Le certezze e i dubbi su Berkshire

Le certezze e i dubbi su Berkshire. La scommessa di Warren Buffett per Bank of America, effettuata nel momento più intenso della crisi, ha dato i suoi frutti. L’Oracolo di Omaha ha realizzato un guadagno di 12 mld da questo investimento

Berkshire Hathaway, il veicolo d’investimento creato dal miliardario statunitense, ha comunicato venerdì scorso l’esercizio dei suoi warrants in Bank of America, che consentiranno di acquistare settecento milioni di azioni dell’istituto a 7.14 usd l’una, per un ammontare complessivo di 5.000 mln di usd. Tenendo conto che la quotazione del titolo di giovedì era di 24,32 usd, la partecipazione dell’Oracolo nella banca supererebbe i 17 mld di usd. Questi dati confermano due cose: Buffett ha guadagnato 12 mld di usd dall’operazione; la holding diretta dall’esperto si trasforma nel maggiore azionista dell’entità, superando Vanguard (che ha una partecipazione del 6,6%).

Berkshire Hathaway, la holding guidata da Warren Buffett, possiede molteplici partecipazioni in aziende operanti in diversi settori. Il suoi investimenti presentano un elevato livello di diversificazione, ma questo non esenta i sottoscrittori di quote della holding da due rischi: quello classico legato all’andamento dei titoli inclusi nel portafoglio di Berkshire e quello, meno percepito, legato alle sorti finanziarie della stessa holding. Gli investitori sono consapevoli del fatto che se alcune partecipazioni dovessero andare male, ce ne saranno altre in grado di evitare che il proprio investimento venga azzerato.

Tuttavia, ben diverse sarebbero le conseguenze nel caso di un default della holding. In quest’ultimo –remoto- caso, coloro che avrebbero diritto a rivalersi sul patrimonio della holding sono i creditori e non gli azionisti. Questi ultimi andrebbero incontro a una perdita totale del proprio investimento anche nell’ipotesi che alcune partecipazioni detenute dalla holding siano redditizie. Il rating (livello di affidabilità creditizia) di Berkshire è elevato (AA per Standard and Poor’s, Aa2 per Moody’s e A+ per Fitch) ma è inferiore a quello di altre società che hanno dovuto fare i conti con periodi difficili. In altri termini, il rischio bancarotta e molto basso ma non del tutto disprezzabile.

Abitualmente le holding vengono considerate come fondi d’investimento diversificati, tuttavia, il livello di rischio assunto non è assolutamente comparabile. Non è possibile analizzare le attività e dimenticare le passività di una holding, vale a dire la struttura finanziaria che sostiene il gruppo. Non è necessario che ci siano prestiti o garanzie incrociate tra le partecipate. Se la società matrice andasse in default (a causa di debiti o altro), gli azionisti ci rimetterebbero il 100% dell’investimento effettuato.

La gestione di Warren Buffett nell’arco di cinque lunghi decenni è stata a dire poco eccezionale, non c’è alcun dubbio. Inoltre, attualmente stiamo attraversando un momento storico molto favorevole per coloro che vogliano indebitarsi a lungo termine (grazie alla presenza di tassi d’interesse molto bassi).

In tutti i casi, nel momento in cui un investitore opta per la sottoscrizione di quote di una holding farà bene a non pensare che i rischi siano gli stessi di quelli che si accolla con la sottoscrizione di un fondo comune d’investimento o di un Exchange traded fund che replica l’andamento di un indice azionario o obbligazionario, anche a parità di diversificazione delle attività presenti all’interno del portafoglio della holding.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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