Nonostante, le sue debolezze strutturali, il sistema economico italiano, dopo l’apertura post Covid ha mostrato segnali incoraggianti che hanno sorpreso positivamente, con una crescita del Pil superiore alla media europea.

Tuttavia, ciò non significa che i problemi atavici del paese siano stati superati e, per questa ragione, il ruolo del Pnrr diventa più che mai fondamentale per un rilancio futuro che permetta di realizzare un modello di crescita più sostenibile e resiliente. Sull’Italia permangono luci e ombre che pesano sul tessuto imprenditoriale della nazione

L’ultimo triennio, il cui inizio coincide con la fine della prima fase della pandemia, ha mostrato per l’Italia alcune sorprese di notevole entità. La nostra economia ha infatti subito danni durissimi durante i primi due trimestri del 2020, confermando ancora una volta le sue magagne strutturali.

Da allora, però, la ripresa è stata notevolissima, grazie anche a fattori insperati. Uno di questi è costituito dalle esportazioni che, durante il periodo della riapertura, hanno continuato a girare a pieno regime. A esse, inoltre, si è accompagnata una vivacità dei consumi e dell’occupazione sulla quale, probabilmente, pochi analisti puntavano. Il risultato è ancora più impressionante se si fa mente locale sulle difficoltà specifiche dell’ultimo anno e mezzo.

Il Paese, che a livello manifatturiero è il secondo in Europa, ha dovuto affrontare in sequenza: la drammatica scarsità di materie prime e di componenti nella seconda metà del 2021, la dura stagflazione indotta dalla trasformazione in uno stato paria della Russia, che era il maggiore fornitore energetico, e il conseguente deludente andamento del Pil del più importante partner industriale, ossia la Germania. 

L’economia del Belpaese, però, oltre a mostrare una buona tenuta manifatturiera sui mercati mondiali, ha evidenziato non indifferenti elementi di forza endogena. Peraltro, si tratta di un trend che è evidente in tutta l’Europa del sud, mentre la fascia del nord in questa fase sembra caratterizzata da un maggiore beta rispetto al ciclo manifatturiero. Il risultato è che l’Eurozona negli ultimi tre mesi del 2022 e nel primo trimestre del 2023 ha registrato una recessione tecnica. Il Pil, infatti, è calato su base congiunturale in entrambi i periodi dello 0,1%, anche se, a livello annuale, si è avuta, comunque, un’espansione pari a +1,8% e +1%. L’Italia ha invece stupito, mettendo a segno rispettivamente -0,1% e +0,6% trimestre su trimestre e +1,5% e +1,9% a confronto dei 12 mesi precedenti. 

continua a leggere