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L’aumento della pressione sui prezzi sarà transitorio

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L’aumento della pressione sui prezzi sarà transitorio

Intervista a Maya Bhandari, Gestore di portafoglio Multi-Asset di Columbia Threadneedle Investments

Columbia Threadneedle Investments logo consulente finanziario

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?
Maya Bhandari

In Columbia Threadneedle non stiamo costruendo i nostri portafogli multi-asset europei per proteggerci dall’inflazione.

In effetti, prevediamo che i rendimenti aggiustati per il rischio più elevati proverranno, nei prossimi 12-18 mesi, dai mercati azionari e del credito.

Stiamo concentrando le nostre esposizioni azionarie in mercati con profitti in rapida crescita, come l’Asia emergente e il Giappone, che sono molto legati a un miglioramento delle prospettive globali. E tendono a guadagnare da un’inflazione in leggero aumento.

Rimaniamo, invece, decisamente cauti sulle obbligazioni core, dove nel breve termine, molto dipenderà dalla capacità delle banche centrali di “guardare oltre” un’inflazione più alta.

Nel credito, il nostro peso sta crescendo a favore di obbligazioni societarie a più alto rendimento che sono similmente ben posizionate per trarre vantaggio dalla continua ripresa ciclica.

2) Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

I mercati finanziari si sono mossi per prezzare una maggiore inflazione – e i movimenti nei mercati obbligazionari, in particolare i rendimenti reali, hanno influenzato fortemente sia le valutazioni azionarie sia la performance relativa del value vs growth.

I mercati obbligazionari statunitensi attualmente prevedono un’inflazione pari o superiore alla stima della Fed del tasso neutrale nei prossimi cinque anni. Le banche centrali dei Paesi sviluppati di tutto il mondo prevedono un aumento dei tassi di interesse entro il 2023.

Questi movimenti sono supportati da una miriade di elementi che potrebbero svilupparsi nei prossimi mesi, dai danni alle economie e alle aziende causati dal COVID 19 significativamente inferiori a quelli temuti, a un numero molto maggiore di vaccini più efficaci del previsto. E – soprattutto – all’enorme stimolo senza precedenti da parte dei governi e delle banche centrali di tutto il mondo.

La nostra ipotesi è che l’aumento della pressione sui prezzi si riveli transitorio, guidato da rimbalzi quando le economie riapriranno.

E una parte dei risparmi verrà spesa e, in particolare, da un effetto base consistente.

Allo stesso tempo, non possiamo ignorare l’impatto di una possibile svolta in un trend che è durato quarant’anni con rendimenti obbligazionari “lower for longer”. E, per quanto sia più probabile che qualsiasi ulteriore aumento dei rendimenti obbligazionari provenga dai rendimenti reali, è un elemento rilevante capire se proprio i rendimenti reali saliranno in un contesto reflazionistico. Come hanno fatto subito dopo l’elezione di Trump e di nuovo alla fine del 2017 – o se i mercati percepiranno un “errore politico” come hanno fatto durante il taper tantrum del 2013 o nel quarto trimestre 2018, quando la Fed ha indicato di essere “molto lontana dalla neutralità”.

Volendo fare un bilancio, le nostre previsioni relative a crescita e profitti sono ottimistiche, a fronte di un consenso piuttosto severo. Il che dovrebbe consentire a titoli azionari selezionati di ottenere buoni rendimenti nel 2021.

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