Le Banche centrali tornano ad acquistare oro

A cura di Rocki Gialanella

Mentre le quotazioni dell’oro si ridimensionavano sui mercati finanziari, gli istituti centrali hanno ricominciato a riempire le proprie riserve con il metallo giallo. Quali banche lo hanno fatto e per quali ragioni?

Gli istituti centrali hanno acquistato 477 tonnellate nette di oro durante il 2014, il 17% in più rispetto al 2013, il secondo volume più alto degli ultimi cinquanta anni. Questo volume significa che le entità hanno destinato circa 19.000 mln di Usd all’acquisto di lingotti d’oro. Parallelamente è aumentata la domanda d’oro utilizzata per la creazione di nuovi mercati dei cambi, come il Mercato Internazionale d’oro di Shanghai.

Nonostante questo trend, la domanda mondiale d’oro ha subito una contrazione del 4% nel corso del 2014. Il calo è stato pilotato dal calo degli acquisti effettuati dai gioiellieri, che hanno comprato il 10% in meno rispetto al 2013. Al contrario, la domanda di metallo giallo proveniente dal settore del lusso cresce costantemente di anno in anno.

Per quanto riguarda gli acquisti effettuati dalle banche centrali, le operazioni principali sono pervenute dai paesi asiatici emergenti e da quelli fortemente dipendenti dal business del petrolio. L’obiettivo di queste istituzioni consiste nel diversificare i rispettivi portafogli, che risultavano essere pieni di dollari, e costruire in tal modo un’asset allocation più solida.

Nel gruppo di paesi le cui banche centrali hanno abbracciato in pieno tale strategia, troviamo quelli legati al business del petrolio: Russia, Iraq, Kazakhistan e Azerbaijan. La caduta delle quotazioni del barile li ha spinti a coprire le proprie riserve con l’oro. All’operato della banca centrale russa è imputabile il 36% degli acquisti di oro del 2014. L’intento dell’istituzione russa era quello di svincolare la sue riserve dal dollaro in una fase in cui ne utilizza una parte per cercare di frenare la svalutazione del rublo. Le riserve di Mosca sono in tal modo aumentate di 173 tonnellate.

Non è per nulla strano che le banche centrali puntino a proteggere le proprie riserve per prevenire effetti dannosi imputabili al comportamento di altre istituzioni monetarie. La guerra delle divise ha generato una grande volatilità sui mercati dei cambi e i rapporti tra le valute sono suscettibile di pesanti e repentine variazioni. Nulla impedisce, per esempio, che sia proprio la Federal Reserve ad optare per l’iniezione di nuovi stimoli monetari nel caso in cui si stanchi del continuo apprezzamento del biglietto verde. Questo fa si che nessuna moneta possa essere considerata immune dalla battaglia in corso.

La domanda di metallo giallo potrebbe trarre vantaggio anche dalle opposte dinamiche seguite da oro e dollaro negli ultimi trimestri. Se si tiene conto della sensibile rivalutazione del dollaro degli ultimi anni e del deprezzamento dell’oro, il passaggio da un asset fortemente rivalutato ad uno che ha perso terreno potrebbe avere una logica nell’ambito della riallocazione delle attività presenti in molti portafogli ampiamente diversificati.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.