Lampi di Colore

Il commento di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr

Alla luce delle news odierne, diventa sempre più difficile, per gli operatori e i commentatori, scacciare l’impressione di stare assistendo all’uscita, almeno temporanea, della Grecia dall’¤. Con questo non voglio dire che questa sia scontata (non si può mai dire) ma solo che analizzando oggettivamente la situazione creatasi, sembra l’epilogo più probabile.
Certo, questa vicenda ha imboccato talmente tante volte la strada meno ovvia, che potrebbe farlo una volta di più, sfociando in un accordo dell’ultim’ora.
Andiamo con ordine.
La seduta è partita con tono contrastato in Asia. Tokyo si è giovata di quella che è sembrata una reazione composta al NO greco. Lo Yen è tornato a indebolirsi ieri dopo la chiusura, avvenuta prima che trapelassero le news di Varoufakis, e forse anche il crollo dell’oil è stato visto con favore, visto quanto ne importa il Giappone ( e magari per il suo impatto sull’inflazione, che potrebbe spingere la BOJ a fare di più). Per contro, la volatilità non vuole abbandonare i mercati cinesi, anche oggi protagonisti di una price action selvaggia. Tra gli altri indici forte Sydney, che forse anticipa ulteriore stimolo all’economia cinese, mentre poco variati il resto degli indici.

L’Europa ha provato a partire con un tono costruttivo. Diverse banche greche hanno dichiarato che la mossa ECB sugli haircuts non impattava la loro liquidità, confermando che si trattava solo di un avvertimento. Il programma prevedeva l’Eurogruppo alle 13.00 in cui idealmente il nuovo ministro delle finanze Tsakalotos avrebbe dovuto presentare le nuove proposte, e poi stasera il Summit per produrre la risposta ufficiale dell’EU al referendum. Sui media circolavano indiscrezioni di una proposta simile a quella bocciata dal referendum, il che ha creato un po’ di speranzosa positività. Speranzosa perchè l’ ipotetica proposta, già bocciata dal popolo greco, difficilmente avrebbe soddisfatto i creditori, in quanto scaduta e non più attuale alla luce del marcato deterioramento del quadro macro greco.

Comunque sia, l’azionario è partito in positivo, con le banche intente a rimbalzare. E’ durato poco. I media hanno preso a popolarsi dei commenti freddi dei ministri europei, che hanno spento progressivamente gli entusiasmi. Nel primo pomeriggio è gradualmente emerso che Tsakalotos si era presentato a mani vuote all’Eurogruppo, chiedendo apparentemente esborsi e annunciando una formale richiesta di programma all’ESM da presentare “”forse”” (sic) domani. Ha chiuso la Merkel, dichiarando che “”al momento mancano le basi per trattare””.Comprensibilmente, il sentiment sull’ azionario si è progressivamente sgretolato, producendo, complice una Wall Street a sua volta volatile, una chiusura pesante (Eurostoxx -2.1%). Nuovamente penalizzate le banche, con il consueto effetto deprimente su Milano (-3%).

Interessanti la reazione della divisa unica, in calo costante durante la giornata, e quella dei bonds, dove dei periferici assai ben supportati hanno quasi tenuto il confronto con un bund supportato dalla risk adversion, e dal calo delle attese di inflazione globali imposto dal crollo dell’oil (-8% in 2 sedute).

La tenuta dei bond periferici è sicuramente tra i temi più interessanti delle ultime 48 ore. L’impatto del “”NO”” è stato, fin qui, praticamente nullo, sui rendimenti, e moderato sullo spread, interamente ascrivibile al rally del bund. Il messaggio che se ne ricava è che il mercato ritiene assai ridotto l’impatto di un uscita della Grecia sul resto dell’unione monetaria. Il motivo di cotanto ottimismo sembra essere la fiducia posta nella capacità dell’ECB di stroncare sul nascere eventuali attacchi speculativi. Non a caso la divisa unica scende, scontando presumibilmente un incremento delle misure straordinarie (QE).

Diverso è il discorso dell’azionario che non gode direttamente di tale supporto, e col crescere delle probabilità di un uscita, va a prezzare un impatto sulla crescita europea, e , a torto o ragione, sugli utili aziendali.

Tornando alla questione greca, la soluzione accordo ponte sembra difficile. Il programma è scaduto e ne serve uno nuovo. La proposta offerta dai creditori, più che essere scaduta, non è più attuale, perchè la situazione in Grecia è talmente deteriorata che i target di risparmio che vi erano indicati sono ormai dei miraggi. Il problema è che il tempo stringe, il sistema bancario greco collasserà entro breve, servono soldi immediatamente, ma su che base un EU frustrata e irritata dovrebbe concederli a Tsipras? Sarebbe un atto di fede. Razionalmente, sembra molto più facile che in tempi brevi in Grecia si giunga alla circolazione di pagherò, anticamera di una moneta parallela.

Mentre mi accingo a concludere, in enorme ritardo, il pezzo, noto che i Future sugli indici azionari europei ancora attivi a quest’ora, in perdita di oltre 2 punti percentuali alla chiusura del cash alle 17.30, sono passati in positivo. Il catalyst sembra essere il circolare di un pezzo di Dow Jones secondo cui oggi Tsipras si sarebbe presentato chiedendo un finanziamento di emergenza di un mese in cambio del passaggio di alcune riforme, e la cosa sarebbe stata presa in considerazione:
** DJ Eurozone Weighing Plan For Short-Term Deal On Greece By Sunday — Senior French Official
** DJ Greece Would Accept Budgetary Measures of Pre-Referendum Proposal — Senior French Official
**DJ Short-Term Deal Would Provide Immediate Financing For Greece — Senior French Official
** DJ Eurozone Leaders Would Meet on Sunday To Finalize Deal — Officials
** DJ Short-Term Deal Would Offer Prospect of Debt Relief Through Interest Rate Cuts, Maturity Extension — Senior French Official
Coerentemente, la divisa unica ha recuperato terreno, scontando eventualmente un ritorno della fiducia, o una minore probabilità di aumento del QE
A volte gli atti di fede possono avvenire in finanza. Ma è raro. Intanto cominciamo a vedere domani che fa l’ECB..