L’atterraggio delle materie prime

A cura di Rocki Gialanella

Il megaciclo delle commodities non si sarebbe mai verificato senza l’industrializzazione della Cina. La discesa del greggio è solo l’ultimo capitolo di un trend discendente partito nel 2011

Tra il 2000 e il 2012 il mercato delle materie prime ha vissuto un’espansione senza precedenti. Contrariamente a quanto accaduto in altri cicli rialzisti, questo boom delle commodities ha coinvolto i prodotti di tutte le categorie. Dalla bauxite al caucciù, dallo zucchero allo zinco, l’indice dei prezzi delle materie prime non energetiche calcolato dalla Banca Mondiale è cresciuto del 64% tra il 1997 e il 2011. Le quotazioni dei fertilizzanti si sono moltiplicate per 2,9, l’energia per 3,7 e l’indice dei metalli preziosi si è quadruplicato. La tonnellata di rame è passata da 2.061 Usd nel 2001 a 8.103 del 2011.

Il boom è finito qualche anno fa. Dal 2011, il prezzo del rame è caduto più del 28%. Non è un caso isolato: il ferro venduto nei porti cinesi quota un 63% in meno rispetto a quattro anni fa”; il carbone destinato alla metallurgia un 78% in meno; il potassio utilizzato per i fertilizzanti è passato dai 483 Usd per tonnellata del 2012 a meno di 290.

La retromarcia dei prezzi del petrolio, avviatasi a ottobre 2014 dopo che l’Opec ha deciso di mantenere invariati i livelli produttivi, non ha fatto altro che riportare il trend del greggio in linea con quello seguito dalla maggior parte delle materie prime negli ultimi anni.

Ma da dove è nato il boom? Fondamentalmente, dalla combinazione, per un verso, dell’espansione economica dei paesi emergenti, e dall’altro, dalla correlazione tra il rialzo delle quotazioni del greggio e la svalutazione del biglietto verde, in entrambi i casi per fattori geopolitici. La rivoluzione industriale in Cina ha alimentato un appetito senza precedenti per le materie prime. La crescita straordinaria del paese asiatico, il cui Pil è aumentato ad una media del 10% annuo a partire dal 1979, si è basata sull’exploit dell’industria di base, alimentato dal consumo di materie prime. I paesi produttori di materie prime hanno tratto vantaggio da questo scenario.

Successivamente, la persistente paralisi dell’economia dell’eurozona, uno dei principali clienti dei nuovi paesi industrializzati, ha provocato una caduta della domanda globale di prodotti semilavorati e delle materie prime che li compongono. Nemmeno la ripresa degli Usa è stata sufficiente a riempire il vuoto creatosi nella domanda.

Accanto alla paralisi europea, non bisogna dimenticare il nuovo modello, denominato la ‘nuova normalità, lanciato dal presidente cinese Xi Jinping, basato su una crescita più moderata e sullo spostamento del focus produttivo dalle materie prime all’innovazione. Le autorità cinesi hanno probabilmente intuito che la correzione di rotta è necessaria per far fronte ai problemi di qualità della vita (inquinamento e malattie correlate) che l’industrializzazione galoppante sta trasmettendo alla classe media nata proprio da questo processo.

Il calo dei prezzi del petrolio e il rafforzamento dell’Usd stanno avendo effetti devastanti sulle economie di Russia e Venezuela, paesi che dipendono molto sia dagli introiti della vendita di greggio che dalla raccolta di finanziamenti in titoli denominati in Usd. Tuttavia, ripercussioni negative si stanno facendo sentire anche in paesi solidi come l’Australia, che ha dovuto rivedere i programmi di spesa pubblica a causa del calo delle quotazioni del ferro e del carbone.

A livello settoriale, quello minerario è stato tra i più penalizzati e gli esperti si aspettano un processo di consolidamento che coinvolgerà le realtà produttive più piccole e meno efficienti. Le grandi corporate del settore possono contare su un materasso di liquidità che dovrebbe garantirgli di superare senza patemi d’animo questa fase di difficoltà.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.