L’ascesa dei fabbricanti di armi

L’ascesa dei fabbricanti di armi. La speculazione e la continua crescita della spesa militare spingono le quotazioni dei titoli del comparto

La sensibile accelerazione al rialzo messa a segno la settimana scorsa dai titoli dei fabbricanti di armi in scia all’accordo sottoscritto dagli Stati Uniti e l’Arabia Saudita –per un ammontare complessivo di circa 110 miliardi di dollari- relativo alla vendita di armi necessarie a far fronte all’avanzata dell’Isis –come spiegato dalla Casa Bianca- ha rappresentato solo l’ultimo di una serie di fattori che hanno innescato il trend rialzista iniziato dalle azioni del comparto nel 2011 (in seguito allo scoppio della ‘Primavera Araba’).

Negli ultimi sei mesi, i prezzi di questi titoli hanno tratto ulteriore beneficio dall’azione combinata di una serie di fattori: arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Usa, aumento del numero di operazioni belliche in Medio Oriente (con la Siria come epicentro), nuova ondata di attentati terroristici. Questo mix ha rappresentato la miscela ideale per alimentare le speculazioni sulla prossimità di un nuovo conflitto bellico su larga scala.

Le quotazioni sono sui massimi storici dopo aver sperimentato un quinquennio di rialzi continui. I titoli Lockhedd Martin, il maggiore fabbricante a livello planetario stando ai dati pubblicati dall’Istituto Internazionale di Studi per la Pace con sede a Stoccolma, accumula una rivalutazione da inizio anno superiore al 12%. Le imprese che operano nel settore dell’alta tecnologia per la difesa –come Saab, Leonardo e Bae Systems- accumulano rialzi compresi tra il 15,5% e il 26,7%.

General Dynamics. Società specializzata nella costruzione di veicoli da combattimento, armi e munizioni, è cresciuta del 13,4% da gennaio. Raitheon, focalizzata in tecnologia per la sicurezza nazionale, sale dell’11%. Più significative sono le performance registrate sulla distanza temporale dei dodici mesi, con Saab in crescita del 50% e Generale Dynamics e Leonardo in accelerazione del 40%.

Al di là delle speculazioni sulla possibilità che le tensioni geopolitiche attuali possano sfociare in un conflitto di grandi dimensioni, quello che è indiscutibile e reale è l’incremento della spesa militare, variabile entrata da tempo in un ciclo rialzista che non ha incontrato alcuna battuta d’arresto. Nel 2016, la spesa complessiva ha raggiunto quota 1.618 mld di dollari Usa, in crescita dello 0,4% rispetto al 2015.

Nel complesso, gli Usa rappresentano 611.000 milioni di usd (in aumento dell’1,7%). Le spese militari della Cina sono state di 215.000 mln di usd nel 2016, in aumento del 5,4% rispetto al 2015. Gli esperti del settore sostengono che l’incremento della spesa sarà alimentato nei prossimi anni dagli acquisti massicci realizzati dai principali alleati degli Stati Uniti.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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