L'accordo greco

Eric Chaney, Chief Economist AXA Group & Head of Research AXA IM, condivide alcune riflessioni su accordo greco

Torneranno gli ispettori della Troïka

Eppure questo consentirà all’ex-Troïka (FMI, BCE e Commissione UE) solo di iniziare le negoziazioni per un ‘Memorandum of Understanding’ (MoU). Per raggiungere un accordo sul terzo bailout, i Capi di Stato dei Paesi UE hanno posto varie condizioni. Per citarne solo alcune:

Una riforma pensionistica ambiziosa e l’implementazione di un deficit nullo entro ottobre 2015″;
Riforme dei mercati sulle linee guide delle best practices OCSE, inclusa l’apertura di alcuni settori come quello dei traghetti;
Privatizzazione della rete elettrica nazionale;
Riforma del mercato del lavoro, iniziando dalla negoziazione collettiva, senza alcun riferimento alle best practices della ILO (International Labour Organization, come invece preferito dai sindacati);
Trasferimento ad un fondo indipendente (ispirato al Treuhandanstalt tedesco) degli asset reali del Paese, con un target di privatizzazioni per EUR 50 mld;
Riduzione dell’influenza della politica sull’amministrazione pubblica;
Completa cooperazione con le istituzioni nel territorio (il ritorno degli ispettori della Troïka).

Immediatamente disponibili ¤18 mld

In cambio, la Grecia beneficerà di un piano di salvataggio su tre anni dell’ammontare di circa 84 mld, incluso un cuscinetto tra 10 mld e 25 mld di euro per ricapitalizzare il sistema bancario. Di questo ammontare, 10 mld verrebbero resi disponibili immediatamente in un conto segregato presso l’ESM. Un prestito ponte di circa 7 mld verrebbe inoltre concesso alla Grecia per coprire il debito verso il FMI e la BCE questa estate. In aggiunta, la Commissione UE potrebbe finanziare investimenti in Grecia fino a ¤35 mld, dei quali 1 mld disponibile immediatamente.

Storno del debito, ma a certe condizioni

I paesi dell’Eurozona hanno inoltre accettato di allungare il grace period e le scadenze per i pagamenti del debito greco, a condizione che vengano implementate nella loro interezza le misure concordate nel MoU, e che queste superino una prima review. E’ sempre stato implicito che i creditori avrebbero accettato una riduzione del valore attuale netto del debito. E’ ora esplicito.

A prima vista, il bailout appare costoso e complesso. Sarebbe però in grado, se implementato nella sua interezza, di rilanciare l’economia greca e creare posti di lavoro nei prossimi anni. In un certo senso, e forse per paura delle conseguenze ignote di una Grext, i creditori hanno raddoppiato la posta in gioco invece che abbandonare il tavolo. Rimangono però ancora molti ostacoli prima che si vedano risultati positivi.

Cosa potrebbe andare storto?

In primo luogo, il Parlamento greco deve approvare lo condizioni indicate nel comunicato dell’Eurosummit. Non dovrebbe essere difficile, visto che la maggioranza di Syriza ed i partiti moderati all’opposizione molto probabilmente saranno favorevoli all’accordo. Potrebbe emergere anche una nuova coalizione in Grecia.

In secondo luogo, i Parlamenti dei Paesi creditori quali Germania, Finlandia, Paesi Bassi ed Irlanda dovranno parimenti approvare l’accordo. Vedremo come voteranno gli Olandesi.

Terzo, le negoziazioni sul MoU dovranno concludersi positivamente – e vi saranno varie occasioni perché la Grecia tenti di tornare sui propri passi su alcuni punti.

Quarto, le riforme dovranno effettivamente essere implementate, in un Paese con problemi di corruzione, di protezionismo e ricco di complessità amministrative. L’esperienza passata insegna che questo ultimo punto sarà forse la parte più problematica del programma.

Non è ancora certo dove andremo ad atterrare

In generale, crediamo che vi siano buone probabilità che venga negoziato un terzo bailout con misure transitorie per evitare il rischio di una Grexit caotica ed imprevedibile, ma è troppo presto per affermare che Grecia ed Area Euro sono fuori pericolo.Anche se non dovesse essere più sotto i riflettori, la crisi greca ha portato allo scoperto la debolezza chiave dell’Eurozona: non è né un’unione politica, né un gruppo di nazioni indipendenti regolamentate dalle stesse leggi, ma piuttosto un costrutto politico ancora poco chiaro, per gli storici, ed una creazione ancora in corso d’opera per i suoi cittadini.