutendo in merito allo strumento appropriato, lasciando così intendere che leve monetarie meno convenzionali potrebbero essere prese in considerazione.

Altri due fattori hanno inciso sul sentiment nel Regno Unito. Innanzitutto sembra che siano diminuiti i timori su un probabile congelamento dei riscatti dei fondi open-fund attivi nel settore immobiliare. Infatti, un manager ha scongelato i riscatti. Per essere chiari, l’outlook sul settore immobiliare britannico non è roseo. I nostro analisti stimano che una diminuzione del Pil dell’1% è tipicamente associata a una riduzione del 10% dei prezzi delle proprietà commerciali (con una correzione del 18% per il 2018). Tuttavia, considerata la politica monetaria accomodante sul tavolo, non ci sono minacce di una crisi finanziaria scatenata dal settore real estate. In secondo luogo, l’incertezza politica si è ridotta grazie alla veloce conclusione del processo di nomina di un nuovo leader del partito conservatore.

Alla luce di ciò, i policymaker dovrebbero mantenere delle politiche accomodanti per un po’ di tempo. Così come avevamo scritto in precedenza, pensiamo che la Fed non dovrebbe rialzare i tassi fino a dicembre. Ci aspettiamo, comunque, tempi incerti e difficili: l’impatto della Brexit sul Regno Unito sarà visibile solo a partire da agosto e stimiamo una moderata recessione per la fine dell’anno. Tuttavia, nel breve termine gli investitori potrebbero essere tentati dal cavalcare l’onda Goldilocks.

 

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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