L’area euro seguirà il nuovo trend globale di risalita dei rendimenti

Yuri Basile, responsabile Comparto Obbligazionario di Aletti Gestielle Sgr, interviene all’inchiesta di Fondi&Sicav sulle prospettive dei tassi e rendimenti dei government bond, dopo la vittoria di Trump negli Usa

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Dopo la vittoria di Trump, le attese per un’accelerazione del processo di normalizzazione della politica monetaria ultraespansiva negli Usa hanno fatto impennare i rendimenti dei treasury bond decennali al 2%. Cosa vi aspettate per il 2017 e quale potrebbe essere, a vostro giudizio, l’asset allocation della componente obbligazionaria adatta al nuovo scenario?

In base al nostro parere la risalita dei rendimenti dei Treasury non è dovuta a un’attesa di accelerazione della politica monetaria in senso più restrittivo. Se fosse così ci sarebbe stato un movimento di risalita e appiattimento della curva dei rendimenti ovvero un “bearish flattening”; invece abbiamo visto un “bearish steepening”, ovvero una risalita dei rendimenti accompagnata da un irripidimento della curva, solitamente motivato da un aumento delle attese di inflazione e da un aumento del premio al rischio sulle scadenze più lunghe. La vittoria di Trump, ma soprattutto la conquista del congresso da parte dello stesso partito, ha creato delle aspettative di superamento dell’ingorgo politico attuale; in particolare il mercato si attende un’espansione fiscale, e un’ondata di deregolamentazione in grado di dare una spinta alla crescita permanente. Considerata la situazione di piena occupazione e di enorme liquidità è inevitabile che maggior crescita si traduca presto in inflazione. Ed è parimenti inevitabile che maggior deficit si traduca in maggior emissione di titoli di stato, a cui si aggiunge il fatto, non trascurabile, che le banche centrali dei paesi emergenti ridurranno il loro stock di treasuries nell’intento di proteggere le loro valute.
Senza dubbio siamo di fronte a uno scenario inaspettato che a nostro giudizio segna la fine del trend di discesa dei rendimenti, però il mercato troppo velocemente ha cercato di prezzare i risultati dei prossimi due anni di amministrazione Trump, quindi il nostro parere è che nel breve periodo, pur in un trend di risalita dei rendimenti, assisteremo a profonde oscillazioni legate alla verifica costante dell’implementazione di quella che è ormai definita come Trumpeconomics. In una battuta da “Fed watcher” diventeremo “Congress watcher”.

In Europa, nonostante gli acquisti di titoli di stato operati dalla Bce, gli effetti si sono fatti sentire sui rendimenti dei titoli di stato periferici. Il rendimento del Btp decennale è schizzato al 2% in poche sedute. Come valutate il mercato dei government bond europei? La Bce riuscirà ancora a pilotarne i rendimenti o l’onda d’urto proveniente dagli Usa sarà più forte di Draghi?

I governativi della “Core Europe” hanno iniziato a mostrare rendimenti negativi anche nella scadenze lunghe, dopo l’esito inaspettato del referendum britannico. Le attese per un’intensificazione e una prosecuzione del Qe evidenziavano problemi di scarsità e  si diceva che la Germania emetteva meno carta di quella che la Bundesbank doveva comprare. In tale contesto le prime indiscrezioni riguardo la possibilità che l’estensione degli acquisti si sarebbe accompagnata a una riduzione degli ammontari hanno assestato il primo colpo. Tale debolezza si è acuita dopo la vittoria di Trump e le considerazioni riguardo la nuova politica economica americana. A tutto ciò si aggiunge la paura che il voto di protesta che ha portato prima a Brexit e poi a Trump possa influenzare l’Europa continentale in un voto a favore dei partiti euroscettici. I titoli di stato italiani, per la buona liquidità del mercato, per la posizione di anello debole dell’unione monetaria e per l’avvicinarsi della scadenza referendaria, sono utilizzati come strumento di copertura delle ingenti posizioni sui risky assets obbligazionari e tendono a sottoperformare gli altri governativi europei nelle fasi di discesa del mercato. La Bce probabilmente ridefinirà il programma di Qe in modo da estenderlo dopo la scadenza di marzo, ma è sempre più evidente che il compito di allontanare la deflazione debba passare alla politica fiscale. In tale contesto anche l’area euro seguirà il nuovo trend globale di risalita dei rendimenti, mentre i titoli periferici e soprattutto lo spread italiano avranno bisogno di allontanare lo spauracchio dell’ondata euroscettica, non tanto attraverso il Sì al referendum costituzionale, quanto piuttosto con le elezioni francesi e tedesche nel 2017.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.