Le grandi banche Usa fanno peggio di Wall Street

A cura di Rocki Gialanella

Eccessiva volatilita’, difficolta’ nel produrre una crescita dei ricavi e penalita’ da pagare per la cattiva gestione delle ipoteche subprime. I fattori che frenano i titoli bancari a stelle e strisce

Il settore bancario è sempre al centro dell’attenzione degli investitori. In Europa, dopo la decisione di avviare il quantitative easing da parte della Bce, questo interesse ha subito un ulteriore accelerazione a causa del notevole peso che i titoli degli istituti di credito rivestono all’interno dei principali indici azionari. Basti pensare all’Eurostoxx 50 e all’indice della Borsa di Milano per avere conferma della predominanza dei titoli bancari e della loro conseguente capacità di condizionare le sorti di tali indici.

Mentre le banche italiane ed europee stanno presentando i risultati ottenuti nel 2014 proprio in questi giorni, quelle statunitensi lo hanno già fatto a fine gennaio. Le cinque entità bancarie a più elevata capitalizzazione del mercato statunitense sono Wells fargo (274 mld di dollari), JP Morgan (212,7 mld di dollari), Bank of America Merrill Lynch (166 mld di dollari), Citigroup (148,6 mld di dollari) e Goldman Sachs (81,46 mld di dollari). Vale la pena analizzare in breve i conti di questi colossi perché inglobano delle indicazioni importanti.

Il primo dato che emerge agli occhi di un osservatore è il fatto che queste banche stanno pagando il pedaggio imposto dall’enorme quantità di junk bond presente nei loro bilanci. I risultati realizzati nel 2014 sono stati penalizzati dalle multe che le banche hanno dovuto pagare per irregolarità commesse proprio nella gestione delle ipoteche subprime. E’ stato questo il caso di Bank of America, che ha registrato un calo degli utili del 57% fino a 4.830 mln di usd dopo aver pagato una multa di 16.650 mln di Usd derivante da operazioni concluse da Merril Lynch”; Citi, che ha chiuso il 2014 con utili netti in calo del 47% a 7.310 mln di usd, dopo aver pagato una multa di 3.500 mln di usd. Al contrario, JP Morgan è riuscita a chiudere l’anno con utili in crescita del 21% a quota 21.760 mln di Usd a dispetto del pagamento di una multa di 990 mln.

Il secondo dato è la difficoltà incontrata nel processo di crescita dei ricavi. Se i dati relativi agli utili sono stati deludenti, ancor più lo sono quelli che fotografano l’andamento dei ricavi. Il miglior esempio è offerto da JP Morgan, i cui ricavi sono calati del 2% fino ai 97.000 mln di Usd. Wells fargo, la più capitalizzata e quella che può vantare su una presenza capillare sul territorio statunitense, si è fermata a 84.300 mln di usd. Bank Of America ha registrato una contrazione dei ricavi da 89.800 del 2013 agli 85.100 del 2014. Stabili i ricavi di Citi a 76.880 mln.

Infine, l’ultimo dato da prendere in considerazione è l’impatto della volatilità dei mercati sui titoli bancari. La crisi finanziaria ha lasciato un’eccessiva dipendenza delle entità dalle oscillazioni dei listini. La volatilità coinvolge pesantemente il settore e i saliscendi delle Borse hanno un impatto sensibilmente più elevato su questo settore rispetto ad altri considerati più difensivi. Un esempio concreto di questa debolezza lo si è visto chiaramente in occasione delle incertezze maturate sui mercati alla fine del 2014 a causa della brusca contrazione dei prezzi del petrolio. L’annuncio dei deludenti risultati realizzati nel 2014 ha contribuito a peggiorare il quadro. Nei primi venti giorni di mercato aperto del 2015, i titoli delle banche Usa a maggiore capitalizzazione non hanno fatto altro che continuare a perdere terreno: Bank of America (-11%), Citi (-9%), JP Morgan (-8,5%), Goldman sachs (-6,6%) e Wells fargo (3%).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.